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[LIVE REPORT] XANDRIA + SEVEN SPIRES + TULIP @ LEGEND CLUB 02/10/2026 [ITA]

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Ci sono concerti che iniziano quando si spengono le luci e parte la prima nota. Altri, invece, cominciano molte ore prima, durante il viaggio, nell'attesa davanti a un locale, nelle chiacchiere con persone incontrate per la prima volta o nei saluti a volti già conosciuti sotto altri palchi. Quello degli Xandria al Legend Club di Milano, almeno per me, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Milano rappresenta l’unica tappa italiana dell’Eclipse European Tour, un appuntamento particolarmente atteso che porta gli Xandria nuovamente nel nostro Paese in veste di headliner. È una bella giornata di inizio ottobre, con temperature ancora piacevoli, e l'arrivo davanti al locale è con larghissimo anticipo rispetto all'apertura dei cancelli. Qualcuno è già lì e, poco alla volta, il piccolo gruppo comincia a crescere. L'attesa diventa così parte integrante della giornata: si parla di musica, si fanno nuove conoscenze, se ne ritrovano altre e inevitabilmente si discute di ciò che ci aspetterà qualche ora più tardi sul palco. È uno degli aspetti più belli dei concerti e forse anche uno di quelli che troppo spesso ci dimentichiamo di raccontare.

Con l'avvicinarsi dell'apertura delle porte arriva però anche il momento di pensare al lavoro. Al Legend Club non è presente un pit fotografico e, per chi deve scattare, la scelta è praticamente obbligata: conquistare una posizione in prima fila e cercare di sfruttarla nel migliore dei modi. Una sistemazione che limita inevitabilmente gli spostamenti durante le esibizioni, ma che permette almeno di avere una visuale privilegiata su ciò che accadrà sul palco.

Ad aprire la serata sono i TULIP, chiamati a svolgere il compito non sempre semplice di rompere il ghiaccio davanti a un pubblico che, nonostante sia ancora presto, risponde fin dalle prime battute.
La formazione si dimostra immediatamente preparata e piacevole da ascoltare, con una prova convincente soprattutto sul fronte vocale. La voce di Ashleigh Semkiw emerge infatti come uno degli elementi più interessanti del set, sostenuta da una band solida e perfettamente a proprio agio sul palco.
A penalizzare almeno in parte la loro esibizione è però il mix: soprattutto nei primi momenti non tutto arriva con la definizione che meriterebbe e alcuni elementi finiscono inevitabilmente per perdersi. È un peccato, perché al di là dei problemi sonori i TULIP mostrano qualità e lasciano la sensazione di essere una formazione che meriterebbe un ascolto più approfondito.


Setlist TULIP:

  • Texas

  • The Fall

  • The Witch

  • Midnight in the Desert

  • Ghost of Kyiv

  • Lost Boy

  • Clone

Il pubblico, intanto, comincia già a scaldarsi. E se i TULIP hanno il compito di aprire le danze, con la band successiva la temperatura all'interno del Legend è destinata a salire parecchio.

Perché è il momento dei Seven Spires. Per me non si tratta del primo incontro con la formazione statunitense: avevo già avuto occasione di vedere i Seven Spires dal vivo nel 2023 e quella sera mi avevano lasciato un'ottima impressione. A Milano arriva una conferma, forse persino più convincente della precedente. Pur non conoscendo ancora a fondo il loro repertorio, bastano pochi minuti per ritrovare una band estremamente compatta, energica e capace di dare sul palco un peso notevole alla propria musica. È però inevitabile che buona parte dell'attenzione venga catturata da Adrienne Cowan. Ridurre la sua prova alla sola capacità tecnica sarebbe persino limitante. Impressiona la naturalezza con cui riesce a passare dal growl alla voce pulita, talvolta nel giro di pochissimi istanti, ma ancora di più colpisce il modo in cui interpreta ciò che canta. Adrienne non sembra limitarsi a eseguire le canzoni: interpreta ogni singola parola, accompagnandola con espressioni, movimenti e cambi di registro che diventano parte integrante della narrazione.

La componente teatrale è evidente, ma mai fine a se stessa. È al servizio dei brani e delle emozioni che questi vogliono trasmettere. In uno dei momenti più suggestivi del set, voce e chitarra arrivano quasi a fondersi: il fraseggio vocale di Adrienne sembra inseguire le note dello strumento fino a diventare, per qualche istante, parte dello stesso assolo. Uno di quei piccoli momenti che dal vivo catturano completamente l'attenzione anche senza bisogno di conoscerne a memoria ogni nota.

E sarebbe ingiusto trasformare i Seven Spires nella sola Adrienne Cowan. Attorno a lei c'è una formazione affiatata, precisa e dotata di grande energia, capace di sostenerne l'interpretazione senza che la performance perda mai compattezza. Anche l'interazione con il pubblico rimane equilibrata: niente pause infinite o discorsi costruiti, quanto basta per mantenere un contatto costante con una platea che risponde con entusiasmo.

A creare un ulteriore collegamento tra le prime due band della serata è il ritorno sul palco di Ashleigh Semkiw dei TULIP, che raggiunge i Seven Spires per due brani. L'incontro tra le due frontwoman aggiunge ulteriore varietà a un'esibizione che, minuto dopo minuto, conquista anche chi magari era arrivato al Legend principalmente per gli headliner.

Quando i Seven Spires lasciano il palco, la sensazione è quella di aver assistito a qualcosa di molto più importante di un semplice set di apertura. Per me, che devo ancora approfondire buona parte della loro discografia, questa seconda prova dal vivo è soprattutto la conferma che è arrivato il momento di farlo.

Setlist Seven Spires:

  • A Fortress Called Home

  • Songs Upon Wine-Stained Tongues

  • Almosttown

  • Succumb

  • Lightbringer

  • Love's Souvenir

  • Wanderer's Prayer

  • Gods of Debauchery

  • Through Lifetimes

Ma ormai l'attesa è quasi terminata, il palco viene preparato per gli headliner e il pubblico si stringe ulteriormente verso le prime file. Dopo due ottime prove, è finalmente arrivato il momento della band per cui molti dei presenti hanno raggiunto il Legend Club quella sera.

Dopo il cambio palco arriva finalmente il momento degli Xandria. Le luci si abbassano sulle note di “Syzygy” e Taki prende posto dietro la batteria, raggiunto poco dopo da Rob Klawonn e Marco Heubaum. L'introduzione sfocia direttamente in “Eclipse” e, sulle prime battute del brano, arriva anche Ambre Vourvahis, accolta immediatamente dal pubblico del Legend. È un'apertura molto efficace: Syzygy crea l'atmosfera e la title track del nuovo album entra senza soluzione di continuità, dando subito allo show un'impronta decisamente potente.

Gli Xandria si presentano nell'attuale configurazione a quattro, con Marco al basso e Rob unica chitarra. Per chi conosce bene gli arrangiamenti della band è una differenza percepibile: in alcuni passaggi l'assenza della seconda chitarra lascia inevitabilmente un po' più di spazio nel suono e personalmente ne avrei apprezzato la presenza. È però un dettaglio che non compromette la resa complessiva, perché la band suona benissimo e riesce comunque a mantenere forza e compattezza. Rob sostiene con grande sicurezza il lavoro chitarristico, mentre Marco al basso forma con Taki una sezione ritmica solida per tutta la durata dello show.

Molto buona anche la resa sonora. Le orchestrazioni sono ben presenti e distinguibili, senza togliere spazio agli strumenti, mentre chitarra e basso rimangono definiti e la voce di Ambre trova sempre il proprio posto nel mix. Per gli Xandria è un equilibrio fondamentale: gran parte della loro musica vive proprio dell'incontro tra la componente metal e quella sinfonica e, quando tutti questi elementi riescono a emergere con chiarezza, anche gli arrangiamenti più ricchi acquistano un'altra dimensione dal vivo.

Una parte importante della serata è naturalmente dedicata a “Eclipse”, ed è giusto che sia così. Il nuovo album occupa il centro dello show e i brani scelti per rappresentarlo confermano dal vivo quanto sia valido questo nuovo capitolo della discografia degli Xandria. La title track apre il concerto con grande impatto, “Colours”, “The Grand Delusion” e “Northstar” funzionano benissimo, mentre “The Last Generation” è senza dubbio uno dei momenti più intensi dell'intera esibizione. È un brano complesso e vocalmente impegnativo, ma Ambre lo affronta con grande sicurezza, passando dalle parti pulite a quelle più aggressive e mostrando quanto le diverse caratteristiche della sua voce siano ormai parte integrante del sound della band.

Tra i brani di Eclipse trova spazio anche “The Shannon's Home”, che dal vivo conserva perfettamente il suo carattere e regala uno dei passaggi più suggestivi del concerto. Nel finale Rob utilizza anche la chitarra acustica sistemata sul supporto, un particolare che contribuisce a restituire le diverse sfumature dell'arrangiamento originale. Nel complesso, il materiale del nuovo album non dà mai l'impressione di rappresentare semplicemente la parte “obbligatoria” della scaletta legata al tour: sono canzoni che hanno già trovato una propria dimensione live e che, personalmente, considero tra i punti di forza dello show.

Accanto a Eclipse trovano naturalmente spazio anche le diverse epoche della storia degli Xandria. “Reborn” e “Two Worlds”, entrambe da The Wonders Still Awaiting, appartengono già all'attuale era della band e permettono ad Ambre di sfruttare tutte le caratteristiche della propria voce, compreso il growl. Quando invece si torna più indietro nel tempo, cambia inevitabilmente anche il tipo di interpretazione: “Ravenheart” rimane una garanzia e viene accolta immediatamente dal pubblico, mentre Ambre affronta il repertorio storico rispettandone l'identità ma portandovi il proprio timbro e la propria sensibilità.

Per me il momento emotivamente più forte arriva però con “Forevermore”. È la canzone alla quale sono più legato in assoluto e poterla ascoltare dal vivo per la seconda volta è qualcosa di davvero speciale. L'avevo già vissuta a Monaco nel 2023, sempre con questa formazione, ma riascoltarla non ha tolto nulla all'emozione. Quando una canzone significa così tanto, bastano le prime note per far arrivare tutto il resto. Anche questa volta l'emozione è stata fortissima e qualche lacrima è inevitabilmente scesa.

Sul palco troviamo una formazione ormai ampiamente rodata. Ambre, Marco, Rob e Taki suonano insieme da anni e la naturalezza con cui interagiscono ne è semplicemente la conseguenza. Marco e Rob scherzano spesso tra loro, Ambre partecipa agli scambi e, più in generale, si ha davanti una band che sa perfettamente come muoversi insieme, mantenendo precisione nell'esecuzione senza rinunciare alla spontaneità.

Dopo “Reborn” arriva il momento dei saluti e gli Xandria lasciano momentaneamente il palco. Dalle prime file parte allora un “one more song!” – e qui posso prendermi una piccola parte di responsabilità – che viene rapidamente raccolto dal resto del Legend. La band sta al gioco e torna poco dopo per il bis. Prima arriva “Valentine”, ancora oggi capace di sprigionare una forza impressionante dal vivo, poi è il momento di “Nightfall”. Uno dei brani simbolo degli Xandria non poteva che ricevere una risposta enorme: il pubblico canta insieme alla band e accompagna gli ultimi minuti di uno show durato circa un'ora e mezza, fino all'ultima nota.

Setlist Xandria:

  • Syzygy

  • Eclipse

  • Colours

  • Ravenheart

  • Universal

  • The Shannon's Home

  • Forevermore

  • The Grand Delusion

  • Two Worlds

  • The Last Generation

  • Northstar

  • Reborn

  • Valentine

  • Nightfall

Considerazioni finali:

Quella proposta al Legend Club è, nel complesso, una setlist di tutto rispetto. Con una discografia che attraversa ormai quasi trent'anni di storia è inevitabile che molti brani rimangano fuori e ognuno, probabilmente, potrebbe costruire una propria lista di canzoni che avrebbe voluto ascoltare. Personalmente posso dirmi più che soddisfatto delle scelte fatte, soprattutto per il grande spazio riservato, come è giusto che sia, a “Eclipse”, un album che considero un vero capolavoro e che dal vivo ha dimostrato di avere moltissimo da dire.

Sul piano della prestazione c'è davvero poco da rimproverare agli Xandria: la band suona alla grande e Ambre offre una prova vocale di ottimo livello. Il compito non è nemmeno dei più semplici, perché nell'arco dello stesso concerto deve attraversare epoche molto diverse della storia della band, passando dai brani scritti per altre voci al materiale più recente, nel quale può sfruttare pienamente tutte le proprie caratteristiche vocali. Il risultato è convincente proprio perché non cerca di cancellare queste differenze, ma porta la propria personalità all'interno del repertorio.

Il Legend non è completamente pieno, ma questo non impedisce al pubblico di essere caldo e partecipe per tutta la serata. Molti sono arrivati anche per i Seven Spires, ma durante il set degli Xandria si canta parecchio e la risposta rimane forte fino al finale di Nightfall. Dopo circa un'ora e mezza, la sensazione è quella di aver assistito a un concerto capace di rendere giustizia sia alla storia della band sia al momento che sta vivendo oggi.

I TULIP hanno aperto la serata mostrando ottime qualità nonostante un mix che non sempre ha reso loro giustizia; i Seven Spires hanno confermato ancora una volta di essere una band eccezionale dal vivo; gli Xandria, infine, hanno chiuso con uno show di altissimo livello e con un nuovo album che non ha affatto bisogno di vivere all'ombra dei classici.

Dopo quasi trent'anni di discografia è normale dover lasciare qualcosa indietro. Quello che conta è uscire dal locale soddisfatti di ciò che si è ascoltato. E dal Legend, questa volta, sono uscito molto, molto contento.

 

Mercoledì, 07 Ottobre 2026