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SVNTH - Vox Profana - BLACKZine.com

Ci sono cose che

iniziano prima ancora che si possa comprendere davvero che cosa diventeranno. Nascono nella disordinata libertà dell'adolescenza, tra pomeriggi che sembrano non finire mai e idee che non hanno ancora imparato a riconoscere la propria forma. Non possiedono una direzione precisa, né la consapevolezza necessaria per immaginare il futuro. Esistono, semplicemente, perché qualcuno sente il bisogno di dare loro uno spazio.
Quando SVNTH nasce a Roma nel 2006, sotto il nome di Seventh Genocide, Rodolfo Ciuffo e il primo chitarrista Stefano hanno tredici anni. Sono due ragazzi che trascorrono insieme buona parte dei pomeriggi dopo la scuola, accomunati da una creatività che rende stimolante il tempo condiviso. Non esiste ancora un progetto musicale definito, né una visione artistica sufficientemente matura da anticipare quello che verrà. C'è soltanto il desiderio di fare qualcosa insieme. Suonare arriva quasi per caso, come un'attività interessante da sperimentare, e le prime canzoni prendono forma attraverso registrazioni realizzate con mezzi di fortuna. Soltanto in seguito nasce l'idea di trasformare quei tentativi in una vera band, cercando un batterista che possa completarne la formazione.
Rodolfo ricorda quegli inizi senza mitizzarli. Le idee sono confuse, le capacità strumentali ancora limitate e la cultura musicale insufficiente per comprendere pienamente le possibilità che si aprono davanti a loro. Ci vorranno anni prima che suonare diventi un'attività affrontata con maggiore consapevolezza. Eppure, proprio in quella distanza tra l'impulso iniziale e la comprensione di ciò che si sta facendo, si trova qualcosa di essenziale per leggere la storia dei SVNTH: il progetto cresce mentre cresce la persona che lo scrive, attraversando cambiamenti che non sono soltanto musicali, ma riguardano il modo stesso di interpretare e raccontare il mondo.
Nel corso degli anni, la band attraversa diverse formazioni, ciascuna portatrice di un contributo alla propria evoluzione. Rodolfo riconosce un ruolo particolarmente importante ai musicisti che hanno partecipato a *Spring in Blue*, *Toward Akina* e alle pubblicazioni minori di quella fase, così come alla formazione di *Pink Noise Youth*. Sono periodi che hanno contribuito ad alzare il livello qualitativo delle registrazioni e a consolidare la visione artistica del progetto. Alcuni legami hanno continuato a esistere anche dopo i cambiamenti di organico, sostenuti dalla stima reciproca e da una sintonia costruita attraverso esperienze condivise.
La formazione dei SVNTH è infatti una realtà in continua trasformazione. Anche la line-up composta da Rodolfo Ciuffo, Valerio Primo, Alessandro De Falco, Alessandro Canzoneri e Jacopo Fagiolo non corrisponde più all'organico attuale, sebbene con quei musicisti sia rimasta una collaborazione in ambito live. Nella storia della band, dunque, le persone cambiano, si allontanano da una determinata fase e lasciano spazio a nuove possibilità. Ma il legame con ciò che è stato non si esaurisce necessariamente con la fine di una formazione. Rimangono i ricordi, il lavoro condiviso e il contributo di chi ha partecipato alla costruzione di un'identità che, pur trasformandosi, conserva una propria continuità.
Per Rodolfo, tuttavia, il punto in cui questa identità diventa pienamente riconoscibile coincide soprattutto con la scrittura. La musica e i testi sono sempre stati strettamente legati alla sua esperienza personale, alle riflessioni che lo accompagnano e agli stati d'animo che al di fuori della composizione faticano a trovare una voce. È durante la lavorazione di *Breeze of Memories*, intorno al 2013, che questa consapevolezza comincia a prendere forma. Il progetto diventa uno specchio della persona che lo alimenta, senza per questo escludere l'allineamento artistico raggiunto con i musicisti che ne hanno condiviso le diverse stagioni.
È da questo rapporto tra interiorità e creazione che prende forma anche l'evoluzione sonora dei SVNTH. La loro discografia non procede lungo una linea prestabilita, né sembra rispondere alla necessità di consolidare una formula riconoscibile attraverso la sua ripetizione. Il passaggio da una matrice più vicina al black metal verso territori che accolgono post-rock, shoegaze, psichedelia e altre forme espressive avviene soprattutto come conseguenza del cambiamento personale di chi scrive. Rodolfo non sente più la necessità di comporre oggi dischi come *Breeze of Memories* o *Spring in Blue*, perché nel frattempo è cambiato il suo modo di raccontare, così come il linguaggio musicale nel quale si riconosce.
Il passato rimane presente, ma non diventa un obbligo. Le opere precedenti testimoniano ciò che si era, senza imporre una direzione a ciò che si può diventare.
*Breeze of Memories*, pubblicato nel 2015, rappresenta l'inizio concreto di questa ricerca. A distanza di dieci anni, Rodolfo lo considera il vero punto di partenza dei SVNTH per ciò che sarebbero diventati in seguito. La scrittura di allora era più semplice, soprattutto nei testi, ma conteneva già molti degli elementi che ancora oggi caratterizzano il suono della band. Riascoltandolo, il musicista ritrova passaggi capaci di conservare intatta la propria forza emotiva, nonostante la distanza che lo separa dalla persona che li aveva composti.
C'è anche una certa sorpresa nel ripensare al modo in cui quell'album è nato. Le canzoni venivano scritte con una chitarra acustica, a casa, senza una DAW e senza effetti particolari. La band arrivò in studio senza una vera pre-produzione, affidandosi a registrazioni rudimentali realizzate durante le prove con un telefono cellulare. Un metodo che oggi Rodolfo considera quasi impensabile, soprattutto alla luce di come è cambiato il suo approccio al lavoro in studio. Eppure, in quella semplicità, qualcosa riuscì a trovare una forma compiuta. La distanza tecnica tra allora e oggi non cancella il valore di ciò che era stato creato: alcune emozioni non perdono intensità soltanto perché chi le ha espresse non è più la stessa persona.
Anche il rapporto con la natura e la spiritualità, che attraversa la prima fase del progetto, si sviluppa attraverso una ricerca destinata a proseguire oltre quel disco. *Toward Akina* non rappresenta una rottura tematica con *Breeze of Memories*: i due album condividono diversi nuclei di riflessione, mentre nel secondo si avverte un'evoluzione più tangibile nella scrittura. L'interesse di Rodolfo per la spiritualità orientale, presente da sempre nel suo immaginario, trova spazio in testi che cercano di avvicinarsi alla morte e a ciò che potrebbe trovarsi oltre la dimensione fisica.
Tra le fonti d'ispirazione figurano *La vita oltre la vita* di Raymond Moody, il documentario *Attraversando il Bardo* di Franco Battiato e *Il libro tibetano dei morti*. Non si tratta semplicemente di inserire riferimenti spirituali all'interno di un contesto musicale, ma di lasciare che certe domande attraversino la composizione, diventando parte del suo linguaggio.
Con il passare del tempo, però, anche il modo di affrontare questi temi cambia. Rodolfo riconosce nei testi di quel periodo una scrittura più altisonante e ampollosa, distante dal suo approccio attuale, che si orienta verso un'espressione più colloquiale e pop. Non rinnega quella fase, ma ne riconosce i limiti rispetto alla persona che è oggi. È un passaggio importante, perché restituisce alla discografia dei SVNTH una dimensione autenticamente evolutiva: i dischi non sono soltanto capitoli di una storia musicale, ma testimonianze di modi differenti di pensare, sentire e tradurre l'esperienza in parole.
Anche la varietà sonora di *Toward Akina* nasce da questa libertà. Nel tempo, alla band è stata spesso associata l'etichetta di progressive, nonostante Rodolfo riconosca nella propria musica una presenza limitata di quel linguaggio. Le influenze che si allontanano dal metal derivano soprattutto dal post-rock nella sua forma più minimale e psichedelica. Alcuni fraseggi di chitarra richiamano un approccio vicino a David Gilmour, influenza legata al chitarrista Jacopo Gianmaria, ma l'intenzione non è quella di costruire composizioni attraverso tecnicismi o strutture barocche.
Per Rodolfo, il rapporto tra creatività e genere musicale dovrebbe funzionare in una direzione precisa: non sono gli artisti a dover adattare le proprie idee a un'etichetta, ma sono i linguaggi musicali a dover trovare una forma compatibile con ciò che gli artisti desiderano esprimere. È una convinzione che aiuta a comprendere anche gli sviluppi successivi dei SVNTH. La contaminazione non è un esercizio di stile, né un tentativo di sorprendere chi ascolta. È la conseguenza della possibilità di seguire un'intuizione senza doverle imporre confini prestabiliti.
Nel 2020, con *Spring in Blue*, questa ricerca assume una forma narrativa ancora più definita. L'album affronta le difficoltà dell'esistenza attraverso una prospettiva legata all'infanzia, osservando la fragilità, il dolore e la perdita da un punto di vista differente da quello dell'adulto. Per Rodolfo, entrare in questa dimensione ha significato esplorare una prospettiva capace di aprire nuove sfumature emotive, proprio perché diversa da quella con cui si tende a interpretare il mondo una volta cresciuti.
Il concept prende ispirazione da *Digimon Tamers*, una serie animata che Rodolfo e gli altri musicisti di quella formazione guardavano da bambini. A colpirlo era stata la capacità di affrontare temi come la morte e il dolore all'interno di un'ambientazione apocalittica e cyberpunk, un immaginario che gli era apparso insolito e particolarmente incisivo. Anche oggi, pur riconoscendo che alcuni aspetti della serie sono invecchiati male, ne apprezza la trama e i riferimenti che richiamano universi narrativi molto diversi, da H. P. Lovecraft a *Serial Experiments Lain*.
L'infanzia, in questo disco, non viene trattata come uno spazio semplicemente innocente o privo di ombre. Diventa piuttosto una prospettiva attraverso cui osservare esperienze difficili, lasciando emergere emozioni che possono assumere sfumature differenti a seconda dell'età e della sensibilità di chi le attraversa. È un modo per raccontare la fragilità senza separarla dalla possibilità di comprenderla, e per riconoscere che anche uno sguardo ancora giovane può confrontarsi con interrogativi profondi.
La registrazione di *Spring in Blue* al Thousand Caves Studio di New York, con Colin Marston, rappresenta uno dei ricordi più importanti dell'intera storia dei SVNTH. All'epoca, Rodolfo e gli altri componenti erano profondamente legati ai lavori del produttore, e l'idea di registrare presso il suo studio nacque quasi per caso. L'esperienza si trasformò in uno dei momenti più belli della vita di Rodolfo, tanto da lasciargli ricordi estremamente nitidi, fino agli odori e ai suoni di quei giorni.
L'album fu registrato dal vivo in presa diretta, un approccio che la band non aveva mai sperimentato prima. Non c'erano certezze su ciò che sarebbe accaduto, né la possibilità di affidarsi a un metodo già conosciuto. Eppure, quella registrazione rimane un caso unico nella discografia dei SVNTH. C'è anche una curiosa ironia nel fatto che la formazione responsabile di *Spring in Blue* non abbia mai portato dal vivo quei brani: un disco nato attraverso un'esecuzione collettiva in studio che non ha poi trovato una corrispondente dimensione concertistica con gli stessi musicisti.
La memoria, però, non si ferma all'infanzia. Se *Spring in Blue* rappresenta uno sguardo rivolto a una fase iniziale dell'esistenza, *Pink Noise Youth* sposta l'attenzione verso la tarda giovinezza e l'ingresso nell'età adulta. L'idea di costruire un seguito, destinato a diventare il secondo capitolo di una trilogia, arriva quando Rodolfo ha già completato la parte musicale del disco e sta per iniziare a scriverne i testi.
Il progetto nasce dal desiderio di applicare la stessa forma di introspezione a diverse fasi della vita, associandole a colori differenti. È un'idea che dialoga con una struttura narrativa ampiamente utilizzata nel cinema, un territorio nel quale Rodolfo trova un riferimento significativo nella trilogia dei colori di Krzysztof Kieślowski. L'intenzione non è soltanto quella di collegare tre album attraverso un elemento comune, ma di costruire un percorso che possa osservare la crescita da prospettive diverse, lasciando che ogni capitolo possieda una propria identità.
In *Pink Noise Youth*, il racconto si concentra su una generazione che si trova a fare i conti con l'instabilità emotiva e con le contraddizioni dell'ingresso nell'età adulta. I testi nascono da esperienze personali, ma si collocano in un contesto contemporaneo che permette anche a chi ascolta di riconoscersi in quelle parole. La dimensione individuale non viene separata da quella collettiva: ciò che appartiene a una singola esperienza può diventare il punto di contatto con qualcosa di condiviso.
Il rumore rosa, da cui il disco prende il nome, offre una metafora particolarmente efficace per raccontare questa condizione. È un rumore continuo, associato anche a fenomeni naturali come la pioggia e le cascate, capace di evocare tanto il caos quanto una sensazione di calma. Nel mondo interiore, la stessa instabilità può manifestarsi come ansia e disorientamento, alimentati dalle difficoltà di una fase della vita in cui le certezze non sono ancora consolidate. Ma quel rumore può essere ascoltato anche da un'altra prospettiva.
Le esperienze dolorose, una volta elaborate, possono contribuire alla consapevolezza acquisita nel tempo. Non diventano necessariamente meno difficili da ricordare, né perdono il loro significato originario, ma possono assumere una funzione diversa nella comprensione di sé. È questa duplicità a rendere il concetto di *Pink Noise Youth* particolarmente significativo: lo stesso elemento che inizialmente sembra soltanto disturbare può, attraverso un cambiamento di prospettiva, rivelare una possibilità di quiete.
La musica segue questa apertura, accogliendo sonorità che si allontanano ulteriormente dalla grammatica tradizionale del metal. Rodolfo considera questa libertà una delle componenti più stimolanti del progetto. Chi segue i SVNTH sa che ogni album può riservare cambiamenti e nuove sperimentazioni, mentre la band non si è mai identificata completamente con la scena metal, così come una parte del suo pubblico proviene da esperienze musicali differenti.
Lasciare che una composizione attraversi territori lontani dalle aspettative significa poter seguire le idee fino alle loro conseguenze, senza obbligarle a rientrare in una forma già conosciuta. È un processo che Rodolfo descrive come liberatorio, stimolante e divertente. La sperimentazione non cancella ciò che i SVNTH sono stati, ma permette al progetto di continuare a esistere senza diventare una replica di se stesso.
Eppure, dietro la varietà degli arrangiamenti e la trasformazione dei linguaggi, rimane un'intenzione costante. Quando Rodolfo parla della propria musica, torna sempre alla necessità di scavare dentro di sé e portare alla luce emozioni e stati d'animo che, al di fuori della composizione, faticano a emergere. È probabilmente questo il filo più resistente che attraversa l'intera discografia: non un genere, un'estetica o una particolare struttura musicale, ma il bisogno di trovare una forma per ciò che si muove nell'interiorità.
Il processo creativo riflette questa dimensione personale. Le canzoni nascono generalmente da uno stato d'animo di Rodolfo, che lascia poi spazio all'ispirazione fino al completamento di una demo. La composizione avviene in solitudine; successivamente, il materiale viene condiviso con gli altri musicisti, che contribuiscono attraverso il proprio approccio strumentale senza necessariamente alterarne la struttura originaria.
In studio, il progetto rimane dunque strettamente legato alle idee di Rodolfo, mentre dal vivo i SVNTH diventano una band a tutti gli effetti. Nel corso degli anni, molti musicisti passati attraverso la formazione hanno fornito contributi essenziali alla dimensione concertistica, dimostrando come un progetto possa conservare un centro creativo riconoscibile e, allo stesso tempo, arricchirsi attraverso la sensibilità di chi ne condivide il percorso.
Anche il rapporto con il pubblico si inserisce in questa dinamica. Per Rodolfo, un concerto raggiunge la propria espressione migliore quando chi ascolta è coinvolto, perché la dimensione live diventa un'esperienza condivisa nella quale è difficile separare la band, il luogo e le persone presenti. In quei momenti, tutti partecipano a qualcosa che supera la semplice esecuzione musicale.
Ciò che conta davvero è riuscire a trasmettere qualcosa, lasciando che ogni ascoltatore possa fare propria la musica sulla base delle proprie esperienze. Nel corso degli anni, Rodolfo ha ricevuto racconti e testimonianze di persone che gli hanno spiegato che cosa i brani avevano suscitato in loro. Alcuni di questi riscontri lo hanno persino emozionato.
È un aspetto che restituisce un significato particolare alla scrittura dei SVNTH. Una canzone può nascere da un'esperienza individuale, ma il suo significato non rimane necessariamente confinato alla persona che l'ha composta. Una volta condivisa, incontra altre vite, altre memorie e altre sensibilità. Ciò che per chi scrive rappresenta una determinata fase della propria esistenza può diventare, per chi ascolta, il ricordo di qualcosa di completamente diverso.
Forse è proprio qui che la musica trova una delle sue possibilità più profonde: non nell'offrire una risposta definitiva alle domande che attraversano l'esistenza, ma nel permettere a quelle domande di essere ascoltate da prospettive differenti. Rodolfo riconosce nella sofferenza, nella perdita, nella nostalgia e nella crescita alcuni dei nuclei ricorrenti della discografia dei SVNTH, ma non crede che la musica debba necessariamente risolverli. Portare queste riflessioni all'interno di una composizione può offrire a chi ascolta un'altra prospettiva, mentre per chi scrive diventa un'occasione di interiorizzazione più profonda.
Non c'è una conclusione definitiva da raggiungere, né un significato che debba essere identico per tutti. La possibilità che ciascuno trovi nei brani qualcosa di personale è parte integrante dell'intenzione artistica del progetto. Non importa che cosa venga riconosciuto, purché quell'incontro produca un significato autentico per chi lo vive.
Dopo quasi vent'anni di storia, cambiamenti di formazione e trasformazioni musicali, i SVNTH continuano così a muoversi tra ciò che è stato e ciò che ancora deve prendere forma. La scrittura del prossimo album, terzo capitolo della trilogia dei colori, è già stata completata e la band prevede di entrare in studio entro la fine del 2026. Il colore e la fase della vita attorno a cui ruoterà il disco rimangono, per ora, sconosciuti.
È un'attesa che lascia aperta una domanda: che cosa rimane quando una fase dell'esistenza è stata attraversata e il suo racconto si è concluso? Quale nuova prospettiva può emergere quando si torna a osservare se stessi da un punto diverso, con una sensibilità che non è più quella di prima?
La trilogia non ha ancora rivelato il proprio capitolo conclusivo, e forse è giusto che sia così. Non tutte le trasformazioni possono essere anticipate, così come non tutte le esperienze diventano immediatamente comprensibili mentre le stiamo vivendo. Alcune richiedono tempo, altre una distanza sufficiente per poter essere osservate, altre ancora una forma espressiva capace di restituire loro un significato.
I SVNTH sono nati quando due ragazzi hanno iniziato a registrare canzoni senza sapere davvero che cosa stavano costruendo. Da allora, la musica è diventata uno spazio in cui osservare il cambiamento, attraversare le proprie fragilità e dare voce a ciò che altrimenti rischierebbe di rimanere indistinto. La band ha modificato il proprio linguaggio perché è cambiata la persona che lo alimenta, accogliendo nuove influenze senza rinnegare le tracce delle fasi precedenti.
Il rumore rosa, in fondo, non è soltanto il simbolo del caos che accompagna la crescita. È anche la possibilità di imparare ad ascoltarlo diversamente, fino a riconoscere che persino ciò che ci ha destabilizzati può diventare parte della nostra consapevolezza.

**Non siamo soltanto ciò che ci accade, ma anche la forma che impariamo a dare a ciò che ci ha attraversati.**

E forse è proprio in questo spazio, tra l'esperienza e il significato che riusciamo ad attribuirle, che i SVNTH continuano a cercare la propria voce. Non per trovare una risposta valida per tutti, ma per creare musica nella quale ciascuno possa riconoscere qualcosa di sé. Qualcosa che non appartiene più soltanto a chi l'ha scritto, e che proprio per questo può continuare a cambiare ogni volta che incontra un nuovo ascoltatore.

 

Alessia Buccino

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