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Danilo Bonuso [ EXTINCTION] - BLACKZine.com

 Oggi siamo con Danilo fondatore degli Extinction band thrash death nata in Puglia nel lontano 1995 ma non perdiamo tempo e andiamo dritto al sodo!

Gli Extinction nascono nel 1995, si sciolgono nel 1997 e rinascono nel 2014. Cosa è rimasto davvero dello spirito originale dopo tutto questo tempo?
Lo spirito era la voglia di ripartire da dove eravamo rimasti e rimettersi in gioco, perfezionando il nostro stile.

Quando avete riattivato il progetto a Torino, lo avete vissuto come una continuazione o come una band completamente nuova con lo stesso nome?
Entrambe le cose. Continuazione, in quanto abbiamo ripreso e riarrangiato quattro brani del demo del 1996, mentre nel frattempo la band è completamente nuova in quanto risulto come unico membro originale. Difatti ci sciogliemmo fine 1997 per il mio trasferimento dalla provincia di Lecce a Torino, dove ho riformato gli Extinction nel febbraio del 2014.

Il demo Progress Regress nel 1996 ha attirato attenzione nella scena underground. Cosa pensate oggi lo rendesse speciale per quel periodo?
Il demo, nonostante la nostra totale ingenuità ed inesperienza, è stato ben accolto dai magazine metal italiani, per via del nostro particolare mix di vari sottogeneri metal. Tant’è che il recensore di Metal Hammer Italia ci aveva definito i “Blind Guardian del death metal”!

Cosa vi ha spinto concretamente a riportare in vita Extinction dopo quasi vent’anni di pausa?
Dopo diverse esperienze musicali in svariate band che non portavano a nulla di concreto, decisi di mia iniziativa di riprendere in mano gli Extinction. A convincermi furono anche alcuni miei amici. Così mi misi alla ricerca dei vari musicisti che hanno permesso la ripartenza della band.

L’ingresso di Alice Darkpeace ha cambiato anche la percezione esterna della band. In che modo ha influenzato l’identità del progetto?
Lessi un annuncio on line per musicisti dove c’era questa ragazza che cercava una band proponendosi come cantante growl. La contattai e rimasi molto impressionato dalla sua voce. I nostri live destavano parecchio interesse per questa ragazza esile con un grosso vocione.

Suonare “Conspirators” a Italia’s Got Talent è una scelta fuori dagli schemi per una band thrash/death. Come avete vissuto quell’esperienza?
La partecipazione al talent televisivo fu un’idea di Alice, la quale fu la prima a proporre un pezzo cantato in growl nella televisione italiana. Questa cosa fece crescere la
notorietà della band.

Quell’esposizione più mainstream ha aperto porte o ha creato anche fraintendimenti sulla vostra identità?
Nessun fraintendimento. Oggigiorno bisogna rischiare nel provare cose nuove che facciano crescere l’interesse per un progetto. Basti vedere quante band ormai sono diventate influencer sui social e che per rimanere a galla debbano trovare continuamente contenuti interessanti per farsi notare tra tantissime band.

The Monarch Slaves (2017) segna il primo album dopo la rinascita. Qual era la direzione sonora in quel momento?
Come detto in precedenza, siamo ripartiti riarrangiando quattro brani del demo del 1996 che poi sono finiti su quest’album, unitamente ad altre cinque nuove
composizioni ed alla cover in versione death metal di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Era un album più thrashy e ruvido rispetto ai successivi.

Rispetto agli anni ‘90, come è cambiato il vostro approccio alla composizione con la nuova incarnazione della band?
E’ cambiato drasticamente, in quanto le capacità tecniche e compositive dei membri che si sono avvicendati dal 2014 ad oggi erano superiori rispetto alla formazione
originale degli anni novanta.

Con The Apocalypse Mark avete consolidato la vostra identità. Quali temi erano centrali in quel lavoro?
I temi dei testi erano vari, principalmente complottistici i miei, mentre gli altri scritti dall’allora batterista Alberto Scrivano trattavano di serial killer e di personaggi storici alquanto singolari, come Mad Jack.

Il vostro sound unisce thrash e death con una produzione moderna. Come bilanciate aggressività old school e chiarezza attuale?
Cerchiamo di proporre uno stile anni novanta con soluzioni più moderne. Le nostre influenze originarie furono legate a band come Sepultura, Pantera ed al death primi
anni novanta. Una nostra canzone difficilmente è simile ad un’altra, in quanto cerchiamo di variare mettendo a disposizione le nostre influenze musicali.

Cryogenesis (2023) è stato prodotto da Davide Billia. Cosa ha portato il suo lavoro al vostro suono?
Davide ha prodotto fin’ora tre dei nostri quattro album. Ha molta esperienza in ambito death metal, in quanto, oltre ad avere lo studio di registrazione, è un batterista di fama internazionale per questo genere. Ormai lui fa parte della nostra famiglia.

La produzione ha influenzato anche la scrittura dei brani o solo la loro resa finale?
In fase di registrazione alcune cose vengono sempre modificate o riarrangiate, grazie anche ad un punto di vista esterno alla band, come quello di Davide. Dopo aver
registrato tutto, si lavora sul suono finale.

Nel disco ci sono ospiti come violino e voci aggiuntive. Come decidete quando un elemento esterno funziona davvero per Extinction?
Per questo album ci andava di sperimentare ed invitare degli ospiti. Per la title track, il pezzo più epico che abbiamo scritto, calzava perfettamente il violino, visto
l’argomento pagano del testo. Mentre per Llorona, figura mitologica sudamericana, ci stava la voce femminile della cantante black metal Eris Nocturna Aura che in questo caso impersona il personaggio dello spirito di questa donna che vaga disperata piangendo i figli che ha annegato in un fiume.

I vostri testi spesso richiamano mitologia e collasso esistenziale. Esiste un filo concettuale tra i vostri album?
Fino al disco precedente i testi trattavano di complottismo legato ai poteri forti; serial killer ed ai mali esistenziali sia personali che della società. Con il nuovo album abbiamo trattato temi legati al paganesimo, a figure mitologiche e soprannaturali.

Brani come “Wendigo” e “Pan” mostrano un forte legame simbolico. Come scegliete le figure o i miti da esplorare?
I testi principalmente li scrivo io e le mie ispirazioni ed approfondimenti li traggo principalmente da libri o riviste specializzate.

Avete suonato in diversi paesi europei. Il pubblico cambia molto da nazione a nazione?
Diciamo di sì. All’estero, specialmente in Germania, abbiamo ottenuto ottimi riscontri.

Come vedete oggi la scena thrash/death europea rispetto a quando avete iniziato?
Da quando abbiamo iniziato metà anni novanta sono poi nati altri sottogeneri, come il metalcore, il new metal, djent e via dicendo. Ma nel frattempo cè stato un forte
ritorno all’heavy metal e thrash metal tradizionale degli anni ottanta. Quindi possiamo dire che l’old school non muore mai, anzi.

Possiamo considerare questa formazione la più stabile e definita della storia degli Extinction?
L’ossatura della band siamo io, Lorenzo Catolla al basso e Howling SSTAR alla voce, a partire da fine 2018. Ora con Lorenzo Aimo alla batteria, già presente sul nuovo The Horned God ed alla new entry del nuovo chitarrista Alessandro Villa, cerchiamo di creare affiatamento per il prosieguo della band.

Guardando avanti, Extinction continuerà a evolversi o state consolidando un’identità ormai precisa?
L’intento è di non ripetersi e sicuramente proveremo nuove soluzioni musicali, anche grazie al nuovo chitarrista Alessandro il quale ha già parecchio materiale da proporre. Di sicuro valuteremo collaborazioni con altri ospiti. L’importante non perdere la nostra identità.

Ultima domanda, prima di chiudere questo incontro: cosa vi piacerebbe lasciare come pensiero finale ai lettori di BLACKZine ?
Innanzitutto ringrazio a nome della band per questa intervista ed invitiamo i lettori a seguirci sui canali social e di ascoltare ed acquistare il nuovo album The Horned God, non ve ne pentirete.

 

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