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LIVE REPORT [KAPTURA FESTIVAL 2026] @ Piea [ITA]

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svolto con enorme successo dal 24 al 26 luglio scorso presso il Campo Sportivo di Piea (AT) nel cuore del Monferrato. Questa quarta edizione, rinominata anche Metal Midnight Forest, si è confermata come l'evento open air di riferimento per il metal in Piemonte, unendo musica estrema, natura e la valorizzazione del territorio del Monferrato.
La formula "Metal Midnight Forest", curata da Fondazione MOS in collaborazione con Nadir Music, ha unito la potenza della musica heavy alla natura incontaminata delle colline piemontesi e offrendo un campeggio gratuito adiacente all'area concerti e un'ottima selezione di stand gastronomici locali. L'atmosfera che si respirava fin dalle prime ore era quella di una vera e propria comunità unita dalla passione per la musica metal e per il territorio.

Venerdì 24 Luglio è stata la giornata dedicata al metal estremo con ben cinque band che si sono esibite sul palco. La prima giornata ha difatti richiamato gli appassionati del metal più oscuro e tecnico, con un'affluenza in crescita fin dall'apertura dei cancelli.
Le band che sono salite sul palco sono state:
I Black Ancestry una band black metal italiana formatasi a Mantova nel 2018. Il gruppo ha proposto un sound dalle forti tinte old school, ispirandosi profondamente alle band che hanno tracciato la storia del metal estremo e del blackened thrash metal, come Sodom, Hellhammer, Celtic Frost, Bathory e Venom. i quali hanno letteralmente infuocato il palco. Un’energia pazzesca, riff devastanti e un'atmosfera unica dall'inizio alla fine con una presenza scenica incredibile e, consiglio, se non li avete ancora visti dal vivo, recuperate subito.

Secondi a salire sul palco gli Infection Code che vantano un'esperienza di pura intensità industrial/thrash metal. La band alessandrina, attiva da decenni, ha trasformato la loro esibizione in un vero e proprio impatto sonoro fatto di suoni industriali taglienti e un'attitudine implacabile sul palco. La scaletta è stata un concentrato di violenza e dinamismo che ha unito brani recenti fino alla loro ultima uscita di quest’anno con brani classici del loro repertorio industrial-core.
Gabriele Oltracqua alla voce, ha guidato il pubblico con una presenza scenica feroce e magnetica, sostenuta da una sezione ritmica implacabile. Il concerto non ha lasciato tregua, i riff di chitarra sono affilati, la batteria picchia dritta in faccia e le sfumature noise creano un muro di suono denso e claustrofobico. Non è uno spettacolo pensato per compiacere facili melodie, ma un'esperienza catartica e industrial che dal vivo sprigiona un'urgenza espressiva totale.

È ora il turno a salire sul palco per i torinesi Ponte del diavolo, noti per loro struttura a due bassi sul palco. L’attesa per la band carica il piazzale di un'elettricità palpabile ed il poco pubblico, considerato l’orario pomeridiano, riempie lo spazio dietro la transenna, unito da una devozione quasi liturgica per una delle realtà più originali e in rapida ascesa del panorama metal tricolore. Senza bisogno di troppi preamboli, la band prende possesso degli strumenti. L'impatto sonoro è monumentale e la scelta dei due bassi distorce l'aria, scavando frequenze abissali che vibrano direttamente nel petto degli spettatori. Le chitarre si muovono agilmente tra gelide aperture black metal e monolitici rallentamenti doom. Ma il vero fulcro magnetico dello show si palesa quando sale sul palco la frontwoman Elena Camusso, in arte Erba del Diavolo.
La presenza scenica di Elena è teatrale, ipnotica e sensuale. Avvolta in un'aura da sacerdotessa oscura, si muove sinuosamente offrendo una prova vocale impressionante. I brani in scaletta Every Tongue Has Its Thorns, Lunga vita alla necrosi e la cover dei Bauhaus In the flat field hanno preso vita in versioni ancora più viscerali. Elena Camusso passa con disinvoltura disarmante da tonalità calde e confidenziali, quasi recitate, che cullano il pubblico in uno stato di trance indotta. I suoni nitidi e potenti hanno esaltato ogni sfumatura spettrale delle composizioni. Il loro set si chiude con Covenan e l'atmosfera si è fatta ancora più cupa e ritualistica, lasciando spazio a divagazioni dal sapore post-punk e darkwave.
I Ponte del Diavolo lasciano il palco lasciando dietro di sé una platea esausta, ma consapevole di aver assistito a uno show di caratura internazionale.

Ora è la volta dei Sadist, i quali hanno letteralmente infuocato il palco del KaPtura Festival confermandosi i padroni assoluti del techno-death metal italiano. L'esibizione ha visto la storica band ligure salire sul palco come co-headliner prima dei tedeschi Obscura, regalando una performance chirurgica e violentissima immersa nella splendida cornice naturale del bosco circostante.
Il festival entra nel vivo alle ore 21:00, quando le luci sul palco del campo sportivo si abbattono sul pubblico dopo i set intensi di Black Ancestry, Infection Code e Ponte del Diavolo. C'è grandissima attesa nell'aria, non solo perché il KaPtura è ormai diventato un punto di riferimento per l'estate metal piemontese, ma soprattutto perché i Sadist si presentano in uno stato di forma eccezionale. La band sta infatti portando in giro i propri grandi classici insieme ai brani più recenti, scaldando i motori per il prossimo tour celebrativo del trentennale del leggendario album Tribe.
Fin dalle primissime battute, il sound dei Sadist investe il pubblico con la precisione di un metronomo impazzito. Al centro della scena c'è la consueta, granitica presenza del frontman Trevor, il cui growl cavernoso e teatrale catalizza immediatamente l'attenzione delle prime file. La sua capacità di tenere il palco, unita a un carisma selvaggio ma comunicativo, crea subito una fortissima connessione con i presenti.

Il vero miracolo tecnico si consuma però, come sempre, sulla destra del palco, Tommy Talamanca distrugge ogni legge della fisica alternando (e spesso sovrapponendo) riff di chitarra intricatissimi e fraseggi di tastiera con una naturalezza disarmante. La sezione ritmica è una macchina da guerra inarrestabile che sorregge strutture progressive schizofreniche, eppure incredibilmente fluide.
Il pubblico risponde con un moshpit furioso sotto il palco, alimentato dalla polvere del campo sportivo e dal contrasto suggestivo tra la violenza della musica e la tranquillità dei boschi circostanti. I Sadist pescano a piene mani dal loro repertorio storico: i passaggi più oscuri e sincopati ipnotizzano i presenti, mentre le sfuriate death metal spingono l'acceleratore sulla pura aggressione sonora. Un'ora esatta di set senza un briciolo di sbavatura o calo di tensione.
I Sadist al KaPtura Festival 2026 non hanno semplicemente fatto un concerto ma hanno dato una lezione di stile, tecnica e longevità. In un'epoca in cui il metal estremo cerca costantemente nuove strade, la band ligure ha dimostrato che l'attitudine unita a una preparazione tecnica fuori dal comune non invecchia mai. Il pubblico di Piea li saluta con un boato enorme, mentre la band lascia il palco a testa altissima, pronta a proseguire la sua calata estiva e autunnale sui palchi di tutta Europa.

L’attesa per i fan degli Obscura è giunta al termine, ecco ora il loro turno da headliner i quali hanno infiammato la notte con il loro technical death metal chirurgico. Le luci del palco si tingono di blu e verde acido, richiamando l'estetica cosmica tipica della band tedesca.
Gli Obscura salgono sul palco senza troppi fronzoli e mettono subito in chiaro le cose. Il mastermind Steffen Kummerer guida la formazione con una precisione d'esecuzione impressionante. I riff e i pattern di batteria, intricati e velocissimi, tagliano l'aria aperta del festival. La sezione ritmica è una macchina impeccabile, capace di sorreggere i funambolici assoli di chitarra che si rincorrono traccia dopo traccia. La scaletta è un perfetto bilanciamento tra il materiale più recente e i classici immortali estratti da pietre miliari come Cosmogenesis e Omnivium.
I passaggi progressivi e l'uso magistrale del basso fretless creano un contrasto perfetto con la violenza dei blast beat. Sotto il palco, il pubblico risponde con un moshpit selvaggio ma ordinato, incitato continuamente dai growl profondi e dai passaggi in sfolgorante scream di Kummerer.
Il finale è un crescendo di pura intensità tecnica. Gli Obscura salutano il KaPtura Festival con i loro brani più iconici, lasciando i presenti esausti ma estasiati. La combinazione tra la violenza cerebrale della band e la location naturalistica isolata ha trasformato questo show in un piccolo rituale estivo imperdibile per gli amanti del metallo più estremo e ragionato.

 

Sabato 25 Luglio, il secondo giorno ha cambiato registro stilistico, virando su sonorità più melodiche e classiche, attirando una folla numerosa fin dal primo pomeriggio.
La maratona musicale è iniziata presto con i set energici di Evilizers, Axeblade e Septem. A seguire, il power metal ha preso il sopravvento grazie alle convincenti esibizioni di Derdian, Embrace of Souls e Winterage per poi chiudere con Eldritch e Rhapsody of fire.

A rompere il ghiaccio e ad aprire ufficialmente le danze alle ore 16:00 sono gli Evilizers, band che ho già visto una settimana fa al Luppolo in Rock, chiamati a scaldare i motori di un pubblico già caloroso e pronto a una maratona heavy metal di altissimo livello. C’è grandissima curiosità tra le prime file del pubblico perché questo spettacolo (dopo Luppolo in Rock) rappresenta una delle primissime occasioni ufficiali per vedere la band con la nuovissima formazione. Dietro al microfono debutta Andrea Marchisio, storico cantante della scena heavy entrato in formazione a inizio luglio, mentre alla batteria siede l’istrionico Carlos Cantatore in sostituzione dell’attuale batterista che non ha potuto partecipare all’evento. La risposta del pubblico è stata immediata e nonostante l'orario pomeridiano ed il grande caldo afoso, l'impatto sonoro del quintetto è devastante e non lascia spazio a timidezze.
Gli Evilizers mettono subito in chiaro le cose sfoderando un heavy metal tradizionale e granitico. I riff profumano di Northwest New Wave of British Heavy Metal e richiamano direttamente la maestosità di icone sacre come Judas Priest e Iron Maiden, senza però rinunciare a una produzione moderna e a un tiro ritmico decisamente contemporaneo. La sezione ritmica guidata da Cantatore è un metronomo impazzito che pulsa con una precisione chirurgica, offrendo una base perfetta per i ricami e le cavalcate delle chitarre.
Marchisio si dimostra fin dai primi minuti un frontman carismatico e perfettamente integrato nell'immaginario della band. La sua estensione vocale e il graffio tipicamente old-school dominano il palco, conquistando anche i presenti arrivati presto per accaparrarsi i posti migliori sotto il sole. La scaletta, seppur concentrata nei trenta minuti fulminei concessi dal running order, è un concentrato di pura adrenalina che non concede pause. I brani si susseguono tra cori d’impatto ed eccellenti duetti di chitarra che incendiano l'atmosfera del festival. Quando i trenta minuti volgono al termine, gli Evilizers lasciano il palco tra gli applausi convinti del pubblico. La band ha assolto al compito più difficile quello di scuotere l'audience pomeridiana e inaugurare la giornata con una prestazione impeccabile, energica e fieramente metallica. Il testimone passa ora agli Axeblade, ma gli Evilizers hanno ampiamente dimostrato che la loro nuova era è iniziata sotto i migliori auspici.

Saliti sul palco alle subito dopo l'opening degli Evilizers, gli Axeblade hanno investito il pubblico con il loro Heavy Metal classico senza compromessi. La band ha fin da subito imposto ritmi serrati, dimostrando una compattezza micidiale. Chitarre affilate come rasoi e una sezione ritmica martellante. Il sound tradizionale della band ha trovato un'ottima resa acustica sul palco del festival.
La frontwoman Paola Goitre ha guidato lo show con carisma e grande presenza scenica. Ha saputo dialogare e scaldare la folla, che ha risposto con headbanging selvaggio sotto il palco. La scaletta proposta è stato un mix perfetto di brani veloci e inni cadenzati da "sing-along". Il repertorio ha esaltato sia i fan di vecchia data sia i curiosi arrivati presto per gli headliner della serata.
Nonostante l'orario e il caldo estivo, il pubblico ha risposto con grande entusiasmo. Gli Axeblade hanno dimostrato di saper tenere un grande palco open air, preparando al meglio il terreno per le band successive (Septem, Derdian, Eldritch e i Rhapsody of Fire). Un'esibizione promossa a pieni voti, che consolida il loro ruolo nella scena heavy tricolore. Tra le novità della band, l’aggiunta di una nuova chitarra con Roberto Guerra un chitarrista di grande talento e presenza scenica sul palco.

Tocca ora ai Septem a salire sul palco, la band heavy metal ligure che si presenta sotto il sole pomeridiano che infiamma il piazzale sottostante il palco.
I Septem sono il terzo slot della giornata, raccogliendo il testimone dopo le ottime performance di Evilizers e Axeblade. Il pubblico, già numeroso e rinfrescato dalle birre artigianali del festival, si stringe sotto il palco attratto dai suoni massicci e quadrati della band di La Spezia.
Nonostante i soli 30 minuti a disposizione, i Septem imbastiscono uno show compatto e privo di tempi morti, focalizzato sull'heavy metal classico e viscerale che da anni contraddistingue il loro percorso. La sezione ritmica si dimostra fin da subito tellurica, cementando una base solida su cui si innestano i riff serrati delle chitarre. Il momento centrale e più atteso dell'esibizione è stata la presentazione dal vivo di Ghosts of Moon, il mastodontico singolo di oltre otto minuti pubblicato all'inizio di luglio. La traccia, caratterizzata da un sapore vintage, ritmiche trascinanti e una lirica sognante, ha trovato una dimensione live eccellente, valorizzata dal ritorno ufficiale in formazione del chitarrista fondatore Giacomo Lomasti. Il suo affiatamento con il resto della band ha regalato assoli incrociati di grande impatto tecnico ed emotivo.
La voce, graffiante e potente, ha guidato la folla attraverso i brani più iconici del repertorio della band (pescando anche dall'ultimo full-length Pseudonica), mantenendo altissima l'energia fino all'ultimo secondo.
I Septem si sono confermati una certezza assoluta del panorama underground italiano. In mezz'ora esatta hanno dimostrato precisione, attitudine old school e una freschezza compositiva evidente nel nuovo materiale. Un set promosso a pieni voti, che ha preparato perfettamente il terreno per il trittico power successivo (Derdian, Embrace of Souls, Winterage) e per i grandi headliner della serata.

I Derdian sono saliti sul palco nel tardo pomeriggio, inseriti nella fitta programmazione dedicata al metal classico e sinfonico. Con il sole che iniziava a calare, la band milanese ha capitalizzato al massimo i suoi 45 minuti di show. Hanno offerto una prestazione solida e priva di fronzoli, scaldando a dovere il pubblico accorso per i successivi show di Eldritch e Rhapsody of Fire.
Lo spettacolo offerto dai Derdian è stato caratterizzato dalla sezione ritmica impeccabile di Roberto Gaia il quale con una doppia cassa precisa e ritmiche serrate hanno subito dominato i tempi d'esecuzione più veloci. I caratteristici assoli neoclassici e i tappeti sinfonici sono risultati nitidi e ben bilanciati dai fonici del festival. Un’ottima presenta scenica è stata quella di Ivan Giannini che ha guidato la folla con carisma, gestendo con disinvoltura i passaggi vocali più impervi ed esortando il pubblico al pogo sotto il palco e dove i fan della band hanno risposto con cori costanti, braccia tese e una discreta partecipazione alle prime file, cantando i ritornelli più celebri della saga di New Era. Tra i brani proposti in scaletta la conosciutissima Black Typhon seguita da Burn ed in chiusura The hunter.
I Derdian si confermano una certezza della scena power metal italiana. Hanno consegnato al festival un set d'impatto, melodico e senza cali di tensione, perfetto per la transizione verso la fascia serale dell'evento.

È la volta ora degli Embrace of Souls i quali hanno infiammato il palco del KaPtura Festival regalando una performance memorabile di puro power metal italiano, il loro show ha rappresentato una delle tappe più attese della giornata dedicata al metal classico. Il festival ha offerto lo sfondo ideale per le atmosfere epiche della band. Un pubblico caloroso e partecipe ha riempito l'area transennata già dal tardo pomeriggio in attesa della band.
Saliti sul palco gli Embrace of Souls hanno beneficiato di suoni potenti e nitidi fin dalle prime battute. Il fulcro dell'esibizione è stato la presentazione dei brani del nuovissimo album The Battle of the Dead, uscito a maggio tramite Rockshots Records. Il leader e batterista Michele Olmi, insieme alla rinnovata line-up, ha mostrato un'intesa d'acciaio sul palco eseguendo tracce epiche e sinfoniche come la title track The Battle of the Dead ed Eversun hanno scatenato il coro dei presenti, alternandosi a cavalli di battaglia estratti dai precedenti lavori The Number of Destiny e Forever Part of Me. Le potenti trame melodiche, sorrette da riff serrati e tastiere imponenti, hanno confermato la maturità artistica del progetto, capace di reggere il confronto con i grandi nomi della serata. Gli Embrace of Souls si sono inseriti perfettamente in una scaletta ricca di eccellenze. Hanno suonato subito dopo i Derdian e hanno passato il testimone ai Winterage, preparando ottimamente il terreno per gli headliner della serata, gli Eldritch e i mitici Rhapsody of Fire.

Ecco i Winterage la band che ha saputo regalare uno degli show sinfonici più intensi e apprezzati dell'intera giornata dedicata al power metal classico. Saliti sul palco nel tardo pomeriggio, la band ligure ha beneficiato di un'affluenza di pubblico notevole e di un'energia palpabile sotto il palco.
Il sestetto ha aggredito il palco con la consueta teatralità, unendo la pesantezza del power metal a arrangiamenti orchestrali sofisticati. A fare la differenza dal vivo è stata, come sempre, la presenza del violino solista e delle cornamuse, strumenti che non fungono da semplice riempitivo ma dialogano costantemente con le chitarre e con la potente voce del frontman.
La scaletta proposta h pescato a piene mani dall'ultimo lavoro in studio e dai classici della band, alternando velocissimi e tecnici brani in doppia cassa a momenti più epici e cadenzati, perfetti per il "sing-along" del pubblico del KaPtura. Nonostante le complessità tecniche date dalle numerose tracce orchestrali e dagli strumenti tradizionali, i suoni sotto il palco sono risultati nitidi, valorizzando i serrati assoli di chitarra e le dinamiche folk.
La risposta del festival è stata caldissima. Tra cori, braccia tese e accenni di pogo polveroso nel prato di Piea, i Winterage hanno dimostrato di saper dominare i grandi palchi open air, confermando la loro forte crescita nella scena italiana. I Winterage al KaPtura Festival hanno confermato lo stato di grazia del power metal nostrano. La band ha consegnato ai presenti cinquanta minuti di pura energia sinfonica, scaldando a dovere gli animi prima dei grandi headliner della serata.

Il concerto degli Eldritch al KaPtura Festival ha celebrato la band toscana come uno dei momenti più intensi e riusciti dell'intera manifestazione. Saliti sul palco intorno alle 21:00, appena prima degli headliner Rhapsody of Fire, gli Eldritch hanno sfoderato una prestazione sonora magistrale.
Gli Eldritch, band progressive/power metal attiva dal 1991, hanno fatto valere tutta la propria esperienza pluridecennale. Il concerto è iniziato al calare della sera, un momento in cui l'oscurità del bosco circostante ha amplificato le atmosfere cupe, tecniche e aggressive tipiche del loro sound. Il pubblico del KaPtura Festival ha risposto con grandissimo calore, complice un'affluenza eccezionale per la giornata dedicata al metal classico. La loro performance è stata eseguita con una precisione chirurgica, dove la sezione ritmica e i complessi incastri di chitarra e tastiera hanno rasentato la perfezione esecutiva. Il frontman ha guidato la folla con carisma, alternando brani storici dell'era Headquake e El Niño alle tracce più recenti. Nonostante la complessità dei suoni progressive, il mix audio generale ha garantito un impatto sonoro devastante e pulito. Gli Eldritch si confermano una colonna portante del metal italiano. La loro esibizione al KaPtura Festival è stata impeccabile, capace di scaldare perfettamente gli animi per il gran finale della serata. Un trionfo di tecnica, melodia e pura attitudine metal.

La grande attesa è giunta al termine e la seconda giornata del festival è stata una vera e propria celebrazione del metal classico e del power tricolore. Dopo le ottime esibizioni di band del calibro di Evilizers, Derdian, Winterage ed Eldritch, l'area del Campo Sportivo è arrivata al picco di presenze sotto un cielo stellato e immerso nella natura boschiva.
Alle 23:00 in punto, le luci del palco si sono spente per fare spazio ai maestri indiscussi del symphonic power metal italiano i Rhapsody of Fire.
L'introduzione orchestrale solenne di The Dark Secret fa esplodere il boato dei fan. I Rhapsody of Fire saliti sul palco partono subito forte con i classici power metal di Unholy Warcry e Rain of Fury.
La band, guidata dal tastierista e compositore Alex Staropoli, è salita sul palco con una carica devastante, infiammando immediatamente la folla. Il focus della serata è stato un perfetto bilanciamento tra i brani dell'ultimo acclamato album Challenge The Wind e i gloriosi inni storici della band che hanno ridefinito il genere a cavallo tra gli anni '90 e duemila. Il carismatico frontman Giacomo Voli si è confermato un fuoriclasse assoluto. La sua estensione vocale e la presenza scenica hanno retto magistralmente il peso di un repertorio storico difficilissimo, incantando il pubblico sia sulle sfuriate power sia sui passaggi più epici e teatrali. Le chitarre di Roby De Micheli hanno macinato riff neoclassici e assoli fulminei senza sbavature, supportate dai muri sonori di Alessandro Sala al basso e dalla batteria martellante di Paolo Marchesich. Il momento di massima coesione si è raggiunto quando sono risuonate le note di capolavori immortali come Emerald Sword, Dawn of Victory e Land of immortals. Il pubblico del KaPtura ha risposto unendosi in un unico, gigantesco coro che ha fatto tremare la valle di Piea.
I Rhapsody of Fire hanno chiuso la serata intorno alle 00:30, lasciando i fan esausti ma visibilmente estasiati. La combinazione tra la loro magniloquenza orchestrale e l'anima "green" e intima del festival piemontese ha creato un'alchimia unica. Una riconferma assoluta dello status della band e un punto promozionale altissimo per la crescita del KaPtura Festival. I Rhapsody of Fire si confermano i re indiscussi del Hollywood Metal. La formazione attuale ha trovato una coesione e una potenza live devastanti. Chiunque pensasse che il power metal sinfonico avesse perso smalto ha dovuto ricredersi davanti a uno show privo di sbavature, epico e viscerale.

In conclusione questa edizione 2026 del KaPtura si è chiusa con un bilancio decisamente positivo. L'organizzazione fluida, la qualità dei suoni e, soprattutto, l'unicità della location immersa nella natura confermano questo festival come un gioiello della scena indipendente italiana.
Un evento che non è solo una sequenza di concerti, ma un'esperienza d'evasione totale a cui è impossibile mancare.

Domenica, 02 Agosto 2026