Ci sono suoni che
non cercano una nuova forma per essere riconoscibili. Esistono già nella memoria di chi li ha ascoltati per la prima volta, sedimentati attraverso dischi capaci di lasciare un'impronta indelebile. Tornare a quelle sonorità non significa necessariamente guardare indietro: può essere il modo più naturale di dare voce a qualcosa che non ha mai smesso di appartenere a chi lo suona.
I Tombal nascono proprio da questa necessità. Alla fine del 2025, un'idea coltivata per anni trova finalmente il proprio spazio, trasformandosi in un progetto dedicato allo Swedish death metal e alla violenza sonora che ne ha definito l'identità negli anni Novanta. Al centro c'è l'HM-2, con il suo timbro abrasivo, le chitarre che si addensano in una massa sonora implacabile e una concezione del death metal che non cerca attenuanti. Ma fermarsi al suono significherebbe raccontarne soltanto una parte. Attorno a questa scelta musicale prende forma un immaginario fatto di morte, decomposizione e atmosfere funebri, nel quale brutalità e melodia non si escludono, ma convivono.
Per Luigi, l'idea di formare i Tombal era presente da molto tempo. A impedirne la realizzazione erano stati soprattutto gli impegni e la mancanza di tempo, complici le altre band in cui i musicisti erano già coinvolti. Quando le circostanze hanno finalmente permesso di concretizzare il progetto, tutto ha trovato una propria collocazione senza forzature. Non si è trattato di inseguire una tendenza o di costruire a tavolino un'identità musicale: la volontà era quella di suonare insieme, condividendo passioni già radicate e lasciando che la musica prendesse la direzione più spontanea.
In questa naturalezza si trova una delle chiavi per comprendere i Tombal. Il progetto nasce dall'incontro tra persone accomunate da un preciso modo di intendere il metal estremo, ma anche da legami personali che precedono la band stessa.
L'amicizia tra Luigi e Luca, per esempio, si è sviluppata attraverso un confronto sui social dedicato a *Totenritual* dei Belphegor. Luca era già un grande sostenitore dei Deathcrush, la band storica di Luigi, e quel primo scambio ha contribuito a consolidare un rapporto destinato a proseguire nel tempo. Massimiliano, invece, era un amico di vecchia data di Luigi, con il quale aveva già discusso della possibilità di formare un gruppo dedicato allo Swedeath. Mario è entrato successivamente nel quadro, trovando fin da subito un'intesa con gli altri componenti.
Le esperienze maturate prima dei Tombal appartengono a percorsi differenti, ma contribuiscono a delineare il retroterra del gruppo. Luigi, oltre alla sua attività nei Deathcrush, ha suonato in formazioni come Worstenemy e Spell of Decay. In quest'ultima esperienza ha condiviso il percorso musicale anche con Massimiliano, che fa parte degli Unholy Impurity. Mario suona attualmente nei Ganondorf e in passato ha portato avanti il proprio progetto solista Athiel.
Per Luca, invece, i Tombal rappresentano la prima esperienza all'interno di una band metal estrema, nonostante le numerose ore dedicate alla pratica della batteria. Il suo ingresso nel gruppo nasce anche dalla stima che Luigi aveva maturato osservandolo suonare. Ricordando la prima volta in cui lo vide in un video, Luigi racconta di essere rimasto impressionato dalla capacità di un ragazzo di tredici anni di affrontare velocità elevate e passaggi di notevole difficoltà. Quando ha deciso di dare forma ai Tombal, Luca è stata la prima persona che ha voluto coinvolgere.
La fiducia riposta nel batterista si traduce anche in un preciso approccio alla composizione. Luigi considera la batteria una componente fondamentale dell'identità del gruppo e cerca di lasciare a Luca la massima libertà espressiva, creando spazio per la sua tecnica e la sua potenza. Il risultato, secondo il frontman, ha già superato le aspettative, soprattutto durante il lavoro sul full-length attualmente in registrazione.
È una relazione che racconta qualcosa di importante sul modo in cui i Tombal intendono lavorare: la coerenza stilistica non deve diventare una gabbia, né la fedeltà a un genere impedire ai singoli musicisti di esprimersi. La direzione è condivisa, ma all'interno di essa rimane spazio per le caratteristiche di ciascuno.
Anche il nome della band è arrivato senza un processo particolarmente elaborato. Luigi cercava una parola breve, capace di richiamare immediatamente il mondo dei cimiteri e un immaginario funebre e oscuro. Dopo aver valutato diverse possibilità, è approdato a Tombal. Quando lo ha proposto a Luca, la reazione è stata immediatamente positiva. La scelta si è così consolidata con la stessa spontaneità che aveva accompagnato la nascita del progetto.
Il nome diventa il primo elemento di un'identità che i Tombal vogliono mantenere coerente anche al di fuori della musica. Copertine e fotografie devono appartenere alla stessa atmosfera dei brani, senza trasformarsi in una costruzione artificiale. L'obiettivo non è aggiungere un'immagine alla musica, ma fare in modo che ogni elemento contribuisca a esprimere la medesima visione.
Per Luigi, il legame con l'estetica horror e con le immagini della decomposizione precede persino la nascita dei Tombal. Si tratta di una fascinazione che attraversa la musica, il cinema e l'arte in generale. I teschi, che porta anche tatuati sul corpo, rappresentano una parte di questo immaginario personale. Nella sua visione, la morte non è soltanto un simbolo di repulsione: possiede anche una dimensione estetica, persino romantica, legata alla permanenza di ciò che resta quando la vita fisica termina.
È una prospettiva che trova una naturale corrispondenza nella musica della band. Ogni brano affronta autonomamente il proprio immaginario, ma tutti condividono un orizzonte comune fatto di oscurità, orrore e decomposizione. Le atmosfere possono cambiare da un pezzo all'altro, mentre rimane riconoscibile il mondo nel quale i Tombal scelgono di muoversi.
Musicalmente, il punto di partenza è lo Swedish death metal degli anni Novanta. Luigi ricorda l'impatto che ebbe su di lui l'ascolto di Dismember, Entombed ed Edge of Sanity, band capaci di trasmettergli sensazioni che ancora oggi rappresentano una parte essenziale del suo rapporto con il genere. Conservare il suono dell'HM-2 significa mantenere vivo quel legame, ritrovando in una particolare identità sonora il mezzo più adatto per esprimere ciò che i Tombal vogliono comunicare.
Luca condivide questa visione e richiama, tra le influenze del gruppo, anche Grave, Unleashed e Interment. Il fascino dell'HM-2 risiede nella sua natura sporca, pesante e aggressiva, in quel muro di chitarre che rende immediatamente riconoscibile una determinata tradizione del death metal svedese.
Le influenze sono dichiarate senza esitazioni, ma non vengono vissute come un modello da riprodurre meccanicamente. I Tombal non cercano di nascondere le proprie radici né sentono la necessità di dimostrare originalità attraverso la distanza da ciò che li ha ispirati. Preferiscono comporre nel modo che viene loro più naturale, mantenendo una direzione precisa senza sacrificare l'immediatezza.
Per Luigi, un riff efficace non deve necessariamente essere complesso. Al contrario, una struttura semplice può diventare devastante quando possiede la forza di imprimersi nella memoria di chi ascolta. La brutalità e il tecnicismo hanno entrambi un valore, purché quest'ultimo non diventi un esercizio fine a se stesso. Ciò che conta è l'impatto: una musica diretta, capace di travolgere senza perdere la propria identità.
Velocità, blast beat e riff incisivi costituiscono quindi elementi centrali della scrittura. A questi si affiancano melodie funebri e maligne, una componente che Luigi considera particolarmente importante per distinguere il carattere dei Tombal all'interno delle sonorità che li hanno formati. Alcuni fraseggi presenti già nell'EP richiamano quasi l'andamento di una marcia funebre, una soluzione che la band sta sviluppando anche nelle composizioni successive.
È proprio in questo incontro tra brutalità e solennità oscura che si apre uno spazio per l'espressione personale del gruppo. Le radici rimangono saldamente ancorate al death metal degli anni Novanta, ma l'immaginario funebre non si limita a rivestire la musica di un'estetica coerente: entra nella composizione, influenzandone le atmosfere e il carattere.
La scelta di non inseguire la modernità, come spiega Luigi, non nasce da un rifiuto ideologico del presente o delle forme contemporanee del death metal. È piuttosto una questione di autenticità. I Tombal suonano ciò che amano e ciò che sentono proprio, senza modificare la propria direzione in funzione di ciò che potrebbe ottenere maggiore consenso. Luca condivide questa posizione: l'old school death metal è il linguaggio che entrambi desiderano esplorare, senza compromessi imposti dall'esterno.
Questa convinzione emerge anche nel modo in cui hanno affrontato la composizione del primo singolo. Quando Luigi ha lasciato a Luca carta bianca per lavorarci, il batterista ha cercato immediatamente una soluzione capace di lasciare il segno, con un impatto sufficiente a presentare fin da subito il carattere della band. L'intenzione era racchiudere in quel primo brano un'indicazione chiara della direzione musicale che i Tombal avrebbero seguito.
La risposta ricevuta dopo la pubblicazione del singolo ha superato le aspettative del gruppo. Luigi racconta di aver percepito fin da subito un interesse significativo attorno al progetto, un'accoglienza che ha contribuito ad aprire nuove possibilità sul fronte discografico.
Inizialmente, i Tombal avevano immaginato l'EP esclusivamente in formato cassetta, raggiungendo un accordo con Unholy Domain. Successivamente, altre etichette si sono interessate alla pubblicazione del materiale anche su CD. Tra queste, Blood Harvest Records ha proposto un contratto che comprende la stampa dell'EP su CD e il full-length in diversi formati. La band ha accolto la proposta con entusiasmo, riconoscendo nell'opportunità di lavorare con un'etichetta storica del settore un passaggio importante per il proprio percorso.
La dimensione fisica della musica occupa infatti un posto significativo nella visione dei Tombal. Per Luca, il disco non è soltanto un mezzo attraverso il quale ascoltare dei brani, ma un oggetto che appartiene all'esperienza stessa della musica. Lo streaming conserva la propria utilità, ma non restituisce la stessa sensazione legata al possesso di un supporto fisico. La cassetta, con il suo legame con la cultura musicale old school, si inserisce perfettamente in questa prospettiva.
Non si tratta quindi soltanto di recuperare un formato appartenente al passato. La scelta riflette un modo di vivere la musica nel quale suono, oggetto e immaginario concorrono a definire un'esperienza più ampia.
Nel frattempo, il lavoro sul full-length procede. Luigi racconta che la composizione è già terminata e che le registrazioni sono in fase di completamento. La direzione rimane quella stabilita con l'EP, ma il disco promette di portarne ulteriormente in evidenza gli elementi caratteristici: maggiore potenza, ferocia e un'atmosfera ancora più funebre.
Il frontman descrive una band affiatata, che sta lavorando con entusiasmo e che ha l'opportunità di collaborare con professionisti del mondo del metal estremo, tra artisti, produttori e management. Le anticipazioni lasciano intravedere sviluppi futuri, senza che vengano ancora definiti pubblicamente tutti i dettagli.
L'old school, sottolinea Luigi, rimane una componente indelebile dei Tombal. Non un riferimento destinato a esaurirsi con l'EP d'esordio, ma il fondamento sul quale il gruppo sta costruendo il proprio percorso discografico.
E se un giorno venisse meno la possibilità di utilizzare proprio quel suono che oggi costituisce il centro della loro identità? Luca risponde senza cercare soluzioni teoriche: i Tombal troverebbero un altro modo per essere pesanti e violenti. Le chitarre resterebbero fortemente distorte, il muro sonoro continuerebbe a prendere forma attraverso l'intreccio con il basso e i pattern della batteria.
Una risposta che, al di là dell'HM-2, riporta l'attenzione all'essenza del progetto. Il suono è fondamentale, ma ciò che lo sostiene è una precisa volontà espressiva: mantenere intatta la brutalità, senza sacrificare la naturalezza con cui la musica viene composta.
Risorgere dalla tomba, nella visione di Luca, significa portare con sé brutalità e marciume. La musica dei Tombal si presenta come un richiamo diretto alle sonorità degli anni Novanta, attraverso chitarre distorte, ritmiche aggressive e un immaginario che non cerca di attenuare la propria oscurità.
La loro non è una dichiarazione di nostalgia, ma la scelta di abitare un linguaggio musicale nel quale si riconoscono profondamente. Il passato fornisce le coordinate, la decomposizione diventa materia narrativa e la violenza sonora si trasforma nel mezzo attraverso cui esprimere una visione condivisa.
I Tombal non cercano una via d'uscita dalla tomba. Il loro intento è spalancarne il coperchio e trascinare l'ascoltatore nel proprio abisso sonoro, dove il marciume non rappresenta una fine, ma il luogo da cui la loro musica prende forma.
Alessia Buccino