Ogni progetto musicale è
un viaggio, ma quello di COSMIC PUTREFACTION assomiglia più a una traversata nello spazio interiore che a una semplice esplorazione sonora.
Un cammino solitario, segnato da paesaggi ostili e visioni cosmiche, dove il death metal diventa bussola e linguaggio per raccontare il confronto costante tra abisso e trascendenza.
Guidato dall’architetto sonoro Gabriele Gramaglia, il progetto si muove come una navicella senza coordinate stabili: ogni release è una tappa che spinge più in profondità nella ricerca di una forma espressiva personale, sempre sospesa tra brutalità tecnica e suggestione atmosferica.
Non è un percorso lineare, ma una deriva controllata, che trasforma ogni album in una mappa incompleta da leggere non per trovare una meta, ma per comprendere la complessità del viaggio stesso.
Il viaggio di COSMIC PUTREFACTION nasce quasi per necessità, come una deviazione imprevista lungo un percorso già tracciato.
Il progetto prende forma come one-man band di Gabriele Gramaglia, inizialmente concepito come mezzo per dare finalmente vita a un album rimasto incompiuto degli "Oaken/Throne".
Ma durante questa fase di transizione, Gramaglia si rende conto che il suo progetto principale, "The Clearing Path", aveva ormai esaurito la propria spinta creativa: era tempo di cambiare rotta e concentrare tutte le energie su un nuovo tragitto sonoro, più maturo e pienamente rappresentativo della sua visione.
Così nasce COSMIC PUTREFACTION, come una navigazione solitaria verso territori compositivi più consapevoli.
L’obiettivo diventa subito chiaro: costruire qualcosa che suonasse più autentico, più personale, meno istintivo e più strutturalmente
definito rispetto al passato.
Nel corso degli anni, questo percorso si consolida fino a rendere COSMIC PUTREFACTION il vero fulcro dell’attività artistica di Gramaglia, il suo principale progetto solista.
Una tappa fondamentale di questo viaggio è il debutto "At the Threshold of the Greatest Chasm", la cui genesi affonda direttamente nelle radici degli "Oaken/Throne": oltre metà del materiale era infatti stato originariamente composto proprio per il presunto album di debutto di quella formazione.
Tra 2012 e 2013 il gruppo riuscì a incidere soltanto un paio di brani presso i The Inverno Studio di Alessandria, pezzi rimasti isolati e mai confluiti in un disco compiuto.
Pubblicati online come “Doomsday” e “Storm”, quei brani vengono successivamente recuperati e ribattezzati sotto il nome COSMIC PUTREFACTION come “The Acrimonious Darkness” e “The Ruinous Downfall”, sigillando definitivamente il passaggio di testimone tra il progetto mancato e quello destinato invece a prendere pienamente forma.
Oggi la scrittura di Gramaglia appare meno indomita ma decisamente più riflessiva: un’evoluzione verso una composizione più intenzionale, controllata e architettonica, dove ogni struttura sembra disegnata per sostenere un percorso emotivo preciso.
Se agli esordi il viaggio era fatto di impeto e necessità espressiva, ora COSMIC PUTREFACTION avanza con la sicurezza di chi ha trovato una rotta, trasformando ogni nuova uscita non tanto in una semplice pubblicazione, quanto in una nuova coordinata di un cammino creativo sempre più definito.
Nel 2018, Gabriele Gramaglia decise di riaccendere il motore di un viaggio rimasto sospeso, tornando sui sentieri dei brani originariamente pensati per gli "Oaken/Throne".
Riprese in mano le canzoni già pronte, ne tracciò di nuove “The Herald Prophecy” e “The Ancient Demagogue” e ridisegnò completamente “Storm”, che da breve scorciatoia di 2:15 minuti si allungò a 4:57, aprendo nuovi paesaggi sonori e sviluppando una struttura più complessa e avvolgente.
In quel momento, però, non era ancora pronto a percorrere da solo l’intero cammino vocale in stile death metal.
A fargli da compagno di viaggio intervenne Brendan Sloan, dei Cconvulsing, pronto a prestare la propria voce per guidare le melodie attraverso le tenebre.
Fu così che, tra il recupero delle tracce dimenticate e la nuova collaborazione, prese forma COSMIC PUTREFACTION: una nave solitaria pronta a salpare, a esplorare territori sonori più consapevoli e a tracciare rotte precise nel vasto e oscuro oceano della musica estrema.
Gabriele Gramaglia definisce la sua discografia come una trilogia: l’arco narrativo iniziato con "The Horizons Towards Which Splendour Withers" si è sviluppato ed evoluto per concludersi due album dopo.
C’è un riferimento diretto nell’outro di "Entering the Vortex Temporum" la traccia che dà il titolo a "Emerald Fires Atop the Farewell Mountains" che riprende l’arpeggio iniziale di "Crepuscular Dirge for the Blessed Ones", rielaborandolo però in una tonalità più oscura.
Liricamente, le prime tracce di ciascun capitolo non evocano ciò che è stato, ma ciò che è accaduto prima, muovendosi sempre tra suggestione e memoria indiretta.
L’ultimo lavoro si configura come una grande metafora dei sogni e degli atti di preparazione che precedono la morte: se "The Horizons Towards Which Splendour Withers" raccontava un’apocalisse geofisica e "Crepuscular Dirge for the Blessed Ones" ne traduceva la distruzione in una dimensione più metafisica, "Emerald Fires Atop the Farewell Mountains" si interroga sulla possibilità che tutte queste grandi avventure siano state soltanto un’enorme allucinazione pre-mortem.
Una risposta definitiva non esiste: il protagonista potrebbe aver realmente percorso quei meravigliosi sentieri astrali verso qualcosa di misterioso e sconosciuto, eppure rivelatore, così come potrebbe averli soltanto immaginati sul confine dell’addio.
Anche se i testi sono pubblici e il loro contenuto appare fortemente figurato, se non quasi autoesplicativo, resta sempre qualcosa di nascosto tra le righe.
Gramiglia cita spesso una frase di Giuseppe Ungaretti: la poesia è tale solo quando custodisce un segreto. Ed è seguendo questo principio, pur partendo da una scrittura fortemente radicata nella prosa, che ha costruito il proprio lirismo, cogliendo l’occasione per sublimare anche alcune ombre interiori.
Dopotutto, l’espressione artistica è sempre, in qualche misura, catarsi.
La copertina dell’album di "Emerald Fires Atop the Farewell Mountains" è stata curata da Khaos Diktator, artista di grande talento che colpì profondamente Gabriele Gramaglia sin dal primo impatto con le sue opere, in particolare per i dipinti realizzati per lo stadio "Nahanagan Stadial" dei Coscradh e per "Also sprach Futura" dei Lychgate. Proprio questi lavori gli fecero intuire che Khaos fosse la scelta perfetta per tradurre visivamente l’idea che aveva in mente per la copertina.
Grazie all’aiuto di Semjaza dei Thy Darkened Shade, riuscì a mettersi in contatto con lui. Il processo creativo non fu affatto semplice: furono necessarie numerose videochiamate per definire ogni aspetto dell’opera, dall’atmosfera generale fino agli ultimi dettagli.
Un confronto intenso e spesso emotivamente sconvolgente per entrambi, ma che portò infine a un risultato pienamente all’altezza delle aspettative.
La grafica finale raffigura alcuni dei momenti che si susseguono durante la traccia omonima, cristallizzando visivamente gli ultimi istanti dell’arco narrativo della trilogia.
Il viaggio di COSMIC PUTREFACTION si arresta solo in apparenza.
Con la conclusione della trilogia, Gramaglia non chiude una storia, ma deposita le mappe di un attraversamento fatto di rovine cosmiche, trasfigurazioni interiori e sogni sul confine dell’ultimo respiro.
L’itinerario resta volutamente incompiuto: non un punto d’arrivo, ma una linea che si dissolve all’orizzonte, dove l’esperienza conta più della destinazione. E proprio in questa sospensione, tra cronaca sonora ed evocazione visionaria, la musica continua a muoversi come ogni vero viaggio, ben oltre le sue tracce incise.
Alessia Buccino