Ci sono opere che
si ascoltano.
E poi ci sono opere che si attraversano.
Il viaggio proposto dagli XSEPHIROTH non si limita alla dimensione sonora: è un rito di passaggio, una discesa deliberata lungo un sentiero ctonio dove ogni nota diventa simbolo e ogni silenzio acquista peso. Non un percorso lineare, ma una spirale. Non un cammino verso l’esterno, ma un movimento verso il centro oscuro.
La loro convergenza prende forma nel 2013, quando percorsi nati in contesti diversi si allineano in un’unica visione. Altarias alle chitarre, E.B. al basso, D.P. alla batteria, L.G. alle tastiere e Tiferet alla voce: cinque identità forgiate tra studi metal e formazione classica. Questa doppia radice non è un dettaglio biografico, ma la struttura stessa del progetto. Da un lato la ferocia dell’estremo, dall’altro la disciplina orchestrale. Da un lato l’istinto, dall’altro l’architettura. Il loro suono nasce proprio nella tensione tra queste polarità, come un tempio costruito su fondamenta di acciaio e partiture.
Il debutto "Down the Tormented Chthonic Path" pubblicato nel 2025, rappresenta il primo atto formale di questa discesa rituale. L’album non si presenta come una raccolta di brani, ma come un percorso coerente, concepito nell’arco di diversi anni. Ogni traccia contribuisce alla narrazione, senza elementi superflui. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: creare un’opera solida, monumentale, capace di incarnare pienamente la visione della band.
Gli strati sinfonici attraversano il disco come una corrente sotterranea. Non sono ornamento, ma sostegno strutturale. Intensificano la dimensione aggressiva invece di attenuarla, trasformando la brutalità in un’esperienza quasi liturgica. Il risultato è un equilibrio costante tra grandezza rituale ed estremità sonora, una dualità che costituisce il nucleo identitario del gruppo.
Il processo creativo riflette questa filosofia. La scrittura avviene principalmente in sala prove, ma rimane aperta all’improvvisazione controllata. La struttura nasce da un’idea condivisa, poi si lascia spazio alle texture, alle sfumature vocali e agli interventi orchestrali che emergono durante le sessioni. L’istinto viene preservato dentro una forma consapevole. La domanda guida non è quanto sia complesso un passaggio, ma se sia necessario. Se un elemento non appare indispensabile, viene scartato. Questa severità rende la musica diretta, inevitabile.
Il fondamento concettuale è radicato in una visione simbolica precisa: esplorare la dimensione ctonia, la morte metafisica e il processo alchemico di distruzione e trasformazione. Testi e suono non sono compartimenti separati, ma parti di un continuum. La musica diventa ritualizzazione della discesa, attraversamento delle ombre e loro trasfigurazione in forma artistica.
Le fonti di ispirazione si estendono oltre l’extreme metal. Filosofia, occultismo, psicologia simbolica, mitologia e tradizioni rituali costituiscono il terreno da cui germoglia la scrittura. Anche la letteratura, l’arte visiva e il cinema contribuiscono a modellare l’atmosfera: opere in cui luce e ombra dialogano, narrazioni che fondono orrore e riflessione esistenziale, immagini che portano con sé un peso metafisico. Il luogo creativo non è solo uno spazio fisico, ma uno stato mentale liminale, una soglia dove simboli ed emozioni si condensano in suono.
Nel panorama italiano, la scena metal continua a evolversi, con una crescente integrazione di elementi sinfonici e atmosferici all’interno dell’estremità tradizionale. In questo contesto, gli XSEPHIROTH si distinguono per la loro coerenza progettuale. Ogni aspetto del lavoro, dalla composizione alla produzione fino all’immagine visiva, viene curato come parte integrante dello stesso universo. La band non concepisce la promozione come semplice esposizione, ma come estensione della propria estetica.
Il viaggio quindi non si esaurisce con l’ascolto.
Si compie nel momento in cui l’ascoltatore accetta di attraversare la soglia.
E una volta entrati nel percorso, non si tratta più di tornare indietro, ma di proseguire nella discesa, dove il suono diventa rito e il rito diventa trasformazione.
Alessia Buccino