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VOID OF SLEEP - Vox Profana - BLACKZine.com

Il nome, prima ancora della

musica, è già una condizione.
“Void of Sleep” è traducibile letteralmente come vuoto di sonno: in inglese viene usato per descrivere una privazione patologica del riposo, una mancanza che consuma e altera. Ma nel lessico dei VOID OF SLEEP questa definizione si piega, si contorce e cambia pelle. Non è più solo assenza: diventa soglia.
È da qui che il viaggio prende forma.
Non un cammino lineare, ma un attraversamento di stati di coscienza. Un movimento continuo tra veglia e abbandono, tra controllo e dissoluzione. Un dormiveglia che non consola, ma disorienta. Quel territorio fragile in cui l’insonnia smette di essere solo privazione e diventa percezione alterata: immagini che si formano senza chiedere permesso, pensieri che non appartengono più a una direzione precisa.
È un limbo. Una stanza senza angoli. Un tempo che non si lascia misurare.
Ed è in questa zona intermedia che si innesta l’intera traiettoria della band.
Dal 2010 a Ravenna, quando Gale, Allo, Paso e Burdo iniziano a dare forma al progetto, il suono non si presenta mai come qualcosa di stabile. È piuttosto una materia in sospensione, come se ogni nota fosse ancora in bilico tra nascita e dissoluzione. Lo stoner-sludge psichedelico degli esordi non è un punto di partenza definito, ma una prima emersione da quel “vuoto di sonno” che il nome già suggerisce.
Con Tales between Reality and Madness (2013), questo stato liminale prende una prima forma articolata. Realtà e follia non sono più opposti, ma correnti che si intrecciano. L’ascolto diventa attraversamento: non si osserva un confine, lo si oltrepassa continuamente. I testi scavano negli angoli oscuri della psiche, nelle derive oniriche, negli incubi che non si dissolvono al risveglio ma restano appiccicati alla percezione.
Poi arriva New World Order (2015), e il viaggio si fa più strutturato ma anche più opaco. Il suono si addensa, diventa più pesante, più stratificato, ma anche più melodico. Come se il dormiveglia iniziasse a organizzarsi in architetture simboliche. Il concept legato a massoneria e poteri occulti non è una spiegazione del mondo, ma una sua deformazione: una rete di significati che si intravede senza mai potersi afferrare del tutto.
È qui che il “vuoto di sonno” assume la sua forma più esplicita: non come assenza di coscienza, ma come coscienza alterata. Uno stato in cui tutto sembra rivelarsi e contemporaneamente sfuggire.
Nel 2017 il percorso subisce una frattura concreta con l’uscita di Riccardo Pasini. La band rallenta, si rarefà. Ma anche questa sospensione diventa parte del linguaggio: il vuoto non è interruzione, è parte del ciclo.
Nel 2019 la formazione si ricompone con Andrea Burgio al basso e Mohammed Ashraf ai synth e alle tastiere. Il suono si apre a nuove profondità, come se il dormiveglia si popolasse di nuovi strati percettivi.
Metaphora (2020) è il punto in cui questo stato raggiunge una forma compiuta. Ma non risolta. È un’opera che non chiude il percorso, lo cristallizza per un istante. Arriva nel mondo proprio quando il mondo stesso entra in una sospensione globale, durante la pandemia di COVID-19. Anche qui, la coincidenza non è narrativa: è quasi speculare. Un disco nato come apice di una ricerca si ritrova immerso in un altro tipo di limbo collettivo.
Eppure continua a propagarsi. La ricezione critica lo riconosce come un punto di maturazione, quasi come se la band avesse trovato una lingua definitiva proprio mentre il contesto esterno si spegneva.
Negli anni successivi il percorso si frammenta ancora: concerti sporadici, festival selezionati, aperture importanti. Apparizioni più che tournée. Come se il progetto esistesse ormai a intermittenza, in stati alternati di presenza e assenza.
Nel 2023 la band torna in sala prove. Di nuovo un ritiro. Di nuovo una discesa nel laboratorio interno del suono. L’approccio cambia leggermente, ma resta coerente con la loro natura: non fissarsi mai in una forma unica.
Da questo nuovo ciclo nasce The Abyss into which we all have to stare, registrato nel 2024. Il titolo è già una direzione: non più il confine tra sogno e veglia, ma lo sguardo diretto dentro l’abisso stesso. Non l’oscillazione, ma la fissazione dello sguardo.
L’uscita, prevista per ottobre 2025, non chiude il viaggio. Lo riapre.
Perché l’intero percorso dei Void of Sleep sembra muoversi proprio come il suo nome suggerisce: in quello spazio sospeso tra sonno e veglia, dove la percezione si incrina e il reale smette di essere stabile. Un dormiveglia lungo anni, fatto di ritorni, fratture, espansioni e silenzi.
Un viaggio che non conduce fuori dal buio.
Ma lo abita, fino a renderlo linguaggio.

 

Alessia Buccino

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