Ci sono nomi che
nascono dopo lunghe riflessioni, altri che vengono scelti per il loro significato simbolico e poi ci sono quelli che arrivano da una scatoletta di fiammiferi dimenticata in sala prove. È il caso dei Respiro Nocivo, una band che, quando ha iniziato a muovere i primi passi, non aveva ancora un nome, ma aveva già abbastanza cose da dire. E forse, ripensandoci oggi, non avrebbe potuto trovarne uno più adatto.
Siamo all'inizio del 2009. I ragazzi sono già un gruppo, suonano insieme e si divertono a riproporre brani di Green Day, The Offspring, Punkreas e Derozer. Manca ancora un'identità precisa, ma c'è una necessità che comincia a farsi sentire: smettere di interpretare le parole degli altri e iniziare a raccontare le proprie. Vogliono cantare in italiano, esprimere qualcosa che appartenga davvero a loro e, soprattutto, girare il più possibile grazie alla musica, conoscere luoghi e incontrare persone. Da questa voglia prende forma il progetto Respiro Nocivo.
Anche la scelta del nome ha qualcosa di spontaneo e divertente. Durante una prova, in sala, c'è una scatoletta di fiammiferi. Sull'etichetta compare probabilmente un'avvertenza che invita a non inalare il prodotto perché nocivo alla salute. Non ricordano nemmeno esattamente cosa ci fosse scritto, ma quelle due parole rimangono impresse: Respiro Nocivo. Una scelta fortuita che, con il tempo, assume un significato decisamente più profondo. «Respiriamo i mali del mondo», spiegano. E così quello che inizialmente era soltanto un nome trovato quasi per caso finisce per diventare una sintesi piuttosto efficace del loro modo di osservare la realtà.
Le prime coordinate musicali arrivano soprattutto dal punk rock italiano. Punkreas, Derozer, Shandon e Persiana Jones sono riferimenti importanti, insieme ai Clash, ma l'universo sonoro della band si allarga ulteriormente con l'arrivo di Franco, chitarrista cileno che porta con sé influenze provenienti dalla scena spagnola e latinoamericana. Entrano così nel loro immaginario La Polla Records, Los Fabulosos Cadillacs e Kortatu, contribuendo ad arricchire un'identità musicale che non si limita a guardare a un solo territorio.
Se si confrontano quei primi anni con il presente, i cambiamenti sono stati numerosi. All'inizio si cantava di birra e feste, si suonava nei baretti di paese della provincia di Vicenza e spesso, come raccontano loro stessi senza troppi giri di parole, si arrivava anche piuttosto sbronzi. I sogni erano quelli di tanti ragazzi che iniziano a suonare: salire sui palchi delle proprie band preferite, riuscire ad aprire i loro concerti e vivere la musica il più intensamente possibile. Oggi i Respiro Nocivo si definiscono più arrabbiati e meno spensierati. È cambiato il loro approccio, è cresciuta l'attenzione verso ciò che portano sul palco e verso le persone che vengono ad ascoltarli. Un concerto non è più soltanto un'occasione per divertirsi, ma qualcosa da preparare con cura, cercando di offrire al pubblico una bella esperienza. Nel frattempo sono arrivati i viaggi, anche all'estero, e molti di quei piccoli sogni che accompagnavano gli inizi hanno cominciato a trasformarsi in realtà. Con una differenza importante: oggi vengono affrontati con maggiore serietà.
Perché portare avanti una band per diciassette anni significa anche fare i conti con tutto ciò che non si vede durante un'esibizione. Il venerdì sera si parte dopo aver terminato il lavoro, si raggiunge il locale, si suona, si va a dormire tardi e il sabato si riparte per un'altra destinazione. Poi un'altra notte con poche ore di sonno, il viaggio di ritorno la domenica e una nuova settimana lavorativa pronta a cominciare. Non è una vita adatta a tutti. A questo si aggiungono il tempo e il denaro da investire nelle prove, nelle registrazioni e nella produzione dei dischi, che richiedono risorse sempre più importanti, senza dimenticare le inevitabili differenze di idee e vedute all'interno di un gruppo. Nel corso degli anni sono passati tanti musicisti e più di una volta il progetto si è ritrovato a dover ricominciare da capo. In diverse occasioni il cantante si è trovato praticamente da solo a ricostruire la band.
Ci sono stati momenti in cui l'idea di mollare tutto è diventata concreta, perché la fatica di tenere insieme ogni cosa può pesare anche sulla passione più forte. Uno degli episodi più difficili risale alla vigilia di un concerto a Bologna, dove i Respiro Nocivo avrebbero dovuto aprire per Bull Brigade e Klasse Kriminale. Il batterista decise di lasciare il gruppo il giorno prima dell'esibizione, senza un motivo che la band riuscisse a comprendere. Una notizia arrivata di venerdì, quando tutto era ormai pronto, capace di far crollare il mondo addosso ai componenti. Non c'era molto tempo per reagire, ma serviva trovare una soluzione. Così chiesero aiuto a un amico, che si mise a imparare cinque brani e riuscì a permettere loro di salire comunque sul palco. Una di quelle situazioni in cui la voglia di continuare deve necessariamente trovare una strada, anche quando sembra non essercene una.
Eppure, nonostante tutto, c'è qualcosa che continua a richiamarli verso la musica. Lo raccontano con una frase che non ha bisogno di grandi spiegazioni: quando sei fermo, torna la necessità di suonare.
Questa necessità si ritrova anche nel loro processo creativo, che non segue un metodo rigido. Ogni canzone ha avuto una genesi diversa: alcune sono nate praticamente complete, da una cantilena, qualche parola o un ritornello che ha trovato subito la propria dimensione musicale. Più spesso, invece, sono i chitarristi e il bassista a lavorare sulle parti strumentali, sulle quali il cantante costruisce il testo, cercando parole e sonorità che possano funzionare insieme. Da quel primo incontro tra musica e voce comincia poi il lavoro collettivo, durante il quale tutti contribuiscono a modificare, aggiungere e creare.
La scrittura rimane profondamente legata alle esperienze personali. Nei testi dei Respiro Nocivo entrano il lavoro, la società, le emozioni, le storie dei luoghi in cui vivono, gli amici, le idee e le convinzioni che hanno maturato. Non cercano argomenti lontani da loro e non hanno interesse a costruire racconti che non sentano propri. «È impossibile parlare di qualcosa che non ci appartiene», spiegano. Una dichiarazione che chiarisce bene il rapporto tra la loro musica e la realtà quotidiana: ciò che viene raccontato nasce da esperienze vissute, osservate e attraversate direttamente.
Anche il brano che meglio rappresenta la band è cambiato insieme a loro. Se agli inizi il manifesto poteva essere individuato in *Sbronzi Rozzi e Zozzi*, con tutta la semplicità e l'ingenuità di quella prima stagione, oggi il posto spetta a *Portami Via*. La canzone affronta le difficoltà e la frustrazione di vivere all'interno di un sistema capitalistico fondato sullo sfruttamento del lavoro, ma non si ferma alla denuncia. Al suo interno c'è anche una spinta a reagire, a lottare per costruire un futuro migliore. È una differenza significativa rispetto agli esordi: la rabbia non è più soltanto uno sfogo, ma diventa uno strumento per prendere posizione.
Se invece si guarda all'intero percorso discografico, il lavoro che la band sente maggiormente rappresentativo della propria evoluzione è *Cor Meum Anima Mea*. Lo considerano un disco maturo, capace di esprimerli completamente e di restituire con maggiore precisione ciò che sono diventati. Un punto importante nella loro crescita artistica, che raccoglie esperienze, cambiamenti e una consapevolezza costruita nel tempo.
In oltre quindici anni di attività, i Respiro Nocivo hanno avuto modo di condividere il palco con numerose realtà e di attraversare contesti molto diversi tra loro. Tra i ricordi che tutta la band conserva con maggiore affetto c'è il Summerside Festival in Svizzera, una tappa particolarmente significativa perché ha rappresentato la loro prima esperienza all'estero. Non si trattava di un piccolo locale o di una semplice data fuori dai confini italiani, ma di un festival di grandi dimensioni, con un cartellone che comprendeva nomi come Billy Idol, Alestorm e Dream Theater.
A rendere quell'esperienza ancora più particolare era il contesto musicale: un festival prevalentemente metal, nel quale una band punk non poteva necessariamente dare per scontata la risposta del pubblico. E invece l'accoglienza fu sorprendente. Non si aspettavano un entusiasmo del genere e proprio quella reazione ha trasformato il concerto in uno dei momenti più belli della loro storia. Marsiglia e Vienna sono altre due tappe che ricordano con particolare entusiasmo, mentre in Italia un posto speciale spetta al Distruggi La Bassa.
Anche le collaborazioni hanno lasciato segni importanti, non soltanto dal punto di vista musicale. Condividere il palco con artisti che si ammirano permette di conoscerli al di là della loro dimensione pubblica e, spesso, di scoprire persone meravigliose, disponibili e decisamente fuori di testa. Da alcuni di questi incontri sono nate amicizie che continuano ancora oggi. Tra le esperienze più recenti, la band ricorda in particolare quella con Francesco, violinista dei Modena City Ramblers. Una presenza che ha lasciato un'impressione fortissima, tanto che il cantante racconta di aver avuto la pelle d'oca per tutto il tempo in cui Francesco ha suonato insieme a loro.
Il rapporto con la scena punk e ska italiana, invece, porta con sé una riflessione meno spensierata. Quando i Respiro Nocivo hanno iniziato, alla fine degli anni d'oro del genere, c'erano moltissime band, locali e centri sociali pronti a ospitare concerti e iniziative. Era una scena popolata, con occasioni di incontro e spazi nei quali il punk poteva esprimersi e continuare a crescere. Con il passare degli anni, però, c'è stato un calo generale. Meno gruppi, meno locali e meno opportunità per chi suona. Secondo la band, la società oggi lascia ancora meno spazio a questo tipo di espressione rispetto al passato.
Eppure, in mezzo a questo ridimensionamento, riconoscono anche un aspetto positivo: chi è rimasto continua a farlo con maggiore sincerità, senza necessariamente seguire quella moda che aveva accompagnato il genere a partire dagli anni Novanta. Oggi vedono segnali di ripresa soprattutto nell'hardcore punk e sperano che questa nuova energia possa tradursi anche in una maggiore disponibilità da parte dei locali italiani e dei centri sociali a ospitare concerti e dare spazio alle band.
Portare avanti un progetto indipendente è diventato sicuramente più difficile rispetto a un tempo. I costi delle registrazioni e delle produzioni sono elevati e realizzare un album richiede un investimento economico considerevole. Ma esiste un elemento che continua a rendere questa scelta irrinunciabile: la libertà. Rimanere indipendenti significa poter decidere cosa dire, come farlo e in quale direzione portare la propria musica, senza dover rispondere a logiche esterne.
Per i Respiro Nocivo, rimanere fedeli alla propria identità significa soprattutto essere sinceri e coerenti con sé stessi. Suonare è un modo per buttare fuori ciò che si ha dentro e non hanno mai sentito la necessità di adattarsi a una moda o inseguire una tendenza. È una posizione che si riflette tanto nei testi quanto nel loro modo di vivere il progetto.
Ma una band non è fatta soltanto di canzoni, concerti e dichiarazioni d'intenti. È anche un gruppo di persone che trascorre insieme moltissimo tempo, affronta viaggi interminabili, condivide imprevisti e, inevitabilmente, accumula una quantità considerevole di episodi da raccontare. Tra i più divertenti c'è quello avvenuto durante il viaggio di ritorno dalla tournée in Francia di quest'anno.
Fabio, chitarrista della band, è alla guida. È notte fonda e in macchina ci sono anche il cantante e Sara, la sua compagna. La conversazione passa da un argomento all'altro, come spesso succede durante i viaggi notturni, quando la stanchezza e le chiacchiere riescono a dare vita a discussioni che sembrano non finire mai. A un certo punto il discorso si sposta sul matrimonio e Fabio comincia a esporre con grande convinzione le ragioni per cui non ritiene necessario sposarsi. Un vero e proprio comizio, portato avanti con argomentazioni e una sicurezza incrollabile. Gli altri due lo lasciano parlare, soddisfatto delle proprie idee e probabilmente convinto di averli persuasi dopo quelle tre ore di discussione.
Peccato che, una volta arrivati a casa, il cantante abbia deciso di chiedere a Sara di sposarlo. Fabio viene informato successivamente e la sua reazione è tutta da immaginare: uno sconsolato «ma nooo!», dopo aver scoperto che il suo lungo intervento non aveva sortito esattamente l'effetto sperato.
Dietro questa storia c'è anche un ritratto piuttosto fedele del gruppo. I componenti sono tutti diversi, hanno idee personali e visioni differenti, ma sono molto uniti proprio anche grazie a queste differenze. Si stuzzicano continuamente, si prendono in giro e non hanno bisogno di prendersi troppo sul serio nella vita di tutti i giorni. C'è una sola eccezione: quando si suona. Se potessero tornare al 2009 e incontrare quei ragazzi che stavano fondando i Respiro Nocivo, probabilmente consiglierebbero loro un po' più di serietà, di fare festa soltanto dopo aver suonato e di mantenere maggiore costanza, mettendo la band al primo posto. Un consiglio che arriva dopo diciassette anni di esperienze, errori e ripartenze.
E se c'è qualcosa che vorrebbero lasciare a chi ascolta la loro musica per la prima volta, è proprio la volontà di non rimanere indifferenti. I Respiro Nocivo vogliono scuotere le coscienze, invitare a lottare con rabbia per ciò che è giusto e difendere principi che considerano fondamentali: la libertà di pensiero, la libertà di vivere la propria sessualità, l'uguaglianza tra razze e religioni e la dignità nel lavoro. Non vogliono soltanto raccontare le contraddizioni del mondo, ma anche trasmettere la speranza che un futuro migliore sia possibile e che valga la pena impegnarsi per costruirlo.
Il prossimo passo è già in preparazione. La band sta lavorando a un nuovo album, un obiettivo che rappresenta la priorità del momento e che dovrebbe proseguire lungo la direzione intrapresa negli ultimi anni: una crescita continua, accompagnata dalla ricerca di nuove esperienze e soddisfazioni. Non c'è la volontà di stravolgere ciò che sono diventati, ma quella di continuare a sviluppare un percorso nel quale riconoscersi.
Dalla scatoletta di fiammiferi trovata in sala prove ai festival internazionali, dai baretti della provincia di Vicenza ai palchi condivisi con artisti che un tempo ascoltavano soltanto attraverso gli altoparlanti, i Respiro Nocivo hanno attraversato diciassette anni di musica senza dimenticare da dove sono partiti. Hanno cambiato formazione, affrontato difficoltà, perso componenti, ricostruito il gruppo e imparato a convivere con i sacrifici che una scelta del genere comporta. Sono diventati più consapevoli, forse anche più arrabbiati, ma non hanno perso quella capacità di ridere di sé stessi che emerge chiaramente dai loro racconti.
Il loro nome, nato quasi per scherzo, oggi sembra contenere una dichiarazione d'intenti: respirare i mali del mondo significa anche accorgersi di ciò che non funziona, sentirne il peso e trovare un modo per reagire. Per i Respiro Nocivo quel modo continua a essere la musica, una chitarra, una batteria, parole che non hanno intenzione di addolcire la realtà e la voglia di salire ancora una volta su un palco.
Perché, dopo tutti questi anni, possono cambiare molte cose, possono cambiare le persone e possono cambiare le prospettive. Ma quando arriva il momento di fermarsi, quella necessità di suonare torna sempre a farsi sentire.
Alessia Buccino