Esistono pagine che
sembrano guardare verso il basso, scavando nella terra alla ricerca delle proprie radici. Altre, invece, alzano lo sguardo verso il cielo.
Tra le pagine del Grimorio di Vox Profana, quella dedicata agli OREYEON porta con sé il riflesso di costellazioni lontane, di amplificatori incandescenti e di un processo creativo che negli anni non ha mai smesso di mutare forma. Come ogni autentica opera alchemica, la loro storia non racconta una destinazione, ma una continua trasformazione.
L'origine del progetto risale al desiderio semplice di quattro musicisti di condividere del tempo insieme facendo ciò che amavano di più: suonare.
L'idea iniziale nasce da Andrea e Peo, quasi come una scusa per ritrovarsi in sala prove. Nelle intenzioni originali il progetto avrebbe dovuto muoversi lungo coordinate stoner rock piuttosto definite, ma l'arrivo di Matteo e Richard cambiò rapidamente l'equilibrio della formula.
Quella che sembrava una semplice collaborazione iniziò immediatamente a mostrare possibilità molto più ampie.
"Tra noi quattro è scattata immediatamente la chimica e tutto è sempre venuto in modo molto naturale."
I primi passi vengono mossi tra il 2013 e il 2014, anni in cui ogni membro porta nel nuovo progetto il proprio bagaglio musicale. Punk rock, grindcore, grunge, stoner e heavy psych diventano ingredienti differentidella stessa miscela.
Come spesso accade nelle trasformazioni più riuscite, però, il risultato finale non assomiglia più ai singoli elementi che lo compongono.
Anche il nome della band racconta questa tensione verso qualcosa che va oltre l'ordinario. OREYEON nasce come un gioco fonetico ispirato a Orion, la celebre costellazione, e porta con sé l'idea di un suono massiccio e spaziale, capace di accompagnare l'ascoltatore verso territori sconosciuti.
"Volevamo evocare un suono massiccio, spaziale che porta l'ascoltatore verso luoghi ignoti e immaginari."
La scena stoner e doom tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila rappresenta una delle scintille fondamentali della loro formazione. Furono anni di fermento creativo, di album destinati a diventare classici e di una comunità musicale che riusciva a contagiare chiunque ne entrasse in contatto.
Ma se le influenze rappresentano la materia prima, l'alchimia degli OREYEON si manifesta soprattutto nella loro capacità di non rimanere mai fermi.
Sin dalle prime prove, la sensazione era quella di una macchina già perfettamente oliata. Le idee fluivano con naturalezza e la direzione artistica appariva sorprendentemente chiara.
"Dalla prima prova ci siamo trovati in termini di composizione e di suono, come se avessimo già suonato insieme da anni."
Il primo concerto arriva nel marzo del 2015, a La Spezia, città natale della band. Un palco condiviso con amici, entusiasmo e la sensazione concreta che il progetto avesse finalmente assunto una forma visibile.
Le conferme successive non tardano ad arrivare.
L'interesse mostrato da Heavy Psych Sounds Records nei confronti del loro primo full length rappresenta uno dei momenti che contribuiscono a consolidare la consapevolezza di trovarsi davanti a qualcosa di importante.
Eppure, osservando la discografia degli OREYEON, emerge chiaramente come il vero protagonista non sia il successo, ma il cambiamento.
Dalla demo iniziale, caratterizzata da uno stoner metal più diretto, il gruppo ha attraversato territori sempre diversi. Le atmosfere psichedeliche di *Ode To Oblivion*, le incursioni doom e progressive di *Equations For The Useless* e infine *The Grotesque Within*, considerato dalla band stessa il punto di sintesi più completo raggiunto finora.
"Ogni nostro album ha una direzione diversa rispetto agli altri, pur senza snaturare la formula originale."
Questa continua evoluzione non nasce da una strategia studiata a tavolino.
Al contrario, sembra essere il risultato naturale di una curiosità che non ha mai smesso di alimentare il processo creativo.
Uno dei momenti decisivi di questa trasformazione coincide con la realizzazione del nuovo studio di registrazione e della sala prove condivisa. Avere uno spazio in cui registrare, riascoltare, correggere e ricominciare ha modificato profondamente il loro approccio alla composizione.
La possibilità di lavorare senza limiti di tempo ha permesso agli OREYEON di sviluppare una maggiore attenzione ai dettagli, alla struttura e alla circolarità dei brani.
"Provare, registrare, riascoltare, correggere e registrare ancora ha permesso alla band di evolvere in una nuova forma."
È un passaggio che ricorda da vicino i processi descritti nei testi alchemici medievali: la materia viene sottoposta a trasformazioni continue fino a raggiungere una forma più pura e consapevole.
Anche la band riconosce questa maturazione.
Gli OREYEON degli esordi possedevano un approccio più diretto, quasi impulsivo. Oggi la ricerca compositiva appare più raffinata, più attenta alle sfumature e maggiormente orientata verso territori inesplorati.
"Al momento c'è più volontà di cercare nuove vie e nuove strade nella composizione."
Forse è proprio qui che si trova il sigillo che chiude questa pagina del Grimorio.
Non nella definizione di un genere, né nella ricerca di una formula definitiva.
Gli OREYEON sembrano appartenere a quella rara categoria di band che considera l'evoluzione una necessità piuttosto che un'opzione. Un organismo creativo che continua a mutare senza perdere la propria identità, esplorando nuove costellazioni sonore ogni volta che entra in sala prove.
E se dovessimo condensare l'essenza del loro percorso in un'unica immagine, probabilmente sarebbe quella suggerita da loro stessi.
Un'estate torrida.
Qualche joint.
Gli amplificatori accesi.
E il rumore persistente di una musica che continua a risuonare anche quando il silenzio è già tornato.
Alessia Buccino