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DUIR - Vox Profana - BLACKZine.com

Il percorso dei DUIR

non inizia con un’esplosione, ma con un movimento lento, quasi impercettibile. Un viaggio che prende forma nel 2013 e che non nasce da un punto fermo, ma da una direzione in continua ridefinizione. Fin dall’inizio, la loro identità si costruisce come qualcosa di instabile nel senso più attivo del termine: cambi di formazione, assestamenti, sperimentazioni, fino alla progressiva definizione di una line-up coerente sia sul piano sonoro che su quello degli obiettivi.
Più che una partenza, quello dei DUIR è un cammino che si chiarisce mentre viene percorso.
Il nome stesso della band rappresenta la prima tappa di questo tragitto. DUIR non viene abbandonato lungo la strada, ma portato con sé come riferimento alle origini. Anche quando il linguaggio musicale si allontana dalle sue radici più esplicitamente folk e pagan, il legame con ciò che ha dato inizio al percorso resta presente, trasformato ma non rimosso. Le componenti melodiche e l’utilizzo di determinati strumenti continuano a mantenere un filo diretto con quella fase iniziale del viaggio.
La traiettoria del progetto non è segnata da una rottura netta, ma da una deviazione progressiva. Un passaggio che la band stessa definisce come una forma di catarsi, più che come una frattura. Un momento determinante in questa svolta è stato l’incontro con l’album Todbringer degli Ellende, che ha funzionato da punto di riferimento per una nuova direzione artistica, aprendo il percorso verso una scrittura più atmosferica e introspettiva.
Il viaggio dei DUIR cambia così paesaggio, ma non destinazione.
Il nuovo capitolo di questo cammino è rappresentato da Catarsi, album in uscita per AOP Records il 26 giugno. In questo lavoro, la band attraversa un territorio preciso: quello della Prima Guerra Mondiale, utilizzata non come semplice ambientazione storica, ma come scenario emotivo e simbolico. Il paesaggio che ne emerge è quello di un fronte segnato dalla tensione, dalla distruzione e da una sospensione costante tra vita e perdita.
È una tappa del viaggio in cui la strada si fa più dura, e la luce meno definita.
All’interno di questo percorso, uno degli elementi centrali della visione dei DUIR è il dualismo tra vita e non vita, inteso non come opposizione rigida, ma come condizione di transito. Il viaggio non conduce mai a una stabilità definitiva, ma attraversa continuamente stati intermedi, in cui l’identità e la percezione restano in trasformazione.
Anche il processo creativo segue una direzione coerente con questa impostazione. La costruzione dei brani nasce sempre da un elemento musicale iniziale: riff e strutture che definiscono stati emotivi precisi. Da lì si sviluppa il resto del percorso compositivo, con i testi che arrivano in un secondo momento, come conseguenza diretta di ciò che la musica ha già tracciato. In questo senso, il viaggio creativo parte sempre dal suono e solo successivamente trova una forma verbale.
Nel corso di questo tragitto, anche gli spazi hanno un ruolo preciso. Pause, silenzi e sospensioni non rappresentano interruzioni del cammino, ma momenti strutturali che ne regolano il ritmo. Sono tratti di strada in cui il movimento si ferma solo apparentemente, preparando in realtà il passaggio successivo.
Dal punto di vista emotivo, il viaggio dei DUIR è attraversato da una componente costante di fragilità e intensità. Non come elemento estetico, ma come parte integrante dell’esperienza che la loro musica racconta. Una condizione che non riguarda solo i soggetti narrativi delle composizioni, ma una dimensione più ampia e condivisa.
Il percorso prosegue poi nella dimensione live, che non viene concepita come deviazione dal tracciato principale, ma come suo proseguimento diretto. Sul palco, il viaggio si manifesta in forma fisica, senza soluzioni di continuità rispetto al lavoro in studio. L’intenzione non è quella di modificare il linguaggio, ma di portarlo in uno spazio diverso, mantenendo coerenza e direzione.
Anche l’aspetto visivo rientra in questo stesso movimento. La costruzione estetica non è separata dal suono, ma ne rappresenta una traduzione ulteriore. Le figure portate sul palco non sono elementi decorativi, ma parti di un percorso narrativo che coinvolge la dimensione collettiva dell’esperienza umana. Il viaggio, in questo caso, non è individuale, ma condiviso e frammentato in più identità.
Guardando al futuro, il tragitto dei DUIR non presenta una destinazione definita. Non si tratta di un percorso chiuso, ma di una direzione ancora in evoluzione, in cui ogni tappa può modificare la successiva. Il viaggio rimane aperto, in costante ridefinizione, senza un punto di arrivo dichiarato.
In questo senso, i DUIR si configurano come un percorso ancora in corso, in cui ogni fase rappresenta non una conclusione, ma una nuova sezione della stessa strada.
E forse è proprio qui che il viaggio trova la sua sintesi più concreta: non nell’arrivare, ma nel continuare a muoversi attraverso ciò che cambia forma mentre viene attraversato.

 

Alessia Buccino

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