Ogni viaggio, prima ancora di essere
cammino, è consacrazione.
Si attraversa una soglia invisibile, si abbandona il profano quotidiano e si entra in uno spazio dove il tempo si stratifica, la storia pesa e il suono diventa atto rituale. Il percorso tracciato dai BLOODTRUTH non chiede adesione né conforto: è un pellegrinaggio severo, costruito su dogmi infranti e verità sepolte, in cui la brutalità tecnica assume la funzione di un linguaggio liturgico rovesciato. Ogni brano è una stazione, ogni pausa una genuflessione mancata, mentre il passato inquisitorio, coloniale, sacrale, viene riesumato e offerto non come memoria, ma come condanna sonora. In questo viaggio VOX PROFANA entra in punta di piedi, consapevole che qui la musica non si ascolta soltanto: si attraversa, si subisce, si testimonia.
I BLOODTRUTH emergono nel 2009 come un atto condiviso con Paolo e Francesco dei FLESHGOD APOCALYPSE, in una fase in cui l’urgenza creativa precede ancora la forma definitiva. In questo primo tempo vengono composti "Coerced to Serve", "Suppurating of Deception" e "Summoning the Heretics": brani registrati nelle loro strutture essenziali, mai destinati alla pubblicazione, come scritture preparatorie rimaste fuori dal canone. Il peso crescente degli impegni dei FLESHGOD APOCALYPSE impone però una frattura netta, e il progetto viene sospeso, lasciato in uno stato di latenza necessario.
È solo dopo tre anni di silenzio che il cammino riprende. Nel 2012 una nuova formazione prende corpo e consente ai BLOODTRUTH di incidere un demo, primo vero sigillo di esistenza, che conduce alla firma con "Unique Leader Records". La pubblicazione di "Obedience" nel 2014 rappresenta l’ingresso ufficiale nel circuito europeo: un attraversamento fisico e simbolico del continente, condiviso con nomi fondamentali del death metal estremo come NILE, SUFFOCATION, ANTROPOFAGUS e DEVANGELIC.
Il 2016 segna un ulteriore rito di trasformazione. La band ristruttura la propria architettura interna affidando il ruolo vocale a Luis Maggio e introducendo una seconda chitarra con Stefano Clementini. Questa nuova forma trova piena compiutezza in "Martyrium", pubblicato nel settembre 2018, seguito da un tour europeo da headliner che sancisce il passaggio definitivo dei BLOODTRUTH da realtà in divenire a entità pienamente consacrata.
Oggi il cammino dei Bloodtruth è sorretto da Luis Maggio alla voce, Stefano Rossi Ciucci e Francesco Caponera alle chitarre, Riccardo Rogari al basso e Giacomo Torti alla batteria, cinque elementi uniti in una macchina sonora compatta e implacabile.
L’uso dei canti gregoriani entra nel lessico dei BLOODTRUTH fin dalla loro nascita, nel 2009, come parte fondante dell’atto creativo e non come semplice richiamo estetico. L’intento non è mai stato quello di evocare genericamente il sacro, terreno già ampiamente esplorato nel death e nel black metal, ma di piegarlo, innervarlo nella struttura stessa dei brani, fino a renderlo inseparabile dal loro significato. Nei BLOODTRUTH il canto liturgico non accompagna: incide, attraversa, contamina.
Con "Obedience" questa visione prende forma come esperienza immersiva. L’ascolto è concepito come un ingresso fisico all’interno di un monastero, uno spazio da attraversare stanza dopo stanza, secolo dopo secolo, dal medioevo fino all’età moderna. È un viaggio che espone le pareti, le pratiche e le dottrine di un’istituzione che ha inciso profondamente sulla storia occidentale. Per la band, "Obedience" rappresenta un primo esperimento in questa direzione: un lavoro ancora acerbo, ma sufficiente a rivelare la potenza del metodo e a convincerli della necessità di approfondirlo.
L’album nasce con l’ambizione di essere un corpo unico, coerente in ogni sua parte. Testi, musica e artwork rispondono a un medesimo disegno concettuale, articolato in tre Liber: sociale, filosofico e storico. La materia su cui i BLOODTRUTH intervengono non è astratta, ma documentata.
Testi inquisitori, cronache dei processi, testimonianze della persecuzione subita da figure come Galileo Galilei e Giordano Bruno diventano strumenti di analisi e di accusa, utilizzati per condannare i soprusi della Chiesa con cognizione di causa, senza rifugiarsi nella retorica facile.
In questo quadro i canti gregoriani assumono un valore di rottura. Non sono segni di devozione, ma elementi di contrasto violento: litanie ipocrite spezzate dall’irruzione del death metal, come se l’ascoltatore entrasse in chiesa sfondando la porta, interrompesse il rito e trasformasse il suono in un atto di denuncia frontale, fisico, ineludibile.
Se "Obedience" è l’ingresso e la rivelazione iniziale, "Martyrium" ne rappresenta il secondo capitolo dottrinale, quello in cui l’intuizione si trasforma in condanna. Il viaggio abbandona l’architettura dell’istituzione per concentrarsi sulle sue vittime, sulla carne e sulle idee sacrificate in nome del dogma. Qui il linguaggio dei BLOODTRUTH si fa più consapevole e compatto: ciò che era sperimentazione diventa dottrina, e il suono assume definitivamente la funzione di testimonianza.
In "Martyrium", la voce dei BLOODTRUTH diventa strumento di testimonianza e denuncia. Tutti i testi sono stati scritti dall’attuale cantante Luis Maggio, ad eccezione di "Peste Noire", ideata dal precedente vocalist Luigi Valenti. Le parole si confrontano con la storia dell’inquisizione e delle ingiustizie perpetrate dalla Chiesa, trasformando eventi storici in veri e propri capolavori letterari, sulle tracce della tradizione di opere come "Il nome della rosa" di Umberto Eco.
La dimensione visiva dell’album è affidata all’artista peruviano José Gabriel Alegria Sabogal, che ha realizzato esclusivamente per i BLOODTRUTH il dipinto scelto come copertina. L’opera, ispirata allo stile artistico del XV secolo, appartiene a un corpus più ampio di circa dieci dipinti sulle torture storiche, commissionati direttamente dalla band. Recentemente, il gruppo ha pubblicato una versione deluxe in CD, limitata e prodotta internamente, corredata da un libro che raccoglie tutte le immagini originali di José, trasformando il disco in un vero e proprio reliquiario multimediale.
La band vive nel cuore dell’Italia, in Umbria, terra di forte tradizione cristiana e spirituale e trae ispirazione dai luoghi religiosi che visitano. Le chiese, i monasteri e le piazze storiche, intrise di storie di processi, torture e condanne pubbliche, diventano per loro fonti di energia creativa: le pareti parlano di un passato violento, e l’immaginazione ricostruisce le ingiustizie inflitte dai sommi sacerdoti. Ogni spazio sacro diventa così un laboratorio di brutalità sonora e letteraria, dove la musica e i testi si fondono con l’eco di un’umanità ferita e processata.
Se "Martyrium" aveva trasformato intuizione in dottrina, "Execration" ne segna la consacrazione definitiva. Pubblicato nel novembre 2025 via "Selfmadegod Records", l’album estende il viaggio dei BLOODTRUTH oltre l’Europa medievale, affrontando la violenza della colonizzazione delle Americhe, le ingiustizie della Chiesa e la distruzione delle culture indigene.
I nove brani dell’album da "Retribution and Flames" a "Obsidian and Steel", trasformano eventi storici in narrazioni sonore dense e brutali, dove la musica tecnica e feroce diventa linguaggio liturgico rovesciato. Episodi reali, come il sacrificio del guerriero taino Hatuey, sono reinterpretati come moniti universali contro l’oppressione e l’abuso di potere.
Anche l’aspetto visivo consolida il filo concettuale della band: l’artista peruviano José Gabriel Alegria Sabogal, già autore delle opere per "Martyrium", realizza per "Execration" illustrazioni esclusive che raffigurano torture e persecuzioni storiche, trasformando l’album in un vero e proprio reliquiario multimediale. Ogni immagine, ogni blast beat e ogni frase urlata conducono l’ascoltatore lungo un percorso inesorabile, che dai monasteri di "Obedience", alle torture di "Martyrium", arriva fino alla condanna universale di "Execration". Qui la brutalità sonora non è fine a sé stessa, ma strumento di memoria, testimonianza e accusa.
Il viaggio si chiude solo sulla carta, perché ciò che i BLOODTRUTH hanno tracciato non chiede una fine. "Execration" è l’ennesima soglia oltrepassata, un nuovo tratto di strada che si innesta su quelli già percorsi, senza spezzare il filo che li unisce. La speranza è che questo cammino non si arresti mai: continuare a seguirli, passo dopo passo, tra rovine, memoria e ferite aperte, significa accettare di viaggiare insieme a loro, senza scorciatoie né ritorni comodi. Finché ci sarà una storia da dissotterrare e una verità da affrontare, vogliamo restare lì, al loro fianco, a camminare ancora.
Alessia Buccino