Ogni viaggio inizia con un incontro.
Due sguardi, due intenzioni, due bagagli pieni di idee che cercano una direzione. Per VOX INFERI il percorso prende forma nell’autunno del 2019, quando Maurizio alla batteria e Maurizio alla voce iniziano a scambiarsi materiale, visioni, frammenti custoditi nel tempo. Non un semplice progetto musicale, ma un movimento in continua evoluzione, nato da un’urgenza condivisa: trasformare ciò che era rimasto nel cassetto in qualcosa che potesse camminare.
La formazione attraversa cambiamenti, assestamenti, incastri. La line-up originaria a quattro si modifica nel tempo, fino all’ingresso di Saverio e poi di Michele, un passaggio che consolida l’identità sonora del gruppo. È proprio in quel momento che il cerchio si chiude e il suono diventa più definito, più maturo, più riconoscibile. Anche i ruoli interni si strutturano: gestione social, aspetti economici, organizzazione tecnica, scrittura dei testi e grafica. Una macchina collettiva dove ognuno contribuisce con una funzione precisa, anche oltre lo strumento.
Prima di arrivare al disco, c’è stato il tempo sospeso del lockdown, che ha imposto silenzio e distanza. Ma la scrittura, per VOX INFERI, non è mai stata un semplice riempire spazi. È una ricerca. Una tensione costante verso un equilibrio tra Death, Black, lingua italiana e inglese, aggressività e atmosfera. Alcuni brani continuano a mutare nei live, come organismi che respirano con il pubblico. Il materiale non allineato alla visione viene scartato: non per rigidità, ma per coerenza estetica. Ogni elemento deve appartenere allo stesso orizzonte.
La decisione di incidere un album arriva come necessità naturale. Non un peso, ma un passo successivo. La volontà è quella di cristallizzare nel tempo un messaggio in cui credono profondamente, pur consapevoli che il significato ultimo appartiene a chi ascolta. La fiducia ricevuta da "Irukandji Booking Live Promotion" e da "Glory Hunter Records", divisione della storica "Underground Symphony Records", diventa un punto di svolta concreto.
L’album, Heic Noenum Pax, non è concepito come semplice debutto, ma come atto rituale. È una catabasi, una discesa. Ogni brano rappresenta un passo verso il fondo. Il percorso narrativo descrive la presa di coscienza, fino a un’epifania radicale che non offre salvezza, ma consapevolezza. In questo senso, il rituale non è estetica, ma struttura interna del disco.
Tra i brani, emergono snodi fondamentali come “Infesto”, che segna un momento di autoconsapevolezza narrativa, e “Voladores”, legato a un periodo personale di isolamento e distanza. La musica diventa strumento di attraversamento, non solo composizione. Anche l’equilibrio tra tensione e impatto è frutto di scelta consapevole: il loro Black metal dialoga con influenze Death e con un’idea di atmosfera che richiama la prima ondata, dove il mood oscuro è centrale quanto l’aggressione sonora.
Il suono stesso è stato costruito come materia viva. Un lavoro di stratificazione, fino a cercare un’estetica volutamente sporca, ispirata alle produzioni degli anni Novanta. Un tentativo di riportare l’errore, la granulosità, l’ombra nella registrazione. Un processo quasi entropico, in cui rendere il suono imperfetto è più complesso che lucidarlo.
Anche la dimensione visiva nasce dall’interno. La copertina e la grafica sono realizzate da Maurizio, in un dialogo diretto tra musica e immagine. Le illustrazioni richiamano simbolismi complessi, strutture trinitarie deformate, riferimenti iconografici e suggestioni cinematografiche come quelle di Possession. L’arte non è decorazione, ma completamento del discorso: ciò che la musica evoca, l’immagine lo rende visibile.
Il live è un altro capitolo del viaggio. Condividere il palco con realtà come Necromass, Impaled Nazarene, Simonetti's Goblin e altre formazioni della scena internazionale ha significato aprire nuove porte, creare connessioni, alimentare il movimento. Ogni data diventa un punto di passaggio, non un traguardo.
Riascoltando oggi l’album, VOX INFERI lo sente ancora pienamente proprio. Non come fotografia distante, ma come espressione coerente di ciò che erano e che sono. E mentre il disco continua il suo percorso nel tempo, il gruppo guarda già oltre, al successore di Heic Noenum Pax, pronto a un nuovo capitolo.
Perché questo progetto non è mai stato un punto di arrivo. È un Attraversamento continuo. Una discesa che non termina con la risalita, ma con la consapevolezza di poter ripartire.
E così, ogni palco, ogni prova, ogni nuova composizione diventa una tappa di un viaggio che non si esaurisce nell’album, ma che continua a scendere, a trasformarsi, a cercare. Un viaggio nel buio per imparare la forma delle proprie ombre. Un viaggio che non finisce quando si spegne l’ultima nota, ma quando si è pronti a fare il primo passo verso il prossimo orizzonte.
Alessia Buccino