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Extreme music without compromise

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VACUA - Vox Profana - BLACKZine.com

Esistono band che

sembrano nascere lentamente, attraverso anni di ricerca, tentativi e trasformazioni. E poi esistono realtà che prendono forma quasi come se fossero sempre esistite, come se aspettassero soltanto il momento giusto per emergere dal sottosuolo. I Vacua appartengono inevitabilmente alla seconda categoria.La nascita del progetto è stata spontanea, naturale, priva di costruzioni artificiali. Alcuni membri già si conoscevano, tutti condividevano una profonda devozione per il black metal e, durante quella prima prova in sala, qualcosa ha immediatamente preso vita. Da quell’incontro nasce infatti il nucleo di Falce dei Reietti, brano apparso inizialmente nell’EP omonimo e successivamente ripreso all’interno di Mater, il primo full length della band. Ma più che una semplice composizione, quel brano sembra rappresentare una soglia attraversata collettivamente.

“Tramite la nostra musica siamo riusciti a tirare fuori un qualcosa che era sepolto dentro ognuno di noi chissà da quanto tempo.”

È una frase che racchiude perfettamente l’essenza dei Vacua. La loro musica non appare mai come esercizio stilistico o imitazione di un’estetica consolidata. Esiste invece come necessità emotiva, spirituale e artistica. Un mezzo per dare voce al dolore, all’angoscia, alla disperazione, ma anche all’estasi e alla consapevolezza. E soprattutto, un modo per ristabilire una connessione autentica con la Natura, sia quella esteriore che quella nascosta dentro l’essere umano.Anche il nome della band custodisce una filosofia precisa. “Vacua” richiama inevitabilmente immagini di assenza, abisso e dissoluzione, ma il suo significato si allontana completamente da qualsiasi interpretazione nichilista.

“La vera assenza consiste nell’approcciarsi ai fenomeni in modo cieco, secondo le categorie convenzionalmente accettate.”

Per la band, la vacuità non rappresenta un vuoto sterile o un’assenza di significato, ma piuttosto il superamento delle illusioni attraverso cui normalmente osserviamo il mondo. È un invito a entrare in contatto con la natura autentica dei fenomeni, liberandosi dalle convenzioni che separano l’uomo dalla totalità dell’esistenza. Questa visione attraversa profondamente anche la componente lirica del progetto. Fin dal primo EP, i Vacua hanno intrecciato la propria identità al folklore italiano, in particolare a quello beneventano e sannita. Le Janare diventano così figure centrali del loro immaginario: donne marginalizzate, accusate di stregoneria, simboli di una spiritualità pagana sopravvissuta ai secoli e di un rapporto ancestrale con la Natura.

“La Janara, scegliendo in modo consapevole di vivere in modo diverso, si autocondanna a vivere da reietta.”

Nei loro testi la morte, il dolore, l’angoscia e la distruzione non vengono mai trattati come elementi puramente oscuri o “maligni”. Anzi, la band rifiuta apertamente il dualismo assoluto tra bene e male, prendendo le distanze da certe derive stereotipate del black metal contemporaneo.

“Il dualismo bello-brutto, bene-male… è estraneo alla nostra visione della realtà.”

La loro spiritualità si avvicina piuttosto alle antiche concezioni pagane romane, dove ogni forza naturale possiede contemporaneamente una capacità creatrice e distruttiva. Il fuoco può dare vita oppure condurre alla morte. Nulla esiste in termini assoluti. Tutto dipende dall’approccio, dal contesto, dalla relazione tra uomo e Natura. Ed è proprio questa relazione a plasmare anche il loro sound. Sebbene tra le influenze musicali dichiarate compaiano nomi storici come Ulver, Emperor e Rotting Christ, insieme a realtà contemporanee come Uada e Mgła, il suono dei Vacua sembra nascere soprattutto da qualcosa di più istintivo e immersivo.

“L’elemento che ci fa essere concordi sul conservare un brano è la sua capacità di farci raggiungere uno stato meditativo in modo agevole.”

I brani prendono vita principalmente da riff di chitarra sviluppati da Elathon ed Exanimis, per poi trasformarsi collettivamente in strutture ritualistiche, atmosferiche e viscerali. Non esiste un vero processo calcolato o progettato a tavolino. Tutto sembra emergere in maniera quasi organica, come se la band riconoscesse immediatamente quando un brano appartiene davvero ai Vacua. La dimensione rituale raggiunge però il proprio apice durante le esibizioni dal vivo. Sul palco, i membri della band si presentano con il volto coperto da sacchi, eccezion fatta per il vocalist Furor Ferox. Una scelta simbolica che annulla l’individualità del musicista per lasciare spazio a qualcosa di universale.

“La nostra musica e le nostre liriche narrano un qualcosa di universale, slegato dall’individuo.”

Candele accese, incenso e atmosfere dense trasformano ogni concerto in un rito collettivo, in cui musicisti e ascoltatori sembrano condividere la stessa esperienza meditativa.

“Ci riteniamo al tempo stesso artefici e partecipanti di un rituale.”

Ed è forse proprio qui che i Vacua trovano la loro forma più autentica: non nel semplice atto di suonare black metal, ma nella capacità di creare uno spazio sospeso, introspettivo e trascendentale. Il percorso della band ha già attraversato tappe significative, come la pubblicazione di Mater tramite la label giapponese Hidden Marly Production, figlia della Zero Dimensional Records, e la partecipazione al Rome Carnage Extreme Fest III insieme a nomi storici come Desaster e Infernal Angels. Momenti che hanno confermato la presenza dei Vacua all’interno di una scena black metal italiana viva, giovane e in continua evoluzione. Eppure la sensazione è che il loro viaggio sia soltanto all’inizio. I nuovi lavori continueranno infatti a esplorare il folklore delle Janare del Sannio e tutte quelle figure storicamente associate alla stregoneria, colpevoli soltanto di aver custodito un rapporto sacro con la Natura e con antiche tradizioni filosofiche e ritualistiche. In un’epoca che sembra aver trasformato il rapporto con il mondo naturale in qualcosa di superficiale, estetico o addomesticato, i Vacua scelgono invece di scendere nelle sue profondità più crude e autentiche.

“Riconoscere e rispettare regole e ritmi della Natura esteriore significa riconoscere e rispettare la Natura interiore dell’uomo.”

E così, tra melodie glaciali, furia ritualistica e contemplazione, i Vacua continuano a muoversi come ombre dentro un bosco antico: non per fuggire dal mondo moderno, ma per ricordare ciò che esso ha scelto di dimenticare.

Alessia Buccino
 
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