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MAISON DIEU - Vox Profana - BLACKZine.com

Ci sono luoghi che

non compaiono sulle mappe, realtà che sembrano esistere in una dimensione parallela e che, tuttavia, continuano a esercitare una forza difficile da ignorare. A volte si trovano nei sogni, altre volte nelle pieghe più profonde dell'esperienza umana, là dove la musica riesce a dare una forma a ciò che ancora non possiede parole. *Città Nascosta*, il primo full-length dei Maison Dieu, sembra abitare proprio questo spazio: una città custodita all'interno di una montagna, dove un popolo si prepara a venire alla luce. Non una destinazione da raggiungere, ma qualcosa che attende di manifestarsi.
Il 23 ottobre segna un passaggio importante per la band, che con questo debutto raccoglie anni di scrittura, trasformazioni e ricerca, dando finalmente una forma compiuta a un progetto nato quasi per caso nel 2015.
All'inizio non c'era un piano preciso, né la pretesa di costruire qualcosa di destinato a durare. Ester, Mauro e Ivan suonavano insieme in un'altra band, appartenente a un genere completamente diverso, e utilizzavano strumenti differenti da quelli che avrebbero poi caratterizzato Maison Dieu. Ester era alla voce, Mauro suonava la chitarra e Ivan, batterista fondatore, si occupava del basso. Il momento decisivo arrivava spesso alla fine delle prove, quando il batterista dell'epoca se ne andava per primo e i tre rimanevano in sala a scambiarsi gli strumenti.
Da quelle inversioni apparentemente casuali è nata un'alchimia inattesa. Dopo appena tre o quattro prove, hanno cominciato a dare forma a diversi brani, inizialmente senza aspettative particolari e senza prendere troppo sul serio ciò che stavano facendo. Quello che era cominciato quasi per divertimento ha trovato rapidamente una propria identità, tanto che, nel giro di pochi mesi, il repertorio era già diventato consistente e la band aveva raggiunto la finale di Arezzo Wave.
Anche il nome è arrivato attraverso una circostanza che rispecchia la natura imprevedibile delle origini. Maison Dieu deriva dalla carta numero XVI degli Arcani Maggiori dei tarocchi, che Ester legge da anni. Una sera, mentre i tre cercavano un nome senza riuscire a trovare una soluzione, hanno deciso di estrarre una carta dal suo mazzo. Il significato incontrato in quel momento ha offerto una direzione alla loro musica, restituendo loro qualcosa in cui si riconoscevano profondamente. La scelta è stata immediata: si sarebbero chiamati Maison Dieu.
Nel 2017 il progetto si è fermato. La decisione è arrivata in un periodo in cui i tre stavano dedicandosi ad altri percorsi musicali e Ester si preparava ad affrontare la maternità. Gli anni iniziali erano stati caratterizzati da un approccio spontaneo, quasi inconsapevole, e dalla necessità di imparare a utilizzare strumenti che non erano quelli con cui avevano cominciato. Eppure, qualcosa di quella prima esperienza era rimasto. Nel periodo successivo alla pandemia, il confronto con le vecchie demo ha riaperto una possibilità che non sembrava più così distante: riprendere quei brani, riascoltarli con orecchie diverse e provare a costruire qualcosa di più consapevole.
La reunion ha segnato una nuova fase per Maison Dieu. Questa volta la band ha scelto di investire nel progetto tutte le proprie energie, trasformandolo nella priorità del proprio percorso musicale. Il passato non è stato accantonato, ma riportato in superficie per essere rielaborato, lasciando che il tempo trascorso diventasse parte integrante della nuova identità del gruppo.
Il percorso, tuttavia, non è stato privo di fratture. A registrazioni dell'album concluse, alcune difficoltà personali interne hanno portato a un nuovo cambiamento nella formazione, una situazione che la band descrive come dolorosa e che ha richiesto decisioni rapide. Con l'uscita del disco ormai programmata, sono state necessarie anche alcune cancellazioni di concerti. Dopo un'estate trascorsa alla ricerca di un nuovo batterista, l'incontro con Rosario ha restituito entusiasmo ed energie positive. Una porta che si chiude, raccontano, può lasciare spazio a qualcosa di inaspettato.
È una trasformazione che riguarda anche il modo in cui Maison Dieu guarda alla propria musica. Definirla non è semplice, perché il gruppo non si è mai riconosciuto completamente in un genere prestabilito. Doom Metal e Alternative Rock sono riferimenti che possono aiutare a orientarsi, ma non esauriscono una ricerca nella quale confluiscono influenze differenti. La definizione Mystic Doom è arrivata come un suggerimento esterno: forse vicina a ciò che la band è diventata, forse ancora insufficiente a contenerne tutte le sfumature. Del resto, è proprio nella difficoltà di lasciarsi racchiudere in un'etichetta che i musicisti individuano una parte della propria riconoscibilità.
Le contaminazioni sono numerose e non si limitano ai confini del metal e del rock. I Maison Dieu si lasciano affascinare da generi, strumenti e sonorità provenienti da culture differenti, comprese quelle legate a tradizioni antiche. Non c'è la volontà di custodire una purezza stilistica, ma piuttosto la disponibilità a esplorare linguaggi diversi e a portarli dentro la propria composizione. Una libertà che si riflette tanto nella costruzione dei brani quanto nell'immaginario che li accompagna.
*Città Nascosta* nasce proprio dall'incontro fra ciò che la band è stata e ciò che sta diventando. Il lavoro sul disco è cominciato dopo il tour dell'anno precedente, con un'idea già abbastanza definita: recuperare alcuni brani scritti agli esordi, mai pubblicati e nel frattempo rivisitati, affiancandoli a composizioni realizzate appositamente per il debutto. Il materiale a disposizione era molto più ampio di quello che avrebbe trovato posto nella tracklist, rendendo necessaria una selezione.
Nove brani compongono il disco: *Caligramma*, *Bella Damina*, *Città Nascosta*, *Resta*, *Dio Ci Vuole Nudi*, *River*, *Uroboro*, *Loba* e *Angry Clement*. Non sono stati concepiti per sviluppare un unico tema narrativo, né per seguire una direzione rigidamente prestabilita. Per la band, l'album rappresenta il passato, il presente e il futuro: tre dimensioni che convivono senza annullarsi, lasciando emergere le diverse fasi della sua storia.
Il titolo, in particolare, apre uno spazio interpretativo che i musicisti non hanno intenzione di chiudere. Ogni brano possiede un proprio intento, un significato o un messaggio, ma l'ascoltatore rimane libero di costruire una relazione personale con ciò che ascolta. La città immaginata dai Maison Dieu si trova dentro una montagna. Al suo interno sta prendendo forma un popolo che attende il momento di venire alla luce. È un'immagine che suggerisce un'esistenza ancora sotterranea, una realtà in formazione che non ha ancora raggiunto la superficie, ma che si prepara a farlo.
In questo scenario, *Dio Ci Vuole Nudi* occupa un posto particolare. Scelto come primo singolo, è uno dei primi brani che i Maison Dieu hanno scritto insieme. Nel corso degli anni la composizione è cambiata radicalmente, pur conservando quella che la band riconosce come la sua natura originaria. Pubblicarlo ha significato restituire finalmente uno spazio a una canzone alla quale i musicisti sono profondamente legati, affidandole il compito di introdurre il pubblico all'universo del debutto.
Il rapporto fra essere umano, natura e dimensione spirituale è centrale nel brano e trova una propria espressione anche nel video, del quale la band si dichiara particolarmente soddisfatta. La contrapposizione fra artificiale e primordiale, fra il corpo e la terra, si inserisce in una sensibilità che attraversa il progetto senza bisogno di trasformarsi in una dichiarazione univoca. Per i Maison Dieu, questo legame non rappresenta un semplice elemento estetico: è qualcosa di fondamentale.
Anche il suono contribuisce a costruire questo spazio. Fra gli elementi inseriti nel disco compare la tagelharpa, strumento ad arco dalle sonorità caratteristiche, legato alla tradizione nordica e ancora relativamente raro da reperire. Il gruppo era da tempo affascinato da queste timbriche e, una volta riuscito a procurarsi lo strumento, ha voluto inserirlo nell'album, anche se soltanto come elemento di contorno. La sua presenza è ancora contenuta, ma potrebbe assumere un ruolo più importante nella musica futura della band.
L'attenzione all'immaginario visivo accompagna da anni il percorso dei Maison Dieu. In questo ambito, la collaborazione con Riccardo Saraceni e Ginevra Scipioni rappresenta un elemento importante: insieme alla band, i due contribuiscono a sviluppare una dimensione artistica capace di entrare in sintonia con la musica. Il video di *Dio Ci Vuole Nudi* nasce anche da questa intesa, da una visione condivisa che permette alle immagini di affiancare il suono senza limitarsi a illustrarlo.
La stessa naturalezza sembra aver accompagnato la realizzazione dell'album. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare di fronte a un lavoro che raccoglie anni di materiale e una nuova fase creativa, i musicisti raccontano di aver vissuto il processo senza particolari difficoltà. Avevano una gran voglia di entrare in studio e dare finalmente alla luce il disco. Non individuano una sola traccia come la più personale o significativa: ogni brano, nella propria diversità, esprime qualcosa di cui si sentono partecipi con la stessa intensità.
Anche il metodo compositivo lascia spazio alla varietà. A volte le canzoni prendono forma durante jam session inizialmente strumentali; altre volte il punto di partenza è un testo o una poesia scritta da Ester. In altri casi ancora, tutto comincia da un piccolo seme musicale, un'idea appena abbozzata che viene sviluppata insieme fino a trovare la propria struttura. Non esiste una formula unica, così come non esiste una sola origine per le immagini che attraversano i testi.
Le fonti sono molteplici: esperienze personali, sogni, formule magiche e percorsi spirituali alimentano la scrittura, mentre alcuni testi nascono dal puro fonosimbolismo, dalla ricerca del suono e delle associazioni che le parole possono generare. È un approccio che lascia convivere significato e suggestione, consentendo al linguaggio di comunicare non soltanto attraverso ciò che racconta, ma anche attraverso ciò che evoca.
Per la pubblicazione di *Città Nascosta*, i Maison Dieu approdano a Octopus Rising / Argonauta Records, realtà che seguivano già da anni e di cui apprezzavano le band. Dopo l'esperienza con Sliptrick Records, che aveva pubblicato il loro primo EP, si è aperta la possibilità di confrontarsi con Argonauta per la realizzazione del full-length. Entrare nel roster dell'etichetta rappresenta per loro una soddisfazione importante e accompagna un momento in cui il progetto assume una forma più definita.
Adesso lo sguardo è rivolto soprattutto al palco. La band vuole portare *Città Nascosta* dal vivo e presentarlo in concerto per un periodo prolungato, con l'intenzione di dedicare almeno tutto il 2027 a questo lavoro. Il recente cambiamento nella formazione potrebbe influenzare anche la musica che verrà, aprendo nuove possibilità creative. I Maison Dieu non sanno ancora quale direzione prenderà questa evoluzione, ma non sembrano avere fretta di anticiparla: sono curiosi di scoprirla insieme al proprio pubblico.
È forse proprio qui che il titolo del disco trova una delle sue interpretazioni più suggestive. Una città nascosta non è necessariamente un luogo immobile, custodito per sempre sotto la pietra. Può essere qualcosa che cresce lontano dallo sguardo, raccogliendo lentamente le condizioni per emergere. Per i Maison Dieu, *Città Nascosta* è il punto d'incontro fra composizioni nate in momenti diversi, un presente che si confronta con le proprie origini e un futuro ancora tutto da scrivere.
Il desiderio che accompagna l'uscita è semplice, almeno nelle intenzioni: emozionare più persone possibile e fare in modo che le canzoni possano entrare nella quotidianità di chi le ascolta, segnandone alcuni momenti e favorendo i propri viaggi interiori.
Non chiedono che ogni significato venga riconosciuto, né che tutti arrivino alla stessa interpretazione. Lasciano che siano le canzoni a incontrare chi le ascolta, ciascuna con la propria voce.
E forse, in fondo alla montagna, quella città sta già aspettando proprio questo: non una sola storia da raccontare, ma tante persone diverse pronte a riconoscere qualcosa di proprio nel momento in cui ciò che era nascosto comincia finalmente a emergere.

 

Alessia Buccino

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