Independent webzine since 2006

Extreme music without compromise

Share:
KULT - Vox Profana - BLACKZine.com

Ci sono band che attraversano

il tempo inseguendolo, cambiando pelle ogni volta che la scena muta direzione. E poi ci sono quelle che scelgono di rimanere fedeli a una strada precisa, anche quando quella strada conduce lontano dai riflettori. I KULT appartengono alla seconda categoria.
Il loro viaggio comincia nel 2001, quando due adolescenti accomunati da una passione viscerale per il black metal decidono di trasformare quell'ossessione in musica. Kacele e Bloodtide, che in seguito avrebbe assunto il moniker Werewolf, si conoscono a sedici anni attraverso una chat online, parlando dei gruppi che ascoltano. Da quella conversazione nasce qualcosa che, più di vent'anni dopo, è ancora in movimento.
Non c'era alcuna ambizione di rivoluzionare il genere. Al contrario, l'intenzione era quasi programmatica nella sua semplicità: suonare black metal old school, puro, senza inutili deviazioni. Era il linguaggio che amavano e quello sarebbe stato il loro modo di contribuire alla scena.
Anche il nome scelto raccontava già questa filosofia. **KULT** è breve, diretto, privo di ornamenti. Un nome che non ha bisogno di spiegarsi troppo, perché il suo significato vive nella devozione stessa alla musica. Un culto che torna a rinnovarsi ogni volta che la band sale su un palco.
Negli anni, però, la formazione cambia e con essa anche alcune sfumature dell'identità del gruppo. Se nei primi tempi i testi di Werewolf guardavano verso una dimensione più ideologica, combattiva e pre-cristiana, l'arrivo di Tumulash alla voce nel 2012 porta i KULT verso territori più cupi, intimisti e nichilisti.
È una delle poche evoluzioni davvero evidenti in una band che, musicalmente, ha sempre mantenuto una convinzione precisa: non servono decine di idee per costruire un brano memorabile. Servono i riff giusti.
Kacele, principale artefice della composizione, lavora sulle chitarre in sinergia con la batteria, mentre il basso prende forma attraverso D.White e la voce si costruisce attorno alla musica, con il cantante impegnato anche nella scrittura dei testi. Un processo lineare, quasi artigianale, che riflette perfettamente la mentalità della band.
Non c'è mai stato bisogno di sovraccaricare le composizioni. Pochi riff, purché efficaci. Strutture capaci di entrare nella testa e restarci. Non una questione di virtuosismo, ma di precisione.
È proprio questa essenzialità, insieme a una forte attitudine dal vivo, che i KULT considerano uno degli elementi distintivi del proprio percorso all'interno della scena black metal italiana.
La formazione composta da Kacele, D.White, Thorns e Tumulash rappresenta il periodo più lungo e stabile della storia della band. L'arrivo di Thorns nel 2008, dopo l'uscita del precedente batterista, segna l'inizio di una collaborazione destinata a durare anni. Gionata Potenti porta con sé esperienza, tecnica e una maggiore disciplina nell'approccio ai concerti. Ma anche una lezione apparentemente più semplice, e forse proprio per questo memorabile: arrivare vivi alla fine del concerto senza essersi distrutti di alcol nelle ore precedenti.
Con quella formazione arrivano alcuni dei momenti più importanti della storia dei KULT. *Unleashed From Dismal Light* e *The Eternal Darkness I Adore* consolidano la loro identità e aprono le porte della berlinese Folter Records. Il rapporto con l'etichetta nasce in maniera quasi disarmante nella sua semplicità: la band invia il master del disco, il materiale piace e la collaborazione prende forma. La precedente pubblicazione con Debemur Morti Productions aveva già contribuito a costruire una certa credibilità attorno al nome KULT.
Poi arrivano i palchi oltre confine.
Nel 2007 il Dunkelheit Festival, in Repubblica Ceca, rappresenta una prima volta dal peso particolare: il primo concerto all'estero, un momento rimasto legato alla memoria della band più per il valore affettivo che per quello numerico.
Sette anni più tardi, invece, il 2014 diventa uno dei capitoli più prestigiosi della loro storia. A maggio arrivano al Throne Fest in Belgio, condividendo il palco con Marduk, Mgła, Tsjuder e Aura Noir. A luglio è la volta dell'Under the Black Sun in Germania, accanto a Inquisition, Belphegor e altri nomi importanti della scena estrema.
È il periodo che Kacele guarda ancora oggi come il più rappresentativo dei KULT: il quinquennio compreso tra il 2014 e il 2019. Un arco di tempo legato a dischi, concerti e ricordi che continuano a definire il modo in cui la band guarda alla propria identità.
Ma il mondo attorno ai KULT, nel frattempo, è cambiato.
Quando la band muove i primi passi, registrare e diffondere musica richiede strumenti, tempo e possibilità che oggi sembrano quasi appartenere a un'altra epoca. La tecnologia ha reso la produzione molto più accessibile, permettendo a chiunque di registrare musica con investimenti minimi. Ma ha modificato anche il modo in cui una parte del pubblico vive il concerto.
Il telefono ha trasformato il palco in un possibile contenuto. Sempre più spesso, osserva Kacele, c'è chi preferisce rimanere fuori dal locale per scattare fotografie o registrare video, portandosi a casa la prova digitale della propria presenza invece dell'esperienza stessa.
Per i KULT, invece, il live conserva una natura quasi rituale.
Non è intrattenimento. È uno scambio.
Da una parte la band, dall'altra le persone sotto il palco. Due estremità dello stesso rito, unite da un'energia che non può essere riprodotta attraverso uno schermo. Ed è proprio il ritorno ai concerti, dopo un lungo periodo di pausa, ad aver mostrato alla band che quella fame esiste ancora.
Non serve il consenso di massa. Serve arrivare a chi è lì.
Anche per questo l'inverno, spesso associato all'immaginario del black metal, non rappresenta per i KULT una vera e propria dichiarazione estetica permanente. È comparso soltanto in un brano del demo, ma per Kacele conserva un significato personale: la neve osservata dalla finestra mentre risuonano gli album di Immortal o Gorgoroth, quella particolare atmosfera capace di rendere ancora più naturale l'ascolto della musica estrema.
Una parentesi, non una dottrina.
Ed è forse proprio questa distinzione a raccontare meglio i KULT. Non hanno mai avuto bisogno di costruire un'immagine attorno a ogni elemento della propria musica. Il loro percorso è fatto di ciò che ritengono necessario e di ciò che decidono di lasciare fuori.
Oggi, dopo più di vent'anni, quella storia entra in una nuova fase.
La band è pronta a tornare in studio agli SPVN Studio, realtà che ha ospitato nomi come Cripple Bastards, Lacuna Coil, Enthroned e Forgotten Tomb, per registrare nuovo materiale. La direzione resterà saldamente ancorata al percorso intrapreso fin dagli inizi, ma con qualche apertura in più verso la melodia, anche grazie alla scelta di registrare due tracce di chitarra.
E, ancora una volta, cambia la formazione.
Thorns e Tumulash non fanno più parte del progetto. Alla batteria torna Okrim, già presente ai tempi del demo e del debut album, mentre dietro al microfono arriva Mròz, già negli Amalekim.
Il futuro dei KULT, quindi, non sembra voler cancellare ciò che è stato. Al contrario, sembra volerlo attraversare nuovamente, recuperando una parte di quell'energia che aveva caratterizzato gli anni più importanti della loro storia.
Essere KULT oggi significa ancora appartenere a un mondo sotterraneo che non ha intenzione di scendere a compromessi. Significa portare avanti una strada iniziata quando erano adolescenti, senza inseguire le mode e senza trasformare la propria musica in qualcosa che non sentono autentico.
Forse è proprio qui che si trova il senso più profondo del loro nome.
Un culto non ha bisogno di essere continuamente spiegato. Sopravvive perché qualcuno continua a crederci.
I KULT lo fanno da oltre vent'anni. Lontano dai riflettori, lontano dalla necessità di apparire, lasciando che siano i riff, i palchi e quella devozione mai consumata per il black metal a parlare.
Il viaggio continua nell'ombra.
E, per una band come questa, è probabilmente proprio lì che deve continuare a essere.

 

ALESSIA BUCCINO

Share: