Ci sono band che
attraversano il tempo e band che finiscono per diventare una forma del tempo stesso. Trent'anni possono essere un archivio di fotografie, una successione di nomi, dischi, concerti e formazioni che cambiano. Oppure possono diventare qualcosa di diverso: uno specchio attraverso cui osservare non soltanto ciò che si è stati, ma anche ciò che si è diventati.
La storia dei Dying Awkward Angel comincia a Torino nel 1997, quando Edoardo Demuro e l'ex bassista Ivan Basso danno vita al progetto. Da allora sono passati quasi trent'anni e, inevitabilmente, molte cose sono cambiate. La formazione ha attraversato numerose trasformazioni e sono stati diversi i musicisti che hanno contribuito al percorso della band, tra cui Benny degli ex Disarmonia Mundi, Daniele Porfido dei Dismal, Alessandro Benedetto dei Mainline e Diego De Vita degli Highlord. Oggi, accanto a Edoardo Demuro alla chitarra, troviamo Andrea Nebbia alla voce, Luca Pellegrino alla batteria, Davide Onida al basso e Lorenzo Asselli alla chitarra.
È soltanto l'ultimo fotogramma di una storia molto più lunga. Ed è curioso che proprio il concetto di fotogramma torni quando si parla dell'ultimo lavoro della band, *The Missing Frame*, pubblicato nell'agosto del 2025.
Le prime due demo rimangono ancora oggi profondamente legate alla memoria dei Dying Awkward Angel e dei loro fan, ma sono *Absence of Light* del 2018 e soprattutto *The Missing Frame* a rappresentare, secondo Edoardo, una vera svolta. Non necessariamente perché la band abbia abbandonato le proprie radici, ma perché nel corso degli anni è cambiato il modo di intendere la musica.
All'inizio c'erano il divertimento, l'urgenza e la voglia di spaccare tutto. Poi è arrivato il tempo, e con il tempo la consapevolezza che una canzone può essere molto più di una semplice esplosione sonora. Può diventare un mezzo di comunicazione.
È forse questa la parola che meglio descrive l'evoluzione dei Dying Awkward Angel: comunicare. E per farlo, oggi, la band cerca di essere sempre più essenziale.
*The Missing Frame* nasce proprio in questa fase. La registrazione si è sviluppata tra la fine del 2024 e buona parte del 2025, mentre la scrittura dei brani attraversa un arco temporale più ampio. Alcune composizioni erano state concepite diversi anni prima, mentre la maggior parte del materiale risale al periodo compreso tra il 2022 e il 2024. Un dettaglio che, per Edoardo, assume un significato particolare: spesso un disco viene pubblicato quando l'artista che lo ha scritto è già cambiato, e ciò che arriva all'ascoltatore rischia di rappresentare una fotografia di qualcuno che, nel frattempo, non esiste più esattamente in quella forma.
Per spiegare questa distanza tra il momento in cui una musica viene creata e quello in cui finalmente viene ascoltata, Edoardo utilizza un'immagine quasi astronomica. Quando osserviamo la luce di una stella, pensiamo di vedere qualcosa che esiste nel presente. In realtà quella luce potrebbe aver viaggiato per anni prima di raggiungere i nostri occhi. Quella stella potrebbe persino non esistere più.
Con un disco può accadere la stessa cosa.
*The Missing Frame* cerca invece di ridurre quella distanza. La maggior parte del materiale appartiene a un periodo relativamente vicino alla pubblicazione e restituisce quindi un'immagine particolarmente fedele della band nel momento in cui il disco arriva sul pubblico. Non una fotografia del passato, ma una fotografia ancora calda.
Il disco è stato registrato al Bottle Neck Studio di Davide Onida, che si è occupato anche del mix, mentre il mastering è stato affidato a Bernie dell'Eleven Mastering Studio. A rappresentarlo sono stati scelti *Music Kills* e *9,99*, due brani mid-tempo dalla struttura più immediata, capaci di arrivare con maggiore facilità ma tutt'altro che privi di profondità. Entrambi contengono infatti una forma di protesta verso una società sempre più semplicistica, una società che tende a livellare le differenze e a trasformare l'individuo in qualcosa di facilmente riconoscibile, catalogabile, sostituibile.
La band non sembra però interessata a consegnare all'ascoltatore una morale già confezionata. Il messaggio è dentro i brani e, per comprenderlo davvero, bisogna attraversarli.
È una filosofia che ritorna anche nella scrittura dei testi, dove le influenze letterarie convivono con esperienze personali e con temi decisamente più dolorosi. *Out of Mind* guarda verso l'universo di Lovecraft, *Black Waves* trova un riferimento in Melville, mentre *The Promise* nasce da una dimensione più intima. *The Inner Paradox* affronta invece il dramma della depressione.
Sono mondi diversi, ma non necessariamente distanti. Letteratura, immaginazione, dolore e vita quotidiana diventano strumenti attraverso cui osservare la stessa cosa: l'essere umano quando si trova davanti alle proprie contraddizioni.
La parte lirica è un lavoro collettivo, anche se Davide Onida, Luca Pellegrino e Lorenzo Asselli hanno un ruolo particolarmente importante nella scrittura. Edoardo definisce Davide una sorta di “Mogol dei Dying”, soprattutto per la capacità di costruire testi che non si lasciano decifrare immediatamente. Sono parole che chiedono di essere rilette, ascoltate ancora, attraversate più volte prima di rivelare completamente il proprio significato. E forse è proprio lì che si trova una delle caratteristiche più interessanti del loro modo di scrivere: non tutto viene consegnato al primo ascolto.
Anche le influenze musicali della band, in fondo, non sono cambiate radicalmente nel corso degli anni. È cambiato il modo in cui vengono metabolizzate. Edoardo le paragona al vino: le stesse bottiglie, aperte a distanza di anni, possono avere un sapore completamente diverso. Non perché il vino sia diventato un'altra cosa, ma perché è cambiato il tempo che lo separa da chi lo assaggia.
La stessa cosa accade alla musica.
Le influenze rimangono, ma le persone che le ricevono non sono più le stesse.
E forse trent'anni servono proprio a questo: non a dimenticare da dove si è partiti, ma a imparare ad ascoltare con orecchie diverse ciò che ci ha formati.
Questa evoluzione, tuttavia, non riguarda soltanto la musica. I Dying Awkward Angel continuano a essere una band profondamente legata all'underground e proprio per questo conoscono bene le difficoltà che lo attraversano. Pochi locali, sempre più ostacoli e un sistema nel quale, come raccontano senza troppi giri di parole, non mancano gli “squali”.
Eppure il palco rimane il luogo in cui una band come questa trova la propria dimensione più autentica.
Nel corso della loro carriera i Dying Awkward Angel hanno condiviso date con Decapitated, Impaled Nazarene e Necronomicon, con cui hanno anche affrontato un tour, oltre ad aver incrociato realtà come Node, Forgotten Tomb, Hideous Divinity e Hour of Penance. Una traiettoria costruita nel tempo, attraverso l'underground e quella dimensione live che ancora oggi la band considera la forma di promozione più importante.
La loro musica può essere ascoltata sulle piattaforme digitali grazie al lavoro di Rockshots Records, che si occupa anche della distribuzione, ma nessun algoritmo può davvero sostituire il momento in cui una canzone smette di essere una registrazione e diventa qualcosa che accade davanti a un pubblico.
Forse è proprio questo il paradosso di una band che ha attraversato quasi trent'anni: mentre tutto intorno cambia velocemente, il palco continua a essere uno dei pochi luoghi in cui il tempo sembra perdere la propria linearità.
Il passato entra nel presente. Le vecchie influenze incontrano persone nuove. I brani scritti anni prima assumono significati differenti. E ciò che sembrava già definito torna improvvisamente a respirare.
I Dying Awkward Angel, però, non sembrano avere intenzione di fermarsi a osservare ciò che hanno già fatto.
Un nuovo EP è già in lavorazione e, nelle intenzioni della band, sarà ancora più essenziale, diretto e d'impatto. Un altro passo, quindi. Un altro frammento aggiunto alla fotografia.
Perché forse *The Missing Frame* non parla soltanto del fotogramma che manca. Parla anche della consapevolezza che nessuna fotografia può essere davvero definitiva.
Ogni disco cattura un momento. Ogni momento, appena viene catturato, appartiene già al passato.
La musica continua a viaggiare.
Come la luce di una stella, attraversa distanze che non possiamo vedere e arriva a noi quando forse ciò che l'ha generata è già cambiato.
Dopo quasi trent'anni, i Dying Awkward Angel sembrano semplicemente aver imparato a non confondere quella luce con il punto da cui proviene.
La stella continua a cambiare.
E loro, ancora, continuano a seguirne la traiettoria.
Alessia Buccino