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LIVE REPORT [LUPPOLO IN ROCK 2026] @ Cremona [ITA]

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tenuto dal 17 al 19 luglio 2026 e ha preso vita nella collaudata cornice del Parco delle Colonie Padane a Cremona, confermandosi come uno dei festival a misura di fan più apprezzati della penisola. La formula ad accesso libero per l'area ristoro e il mercatino tematico ha garantito fin dalle prime ore del pomeriggio un flusso costante di appassionati, accolti da una selezione di birre artigianali e food truck. La mia partecipazione al festival è solo per la giornata del Venerdì 17 in occasione dei The 69 Eyes e dei Death SS come headliner della giornata inaugurale che ha visto una forte prevalenza di sonorità cupe, teatrali e industrial, culminata con l'atteso show dei Death SS. Ad aprire il lungo pomeriggio sono stati i Jolly Rox una band della scena underground italiana specializzate in sonorità hard rock, glam metal e dark wave. Sono nati a Firenze nel 2005 per iniziativa del frontman Joey Zalla. Il loro stile mescola un'attitudine street e glam rock anni '80 a sonorità più moderne, arricchite negli ultimi anni dall'uso dell'elettronica. La formazione attuale vede Joey Zalla (voce e chitarra), Captain Keep (basso) e Joe La Grotta (batteria). Hanno debuttato nel 2009 con l'album Welcome To My Twisted Room, seguito da diversi EP (come Dreamers' Paradise nel 2017) e dai più recenti album del 2025 The Night Flier e Creeper from the Dust. Il trio fiorentino capitanato dal loro frontman ha letteralmente infiammato il palco, dimostrando come vent'anni di esperienza nell'underground rock e metal si traducano in una presenza scenica magnetica e senza compromessi. L'apertura dello show ha subito chiarito le intenzioni della band, i Jolly Rox sono riusciti a scaldare l'atmosfera fin dai primissimi accordi. La band ha rotto il ghiaccio con un impatto sonoro potente, caratterizzato da un muro di chitarre serrato e da una sezione ritmica implacabile. Il fulcro della performance ha visto una sapiente alternanza tra i classici storici del gruppo e i brani più recenti promossi in collaborazione con la Volcano Records & Promotion. I riff energici e l'anima a tratti oscura della band hanno dominato la prima parte del set. La vera marcia in più è stata l'integrazione di sfumature ed elementi elettronici, che proiettano il loro glam-rock dritto nella modernità senza perdere l'efficacia del groove classico. Uno dei momenti più alti della performance è stato l'esecuzione di Shake It All che ha aperto la loro esibizione, un vero e proprio concentrato di adrenalina pura. La forza dei Jolly Rox risiede nella sinergia del terzetto e Joey Zalla ha saputo condurre la transizione dei pezzi con una voce suadente ma graffiante, confermandosi un animale da palcoscenico e un eccellente catalizzatore dell'attenzione del pubblico mentre il basso e la batteria hanno spinto ogni traccia con precisione millimetrica, dando un senso di compattezza impressionante a tutto lo show. La loro esibizione si è chiusa con il brano So we are tra gli applausi di una platea non ancora numerosa ma conquistata dalla loro attitudine verace, confermando i Jolly Rox come una delle realtà più in salute e divertenti del panorama rock indipendente italiano. Seconda band a salire sul palco sono stati i My Darkest Red un progetto dark 'n' roll / gothic metal nato a Brescia. Si sono formati dall'unione di musicisti provenienti da due note band dell'underground lombardo degli anni Duemila: i Poisonheart e i Dreamhunter. Il loro sound unisce il classico hard rock (stile Alice Cooper o Ozzy Osbourne) alle atmosfere decadenti e dark wave tipiche di band come HIM, The 69 Eyes e The Sisters Of Mercy. La formazione vede Fabio Perini (voce e chitarra), Andrea Gusmeri (chitarra), Andrea Verginella (basso) e Giorgio Rivali alla batteria. Hanno esordito nel 2024 con l'apprezzato album di debutto Midnight Supremacy, rilasciato sotto l'etichetta Sneakout Records. Il quintetto è salito sul palco con un obiettivo chiaro quello di trasporre dal vivo l'oscurità magnetica del loro acclamato debutto Midnight Supremacy. Senza troppi preamboli, la band attacca con i riff quadrati e potenti di Eternity e a seguire Tears in the snow. Il suono è compatto, un ponte perfetto tra l'hard & heavy classico alla Ozzy Osbourne e le sfumature gotiche e decadenti tipiche di HIM e The 69 Eyes. Fabio Perini cattura subito il pubblico con il suo timbro baritonale, profondo e magnetico. Le chitarre di Andrea Gusmeri tessono trame melodiche dal sapore tipicamente eighties, supportate dal basso pulsante di Andrea Verginella. Dietro alle pelli, il groove potente ha scandito il ritmo trascinante della serata. Il concerto è stato una sequenza di tracce micidiali. Il picco emotivo arriva a metà scaletta con l'esecuzione di The House On The Hill, il terzo singolo della band. Dal vivo il pezzo acquista una carica rock ancora più graffiante, facendo muovere a ritmo il poco pubblico del Luppolo. I My Darkest Red dimostrano di saper padroneggiare il palco con l'esperienza dei veterani e la freschezza di un progetto appena nato. La chiusura è affidata By the moonlight, un compendio di gothic rock moderno e riff pesanti che lascia i presenti con il desiderio di averne ancora. I My Darkest Red superano la prova del palco a pieni voti, confermando che il loro "sentimento della notte" non è solo un ottimo esercizio in studio, ma una vibrante realtà live. Terza band a salire sul palco sono stati i Dosgamos una band italiana di genere groove metal e modern metalcore originaria di Parma. Il progetto è nato nel 2018 da un'idea del cantante Michele Altavilla. L'intenzione iniziale era quella di unire i diversi background musicali dei vari membri per creare un sound unico e personale. La formazione ha visto la collaborazione di musicisti provenienti da altre realtà della scena metal italiana (come Stormcrow e Injury). Il nome curioso deriva da un modo di dire in dialetto parmense storpiato ("due sgami"), utilizzato dal cantante Michele quando chiedeva agli amici "due tiri" di sigaretta. Gli amici iniziarono a prenderlo in giro chiamandolo così, e lui decise di adottarlo come nome per la band. La band ha all'attivo due album in studio Wrapped Renaissance (l'album di debutto) e On Day Seven He Regretted, uscito nel 2025 sotto l'etichetta Wormholedeath, registrato presso l'Audiocore Studio e mixato dal noto produttore Ronnie Björnström. I Dosgamos sono molto attivi sul fronte dei concerti, con date dal vivo non solo in Italia, ma anche nel Regno Unito, in Est Europa e all'interno di importanti festival metal italiani, come oggi al Luppolo In Rock. L'inizio del loro show è un vero e proprio schiaffo in faccia. La band è salita sul palco senza perdersi in troppi fronzoli e scarica immediatamente sul pubblico la prima song in scaletta Slay the Mother of All Ignorance con una potenza ritmica impressionante. La produzione svedese dell'album si traduce dal vivo in suoni moderni, secchi e incredibilmente massicci. La sezione ritmica è una macchina da guerra che non perde un battito, stendendo il tappeto perfetto per le chitarre, capaci di alternare growl e breakdown di chiara ispirazione Machine Head e Slipknot. Il fulcro della prima parte del set è il devastante singolo On day Seven He Regretted. Qui il pubblico recepisce all'istante l'energia della band, e al centro della scena, il frontman Michele Altavilla si conferma un animale da palco magnetico. La sua alternanza tra uno screaming abrasivo e parti in growl profondo è impeccabile, ma la vera forza dei Dosgamos dal vivo è l'amalgama tra i musicisti, le influenze eterogenee di ciascun membro si fondono in un suono compatto e personale, privo di quelle sbavature "digitali" che spesso penalizzano il metal moderno. I pezzi estratti dal nuovo lavoro scorrono via potenti, arricchiti da dinamiche live che rendono i brani ancora più aggressivi rispetto alla versione in studio. Verso la fine della loro esibizione, la band non mostra alcun segno di cedimento. Il finale è affidato I've Rehab tratta dal nuovo disco e accolta benissimo dai fan della prima ora e dai nuovi ascoltatori. I Dosgamos salutano il pubblico tra sudore e applausi, l'impressione generale è quella di aver assistito alla performance di una band matura, pronta a fare il grande salto anche sui palchi dei festival internazionali. Un live promosso a pieni voti, che riconferma i Dosgamos come una delle realtà più interessanti e incendiarie del panorama metal nostrano attuale. La quarta band della bill di oggi sono stati gli Evilizers una band heavy metal italiana fondata nel 2013 in Piemonte (tra le province di Novara e Vercelli). Il gruppo è nato inizialmente come cover band dei Judas Priest (con il nome di Priest Killers), per poi evolversi dal 2017 nella composizione di musica inedita fortemente ispirata al metal classico tradizionale. La formazione ha subito un importante cambio di formazione: dopo l'uscita dello storico cantante Fabio Attacco, la band ha ufficializzato l'ingresso del nuovo frontman Andrea Marchisio, un cantante di grande esperienza nella scena metal italiana. La formazione attuale vede: Andrea Marchisio: Voce, Fabio Novarese: Chitarra, Emanuele De Bernardi: Chitarra, Alessio Scoccati: Basso, Giulio Murgia: Batteria. I loro album sono pubblicati sotto l'etichetta italiana Punishment 18 Records: Center of the Grave (2018), l'album di debutto, Solar Quake (2021) e il secondo lavoro in studio, Lord Of The Lost Souls (2025) la terza e più recente fatica discografica. L'attesa sotto il palco si respira nell'aria densa di sudore, birra e t-shirts metallare. Ecco che parte l'intro strumentale che fa salire la tensione e gli Evilizers fanno il loro ingresso sul palco, imbracciando gli strumenti come armi pronte a fare fuoco. La band piemontese non ha bisogno di presentazioni per gli amanti dell'underground italico, il loro è un tributo viscerale, potente e senza compromessi alla gloriosa NWOBHM e ai giganti del metallo classico. Il concerto parte a tavoletta e la sezione ritmica formata da Alessio Scoccati al basso e Giulio Murgia alla batteria picchia duro fin dalle prime battute, stendendo un tappeto sonoro tellurico che non lascia scampo. I primi brani in scaletta estratti da Center Of The Grave e Solar Quake mettono subito in chiaro le cose: riff quadrati, serrati e una devozione totale per i doppi attacchi di chitarra. Le asce di Fabio Novarese e del nuovo innesto Emanuele De Bernardi si incrociano in una serie di assoli al fulmicotone, scambiandosi continuamente il testimone in una performance che dal vivo acquista una pesantezza devastante rispetto alle controparti in studio. Il fulcro dello show si accende quando la band attacca il pezzo No return, dimostrando la maturità on-stage del quintetto. Il frontman domina il centro della scena, dialogando continuamente con le prime file. Brani dal tiro micidiale come No turning black e Evilizers trasformano il piazzale in una bolgia di corna alzate. Il pubblico risponde cantando a squarciagola i ritornelli anthemici, confermando che l'attitudine live della band è il loro vero punto di forza. Non c'è spazio per le ballad o per i cali di tensione. Gli Evilizers tengono il piede incollato sull'acceleratore fino all'ultimo secondo. La tripletta finale è un assalto frontale che sfinisce gli astanti ma lascia tutti con il sorriso stampato in faccia. Gli Evilizers si confermano una macchina da guerra eccezionale in sede live manifestando tantissima onestà, sudore e vero acciaio heavy metal Ora tocca ai Sick N' Beautiful una band hard rock / alternative metal italiana nata a Roma, celebre per il suo forte impatto visivo e un concept fantascientifico e horror. I membri del gruppo si presentano sul palco come un equipaggio di alieni bizzarri e stravaganti provenienti dallo spazio profondo, naufragati sulla Terra con la loro astronave (Ship of Satan). I loro spettacoli dal vivo sono veri e propri show ricchi di costumi elaborati, scenografie futuristiche ed effetti speciali. Il loro sound unisce l'Hard Rock e l'Alternative Metal a forti contaminazioni Industrial ed Electro-Pop. Loro stessi definiscono la propria musica come una via di mezzo tra Rob Zombie, i KISS, Alice Cooper e Lady Gaga. La formazione attuale vede sul palco Herma alla voce (la carismatica frontwoman con i caratteristici capelli verdi), Big Daddy Ray al basso (capitano della band), Rev C2 alla Chitarra, Lobo alla chitarra, Evey alla batteria. Hanno esordito nel 2015 con l'album Hell Over Hell, seguito da Element of Sex nel 2018. Nel 2022 hanno firmato con l'importante etichetta discografica italiana Frontiers Music Srl, pubblicando l'album Starstruck. Herma e Big Daddy Ray curano personalmente ogni singolo aspetto visivo, dai costumi ai video musicali, attraverso la loro agenzia di produzioni video KINOrama Studio. L’astronave dei Sick N’ Beautiful è atterrata di nuovo sul nostro pianeta, trasformando il palco del Luppolo in un avamposto intergalattico di puro industrial rock e metallo pesante. La band romana, guidata dalla magnetica aliena Herma, ha messo in scena uno spettacolo visivo e sonoro che va ben oltre il semplice concerto: un vero e proprio rituale sci-fi ad altissimo voltaggio. Fin dal primo secondo, l'estetica della band cattura l'attenzione del pubblico. Costumi cyberpunk curati nei minimi dettagli, luci stroboscopiche verdi e fluo, fumo scenografico e un'attitudine da guerrieri dello spazio. Visivamente il palco evoca un mix perfetto tra Mad Max e un fumetto di fantascienza degli anni '80. Herma domina la scena con una presenza magnetica, muovendosi come una creatura extraterrestre ipnotica e pericolosa, supportata da una band che non perde un colpo in termini di look e attitudine. Musicalmente, i Sick N’ Beautiful sono una macchina da guerra macina-riff. Il sound dal vivo è un muro di suono compatto, dove le chitarre heavy si fondono perfettamente con campionamenti industrial e una sezione ritmica martellante. La scaletta ha ripercorso i successi dei loro album, alternando anthems hard rock ad alta energia a brani più cupi e cadenzati. La voce di Herma passa con disinvoltura da melodie graffianti a growl aggressivi, dimostrando una tenuta vocale e fisica impressionante per tutta la durata dello show. Il concerto non è solo musica, ma performance pura. La band tratta gli spettatori come "coloni" del loro equipaggio, creando un'interazione costante che ha trasformato il piazzale in un pogo scatenato. L'esecuzione di tracce storiche ed estratti dall'ultimo album ha toccato il culmine dell'energia, con il pubblico che cantava i cori principali. I Sick N’ Beautiful si confermano una delle realtà più originali, professionali e divertenti del panorama rock/metal italiano e internazionale. Il loro show non è solo per le orecchie, ma per gli occhi e per lo spirito. Chi va a un loro concerto non assiste solo a una scaletta di canzoni, ma vive un'esperienza immersiva a bordo della nave spaziale Alien Zone. Promossi a pieni voti, con la certezza che la prossima invasione sarà ancora più devastante. Tocca ora ai Deathless Legacy un gruppo musicale horror metal italiano, formatosi a Pisa nel 2006 su iniziativa del batterista Frater Orion (Andrea Falaschi) e della cantante Steva (Eleonora Vaiana). La band si distingue nel panorama metal per la forte componente teatrale e macabra delle proprie esibizioni dal vivo e per le tematiche incentrate sull'occultismo, l'esoterismo e l'horror. Il progetto nasce inizialmente con il nome di Deathless come gruppo tributo ai celebri italiani Death SS, pionieri dell'horror metal. La band propone una fusione originale di symphonic metal, power metal e heavy metal classico, avvolta da atmosfere oscure e tastiere spettrali. I loro concerti non sono semplici esibizioni musicali, ma veri e propri rituali teatrali con costumi elaborati, scenografie horror e performance drammatiche. Nel corso degli anni, la band ha costruito un solido percorso discografico sotto etichette storiche del settore come la milanese Scarlet Records che ha pubblicato Rise from the Grave (2014) album di debutto ufficiale, The Gathering (2016), Dance with the Devils (2017), Rituals of Black Magic (2018) un concept album interamente dedicato a antichi rituali esoterici, Saturnalia (2020) una suite progressive-metal di trenta minuti accompagnata da un mediometraggio cinematografico, Mater Larvarum (2022) e Damnatio Aeterna (2025) la loro fatica discografica più recente. Il palco viene trasformato sin dai primi istanti in un vero e proprio rituale oscuro e gotico. Scenografie suggestive curate nei minimi dettagli, fumi densi, luci spettrali e costumi cerimoniali impeccabili. La band instaura immediatamente una forte tensione drammatica e magnetica, preparando il pubblico a un'esperienza totalizzante. Il fulcro dello show è stato guidato dal carisma ipnotico della frontwoman Eleonora "Steva" Vaiana che ha dimostrato una padronanza vocale sul palco fuori dal comune, alternando growl teatrali e acuti puliti con precisione chirurgica. Ad arricchire la performance ci sono le performance della figurante/performer sul palco, che duetta e "duella" con la cantante evocando simbolismi legati all'occultismo. La scaletta spazia abilmente tra i classici del repertorio e le tracce più recenti, tra cui spiccano l'opener Damnatio Aeterna, l'incalzante Rituals of black magic tratta dall’album omonimo. I musicisti, sul palco, mostrano un'intesa d'acciaio cementata da anni di intensa gavetta dal vivo. Le tastiere cinematografiche e i riff serrati creano un muro di suono potente che valorizza le ritmiche serrate. I fan rispondono con entusiasmo a ogni comando della band, partecipando attivamente al "gioco di ruolo" horror imbastito sul palco. Un concerto dei Deathless Legacy non è mai un semplice live musicale, ma uno spettacolo teatrale macabro e magnetico che cattura anche chi non è un cultore del genere. Pronto per la penultima band i The 69 Eyes che rivedo ben volentieri per la seconda volta quest’anno. I The 69 Eyes sono una storica band gothic rock e gothic metal finlandese, formatasi a Helsinki nel 1989. Conosciuti a livello internazionale anche con il soprannome di "Helsinki Vampires", sono famosi per il loro stile musicale unico, che unisce le atmosfere oscure del gothic rock alle ritmiche energiche del glam metal e del rock 'n' roll, un genere spesso ribattezzato dai fan e dalla critica come "goth 'n' roll". Agli esordi la band proponeva un sound orientato al glam metal e allo sleaze rock, fortemente influenzato da band come gli Hanoi Rocks. Verso la fine degli anni '90, a partire dall'album Wasting the Dawn, hanno svoltato radicalmente verso il gothic rock, ispirandosi a gruppi iconici come The Sisters of Mercy e The Cult. La voce con il timbro vocale del carismatico cantante Jyrki 69 (Jyrki Pekka Emil Linnankivi) è uno dei marchi di fabbrica del gruppo, caratterizzato da toni baritonali, profondi e tenebrosi che ricordano artisti del calibro di Jim Morrison e Andrew Eldritch. Il loro look e i loro testi attingono a piene mani dalla cultura pop dark, dal cinema horror classico, dalle storie di vampiri e dal feticismo per la pelle nera. Un elemento quasi unico nel panorama rock mondiale è che i The 69 Eyes mantengono la stessa identica formazione dal 1992con Jyrki 69 alla voce, Bazie alla chitarra solista, Timo-Timo alla chitarra ritmica, Archzie al basso e Jussi 69 alla batteria. La band ha raggiunto il picco della popolarità nei primi anni 2000 grazie ad album iconici distribuiti dall'etichetta Nuclear Blast Blessed Be (2000) e Paris Kills (2002) considerati i capolavori assoluti che hanno consacrato il loro stile "goth 'n' roll". Mentre Devils (2004) e Angels (2007) sono due album che anno permesso alla band di fare lunghi tour mondiali, specialmente negli Stati Uniti. Tra i loro brani più celebri e amati ci sono senza dubbio Brandon Lee (ispirata all'attore de Il Corvo), Lost Boys (omaggio al celebre film sui vampiri degli anni '80), Gothic Girl, Dance D'Amour e la recente Death Of Darkness. I "Vampiri di Helsinki" avvolti in un’atmosfera densa, carica di fumo e luci soffuse violacee, specchio perfetto del gothic rock che la band porta in giro per il mondo da oltre trent'anni viene accolta dal pubblico del Luppolo con un boato memorabile non appena le luci si spengono. L'ingresso sul palco è teatrale. Jyrki 69, con i suoi iconici occhiali da sole e il carisma da tenebroso crooner, si posiziona al centro della scena mentre la band attacca con la potente traccia Devils. L'impatto sonoro è immediato: il basso profondo di Archzie e la batteria martellante di Jussi 69 creano un muro ritmico che fa vibrare l’aria. Senza lasciare un attimo di respiro, il gruppo cala subito uno dei suoi assi storici, Feel Berlin, scatenando il coro unanime di tutta la platea. La scaletta è un perfetto bilanciamento tra il glorioso passato della band e le produzioni più recenti, come Drive tratta dall'album Death of Darkness. La voce profonda e baritonale di Jyrki, fortemente influenzata da figure mitiche come Andrew Eldritch e Jim Morrison, riempie l’area sottostante al palco con un'intensità magnetica. Chitarre graffianti guidate da Bazie e Timo-Timo tessono trame dark ed energetiche, specialmente durante l'esecuzione di Brandon Lee, brano dal forte impatto emotivo che rappresenta uno dei picchi più alti dell'intera serata. I ritmi si fanno più serrati e squisitamente rock'n'roll verso la fine del set, quando la band unisce il gothic metal a venature glam, dimostrando una forma fisica straordinaria e una complicità sul palco cementata da decenni di attività senza cambi di formazione. Per il gran finale non potevano mancare i veri e propri inni generazionali della band. Dopo una breve pausa, i The 69 Eyes tornano sul palco per i bis regalando una versione infuocata di Framed in blood, seguita da Dance d’amour e dall'immancabile traccia di chiusura Lost Boys. Il piazzale si trasforma in una bolgia di braccia alzate e cori appassionati. Jyrki saluta il pubblico ringraziando i fan che continuano a mantenere vivo il fuoco del rock gotico finlandese. Un concerto che ha confermato lo status di culto della band: i vampiri non invecchiano mai, e la loro musica continua a risplendere nell'oscurità. Ultima ed attesa band di questa lunga giornata musicale sono i Death SS lo storico gruppo musicale heavy metal italiano, fondato a Pesaro nel lontano 1977 dal cantante Steve Sylvester (Stefano Silvestri) e dal chitarrista Paul Chain (Paolo Catena). Sono considerati tra i pionieri assoluti dell'horror music e dello shock rock in Europa, celebri per aver fuso la musica dura con l'occultismo, il cinema dell'orrore, i fumetti e scenografiche performance teatrali. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sigla "SS" non ha alcuna connotazione politica. Il nome è l'acronimo di "In Death of Steve Sylvester". La particolarità unica del gruppo risiede nel fatto che ogni membro sul palco incarna un personaggio stereotipato del cinema horror classico. Il loro stile, inizialmente un heavy metal cupo influenzato dal dark e dal glam rock (ispirato a Black Sabbath e Alice Cooper), si è evoluto nel tempo inserendo elementi industriali, elettronici e rock alternativo. I testi trattano esplicitamente tematiche legate a esoterismo, stregoneria, satanismo e letteratura gotica. Nella loro lunghissima carriera hanno pubblicato numerosi album in studio di grande importanza per il metal italiano, tra cui: ...in Death of Steve Sylvester (1988), Black Mass (1989), Heavy Demons (1991), Do What Thou Wilt (1997), The Entity (2025). La band è tuttora attiva sotto la guida di Sylvester, continuando a pubblicare nuova musica e a esibirsi in spettacoli teatrali e d'impatto visivo. Assistere a un concerto dei Death SS non è mai semplicemente partecipare a un evento musicale, ma significa entrare in vero e proprio rito profano, dove il confine tra heavy metal e teatro dell’orrore si azzera completamente e dove le scenografie cimiteriali sul palco, chiariscono subito che Steve Sylvester e compagni non hanno perso un briciolo della loro storica carica provocatoria. Quando le luci si spengono, l'introduzione solenne e spettrale evoca l'inizio del sabba ecco l'ingresso del leader carismatico, Steve Sylvester, che magnetizza immediatamente gli sguardi di tutti i presenti. Con la sua inconfondibile presenza scenica e una voce che graffia e incanta, Sylvester si conferma il burattinaio supremo di questa recita macabra. La scaletta è un viaggio senza sosta nella storia del metal tricolore. I classici intramontabili della prima leggendaria epoca del gruppo si alternano ai brani più moderni, industriali e potenti tratti dalle uscite più recenti. Ogni traccia è accompagnata da performance teatrali curate nei minimi dettagli. Sul palco si susseguono performer che interpretano suore sacrileghe, streghe e figure demoniache, mentre incensi, fumo denso e luci rosse e verdi creano una costante atmosfera da messa nera. L'impatto sonoro è devastante, supportato da una sezione ritmica quadrata e da chitarre taglienti che non lasciano respiro. Momenti di pura estasi metallica arrivano con l'esecuzione degli inni storici della band, capaci di scatenare un pogo furioso tra le prime file e cori monumentali che rimbombano in tutto il piazzale. Sylvester interagisce con la folla come un oscuro sacerdote con i suoi fedeli, dispensando sguardi teatrali e benedizioni profane. Il finale del concerto è un'esplosione di energia visiva e sonora che lascia il pubblico esausto ma estasiato. Con i Death SS la musica diventa un'esperienza multisensoriale che colpisce gli occhi quanto le orecchie. Quando cala definitivamente il sipario e le luci si riaccendono, resta la consapevolezza di aver assistito a uno spettacolo unico nel panorama italiano ed internazionale. Steve Sylvester e la sua creatura dimostrano, oggi come quarant'anni fa, che il re del doom-horror metal non ha alcuna intenzione di abdicare.
Wednesday, 22 July 2026