Camminando lungo il filo di questo viaggio
attraverso le pieghe
più oscure del metal estremo, ogni tappa ha rivelato un volto
diverso, un suono che si trasforma e una visione che muta.
Dopo aver attraversato territori sonori che ci hanno mostrato
vulnerabilità, abissi interiori e traiettorie inaspettate, l’itinerario
approda ora nel regno degli HIDEOUS DIVINITY: un luogo in cui il
passo si fa più pesante, il respiro più corto e il paesaggio sonoro
si apre come una frattura nel terreno. La loro musica non si
limita a guidarti: ti trascina, ti interroga, ti spinge a guardare
oltre. È un tratto di strada che non si attraversa per caso, ma
perché certi viaggi hanno bisogno di incontrare l’irruenza, la
lucidità feroce e la profondità visionaria che solo band come
loro sanno evocare.
Mentre viveva e lavorava in Norvegia, Enrico Schettino,
chitarrista e mente dietro il progetto, tentò più volte di
allontanarsi dal death metal. Eppure, nel 2007, quella strada che
cercava di lasciare tornò a chiamarlo con insistenza. Fu allora
che iniziò a comporre nuova musica sotto il monicker Hideous
Divinity.
Dopo una demo di due brani registrata in Italia con l’aiuto di due
session musician, Schettino provò senza successo a costruire
una line-up stabile in terra norvegese. Così, qualche anno più
tardi, rientrò in Italia e tornò negli Hour of Penance, la band che
aveva fondato nel lontano 1999. Ma il ritorno si rivelò breve:
venne allontanato dal gruppo per ragioni mai chiarite, una
frattura improvvisa che lo spinse a concentrare tutte le sue
energie sulla creatura che aveva iniziato a plasmare anni prima.
Quella che poteva sembrare una battuta d’arresto si trasformò
invece nella sua occasione: Schettino trovò musicisti pronti a
sostenerlo, a credere in quel nuovo viaggio sonoro, e da lì
Hideous Divinity iniziò davvero a prendere forma.
Nel 2012 vede la luce il loro primo album, Obeisance Rising,
frutto di due anni passati a scrivere e riscrivere, ad arrangiare e
rielaborare ogni singolo dettaglio. Dentro quei brani si
manifesta con chiarezza la loro idea di death metal: trame
complesse ma mai dispersive, una scrittura che evita l’accumulo
inutile di riff e una passione quasi ossessiva per i breakdown
doomeggianti ereditati dagli "Incantation" più oscuri di
"Diabolical Conquest".
Quando arrivò il momento di lavorare ai testi, la band rifiutò
apertamente l’immaginario splatter o i soliti proclami
anticristiani finto-provocatori. Preferirono costruire un concept
vero, solido, partendo da un grande film: “They Live” di John
Carpenter, oggi più attuale che mai. L’unico elemento cambiato
fu il finale. Al grottesco lieto fine immaginato da Carpenter,
HIDEOUS DIVINITY scelsero di contrapporre un epilogo più
amaro: un eroe che, nonostante il sacrificio, viene dimenticato
in fretta, mentre l’umanità sceglie consapevolmente di restare
sottomessa… purché computer e televisioni rimangano accesi.
Dopo tre album, e una volta concluso il contratto con la "Unique
Leader", la band decise di preparare una promo che contenesse
due nuovi brani: “Anamorphia” e “Actaeon”, pezzi che segnavano
con chiarezza la direzione del loro nuovo corso musicale. Con
quella promo in mano iniziarono a proporre il materiale a
diverse etichette di fascia più alta.
I contatti con "Century Media" erano già attivi da tempo, ma fu
l’ascolto di quelle nuove tracce a fare la differenza: l’etichetta
riconobbe immediatamente il potenziale del passo successivo
della band e il contratto arrivò quasi naturalmente.
Il cammino di HIDEOUS DIVINITY è stato un viaggio tortuoso e
affascinante, tra abissi sonori e cieli oscuri, dove ogni album
rappresenta una tappa diversa di un percorso in continua
trasformazione. Dalle atmosfere dense e rituali di "Obeisance
Rising", passando per l’intensità brutale e riflessiva di "Cobra
Verde" e "Adveniens", fino agli ultimi traguardi segnati da
"Simulacrum" e "Unextinct", la band ha saputo navigare tra le
correnti del death metal moderno senza perdere la propria
bussola.
Oggi, la loro musica si presenta come un paesaggio in
movimento, una strada che non finisce mai, costellata di vortici,
pause e scoperte. Chi vi si avventura non trova soltanto riff e
breakdown, ma un vero e proprio viaggio dentro l’oscurità, dove
ogni nota è una mappa e ogni silenzio una direzione verso
mondi ancora inesplorati.
E come ogni viaggio che lascia il segno, quello dei HIDEOUS
DIVINITY invita chi ascolta a guardare oltre, a sentirsi parte di
qualcosa che va oltre la musica: un percorso che continua, oltre
l’ultimo accordo, verso l’ignoto.
ALESSIA BUCCINO