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BLAAKYUM- Lord of the night

Volevo presentare oggi ai lettori di Blackzine una band heavy\doom che ho avuto il piacere di conoscere nei giorni del Metalcamp: i Blaakyum!
I Blaakyum nascono nell'estate del 1995 nel lontano ed esotico Libano,sono la band capostipite di questo genere nella loro nazione: è negli anni 2000 che guadagnano attenzione nella scena occidentale,arrivando come finalisti presso il Global Battle of the bands e partecipando al Rock Nation Festival del 2008.
Gli attuali componenti del gruppo sono:
Bassem Deailbess (voce e chitarra ritmica), Rabih Deailbess(chitarra), Jad Feitrouni (Batteria e percussioni),Rany Battikh (Basso);

l leader e fondatore Bassem Deailbess è la colonna portante e figura carismatica del gruppo; Nei Blaakyum agilmente si fondono suggestioni 80' di gruppi come i Dio,i Candlemass,o echi di Trash di formazioni comei Vicious Rumors e Testament assieme a elementi di modernità e melodismo,che potranno essere particolarmente apprezzati da fan di gruppi come i Sistem of a Down. La commistione fra echi sonori “vintage” e sonorità provenienti dalla tradizione popolare mediorientale (uso di scale arabe\minori armoniche) crea un mix musicale molto convincente e pregno di significato, accompagnato da testi tutt'altro che banali. Il lavoro di cui volevo parlarvi è cronologicamente il loro ultimo: Lord of the Night(2012) un eclettico concept album ispirato al Signore degli Anelli,celebre romanzo di Tolkien ampiamente omaggiato anche dal cinema.
Il disco si inaugura con una sofisticata e “notturna” intro orchestrale (Dark Moon):un tema dalle sembianze barocche e decadenti è affidato alla sezione archi; struggente,lento,magnificente;di improvviso,ecco ascoltiamo squilli furtivi di ottoni,quasi a rimembrare una battaglia;l'atmosfera diviene progressivamente più cupa e assieme ad essi si intrecciano le sonorità del coro,sapientemente incalzate da percussioni e colpi di campane.L'agglomerato melodico sfocia in una nuova idea musicale,dominata da una melodia arabeggiante e riff di chitarre della formazione di default (chitarre,tastiere,basso batteria) tingendo l'atmosfera di un tangibile esotismo.Il colpo di gong dopo la cadenza piccarda finale -la quale acquista il valore equivalente di un momentaneo bagliore di luce – ci porta al brano che da il titolo all'album intero (Lord of the Night); prologo del pezzo è l'emblematica frase tratta dal libro di Tolkien, simbolo del romanzo stesso e ripetuta anche nel ritornello: “One ring to rule them all\One ring to find them\One ring to bring them all\and in darkness bind them” tutta la potenza musicale dei 4 libici finalmente irrompe,più vitale che mai,in questo brano e anche nei successivi “The Last Stand”, “Cease Fire” e “Battle Roar” dove Bassem ci da prova di possedere una caratteristica tessitura più sporca (che non definirei growl) oltre al già ottimo registro pulito apprezzato in Lord of the Night.
Con “Am I Black” ecco nuovamente una intro orchestrale: dopo il tuono,dolcissimo il tema di oboe violini che precedono la chitarra acustica,base per la melanconica esposizione della prima strofa. Bassem mostra padronanza musicale e carisma,in punta di piedi e senza mai strafare,ci fa dono di una suggestiva ballad e sembra quasi si ispiri a Ronnie James Dio, al quale Am I Black sembra quasi un omaggio per lo stile musicale e i respiri vocali.
Sonorità decisamente più spinte per la successiva “Journey to Eternity” che strizza nettamente l'occhio a stilemi del genere thrash.
Indubbiamente degna di nota è la bellissima “The Land”. Caratterizzata da una lungo solo di chitarra acustica iniziale,la ballata ha una connotazione fortemente mediorientale: marcata da vocalizzi e dalla sinuosa sensualità delle chitarre, essa è completata dalle suggestioni sensoriali proposte dal testo.

Awakened Dreams” è un metaforico viaggio dentro se stessi,malinconica riflessione e secondo omaggio alle ballate di Ronnie James,anche questo perfettamente riuscito quanto il precedente “Am I Black”.
“March of the Eastern Man” è un articolato brano quasi interamente strumentale; a chiusura del disco troviamo l'outro strumentale e la suggestiva ballad “Living Forever” viaggio introspettivo sul senso della vita.
Complessivamente un album decisamente riuscito, ottimo compromesso fra sonorità vintage e lo stile personale della band libanese. Ci auguriamo presto di vedere in Italia una band valida come la loro!