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TOOL - "LATERALUS" (VOLCANO - 2001)

  • Scritto da CHIOSSO DANILO

oggi 17.02.2011 nasce "ONCE UPON A TIME IN ROCK - le memorie":  la nuova rubrica di CHIOSSO "kiosko" DANILO........dal 2001 sulla scena musicale italiana underground, prima come promoter live e public relationer per un locale, ora attivo come recensore nonostante già esperienza in fanzine e comunicati stampa su campo nazionale per la sua vecchia passione di organizzatore.....ringrazio Julien per la grande opportunità che mi ha dato......conobbi due anni fa BLACKZINE per il mitico HELLFEST e sapevo avrei avuto la mia possibilità di rilanciarmi on the road!
rock'n'roll up your asses guys!

Dany

 


 


"Lateralus" è l'emblema di un percorso che i Tool iniziarono già con il precedente studio album "Aenima" (sempre considerando i leggendari ep "Opiate" e la prima uscita "Undertow" che li lanciò negli astri della nuova epoca rock anni '90): band ormai apprezzata da venti anni orsono per la totale sperimentazione di suoni alternative metal, progressive, ambient quasi psicologica/esoterica, band senza la quale oggi non si potrebbe parlare di "post-tutto", citando migliaia di gruppi che in tutto il mondo hanno voluto portare avanti il loro nome, stessa influenza che probabilmente i redivivi seventies BLACK SABBATH, LED ZEPPELIN, THE WHO, PINK FLOYD ebbero sulle nuove generazioni anni '80-primi '90 e che continuerà finché il mondo del rock agiterà i nostri stimoli più profondi! "The grudge", la famosa "Schism", i due episodi concept "Parabol" e "Parabola" dove oscurità e luce si incontrano, il sillabare Fibonacci della titletrack dove forza aurea e spirali si formano in successione, la recitazione meditativa di "Mantra", dimostrano come la band sappia attirare l'attenzione su di sé con giri di chitarra e basso al limite del sublime e perfetti nella tecnica, metallici e claustrofobici, grazie al lavoro dei rispettivi musicisti Adam Jones e Justin Chancellor, suoni che si arrotolano e susseguono in simultanea, il drumming alternato  nella ritmica di Danny Carey, a volte accarezzato da dolci percussioni per poi ritrasformarsi in serrate battute di batteria o semplici giri di feedback dal gusto songwriting, mentre la voce di Maynard J. Keenan dà vita alle danze, poi stacchi di quasi suspence qua e là ricchi di sospiri e parole sussurrate in uno spazio astratto che sembra generarsi al di fuori del disco stesso, ed ecco la voce che sale, divina, liberatoria e calda, che colpisce al cuore, come solo lui sa fare, riportando alla mente dell'ascoltatore pensieri e reminiscenze passate della propria vita, perché questo è Tool, un lungo viaggio nel rock più intimo e metallico che ci fa perdere dentro noi stessi e capire quanto la spiritualità e l'estro naturale derivanti dalla musica possono alleviare i nostri sentimenti più profondi spesso cupi in un mondo decadente quanto autodistruttivo, dove la stessa musica viene uccisa ogni giorno dalla menziona e dalla superficialità degli uomini........new age del rock moderno? forse si........a partire dall' alchimia della copertina disegnata da Alex Grey e dallo stesso membro Adam Jones.........corpo e anima signori, corpo e anima.