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CREED "MY OWN PRISON" (WIND-UP REC. - 1997)

  • Scritto da Chiosso Danilo

C'erano una volta i CREED, band che nel 1997 esordì sul mercato mondiale con un album che ancora oggi è storia, un disco unico capace di far risorgere dalla ceneri il defunto grunge e miscelarlo al meglio con il southern rock e i suoni metal di pura scuola americana: MY OWN PRISON.

Ricordiamo il loro scioglimento avvenuto nel 2004 dopo 3 album in studio (oltre al citato nella rubrica, da non dimenticare “HUMAN CLAY” e “WEATHERED”), una breve reunion nel 2009 con la pubblicazione del deludente e poco ispirato “FULL CIRCLE”, mentre Mark Tremonti (chitarra, considerato tra i 10 migliori al mondo e testimonial dell'attuale campagna GIBSON), Brian Marshall (basso) e Scott Phillips (batteria) nel 2005 si erano già rimessi al lavoro per un nuovo progetto ormai al top dell'acclamazione oggi, ALTER BRIDGE, insieme al cantante Myles Kennedy (noto a tutti per essere live singer di SLASH durante ultimo tour 2010)....A giugno 2011 suoneranno dal vivo ad HELLFEST ed altri festival, vedremo di saperne di più in merito alla tanto citata bravura (nda).

MY OWN PRISON, a partire dall'esplicita ed emozionante copertina dove si vede un uomo a torso nudo e jeans in preda a panico e disperazione nell'angolo buio di un'apparente scantinato/stalla di campagna (in tono perfetto con il titolo del disco, appunto “la prigione di me stesso”), è un album dalle atmosfere dure, metalliche, di puro impatto sonoro sull'ascoltatore, quanto emotive, intimiste, cupe dove si trattano temi legati alla crisi interiore, problemi personali e voglia di rivincita in un mondo corrotto e pieno di peccato, reminiscenze di quel christian rock nato nei nineties in contrapposizione all'avvento sempre più commerciale del rock troppo glamour o considerato blasfemo nell'attitudine........l'ombra dei METALLICA “nuova generazione”, PEARL JAM, STONE TEMPLE PILOTS oltre a quella di ALICE IN CHAINS e THE DOORS in alcune parti vocali (da citare il grande amore di Stapp per la figura di Jim Morrison al quale il gruppo dedicherà più avanti la cover di RIDERS ON THE STORM) aleggia pesantemente sui 10 brani del disco ma non manca l'originalità a questi quattro ragazzi della Florida.

Là dove la rabbia di denuncia fa sentire le sue urla attraverso tracce come ILLUSION o IN AMERICA, la speranza e la poesia più puritana viaggiano sulle onde di ODE e ONE, la voglia di abbattere le barriere del metal conosciuto a favore di nuovi lidi “post” in URFORGIVEN e TORN, l'emotività “che porta l'uomo sensibile a commuoversi pensando a cosa è e cosa sarà della propria esistenza” incanta in WHAT'S THIS LIFE FOR, brano dalle finissime linee musicali introduttive tra rock americano e alternative, riff hard' n 'blues di prima qualità aggiunti al doppio cantato Stapp-Tremonti, fino alla stessa title track “MY OWN PRISON”, una ballata potente in crescendo dove si riassume alla perfezione l'anima di questo album, tanto noir quanto liberatorio nelle sfumature e tematiche che tratta.....Un successo che non troverà pari in futuro e mi spiace dirlo, neanche nel progetto ALTER BRIDGE, in quanto è un disco da tenere nel cuore, che colpisce al cuore.