Accesso Utenti

LE ORME - L'INFINITO (2004-CRISLER REC. genere: PROG-PSICHEDELIA)

  • Scritto da Chiosso Danilo

 

Un certo STEVE WILSON......

(cantante dei PORCUPINE TREE, produttore discografico, ingegnere del suono, artista solista) ogni tanto parla ai giornalisti e con il suo sguardo introverso, malinconico, precisino racconta i fasti passati della musica, la genialità degli anni '60-'70, delle jam e della creatività, quando il "basement" musicale non era ancora così ricco come quasi 50 anni dopo e la virtuosità degli artisti li portò quasi inconsciamente a scrivere capolavori senza tempo, in un mondo sicuramente meno schiavo della tecnologia e più fertile di fantasia e animo.....opere che rimangono pietre miliari epocali....Lo stesso MIKAEL AKERFELDT, suo amico e leader degli strabilianti OPETH, ha più volte citato i seventies come punto di partenza, le sperimentazioni hard rock parallele ai giochi di fusion tra funk-jazz-prog, la psichedelia di fondo e l'atmosfera "ambient" che nasceva pian piano, che si respirava nell'aria, nonostante non ancora così sviluppata "elettronicamente" come succederà in futuro, ma nettamente pura e coinvolgente.....perché citare (come spesso faccio) i monologhi di alcuni musicisti per poi ricollegarmi al profilo in oggetto? Perché ultimamente mi soffermo molto di più su quello che viene espresso nelle interviste e cerco di analizzare il messaggio che vogliono trasmetterci, andare oltre le lettere stampate su un foglio di giornale o un browser internet, questo ovviamente in riferimento ad artisti di un certo calibro, che in questi anni si sono creati un'immagine solida, credibile, degli outsider che osano e superano le categorie....mentre il resto del gregge magari lo ascolto ma mi fermo lì....la solita pasta riscaldata dal bel colorito ma poca sostanza....poi ognuno la vede alla sua maniera, o no? Sono molto preso musicalmente da questo ritorno al vintage, tra riedizioni passate e nuove produzioni, riascoltando classici dei BLUE OYSTER CULT, EMERSON LAKE AND PALMER, FOCUS, JETHRO TULL, KING CRIMSON, RUSH, ho scoperto gli italiani L'IMPERO DELLE OMBRE, IN TORMENTATA QUIETE, DESERT WIZARD e da pochissimi giorni la mia autoradio gode al piacere di una firma datata 2004, "L'INFINITO" di LE ORME.

Conosciuti ed acclamati in tutto il mondo per quello che hanno sempre rappresentato, a differenza di una scena musicale italiana targata spesso come statica e mielosa, grazie anche a best sellers come "AD GLORIAM" (1969), "FELONA E SORONA" (1973), "FLORIAN" (1979), sono partiti dal semplice beat di fine '60 per mano dei fondatori storici, i veneziani Nino Smeraldi e Aldo Tagliapietra (nel corso della carriera ci saranno diversi cambi di line up), per poi sperimentare e sviluppare sempre più sonorità derivanti dalla tradizione rock psichedelica inglese, sulla scia dei GENESIS (quelli di PETER GABRIEL), VAN DER GRAF GENERATOR, PINK FLOYD, ELP, YES con un gusto particolare per gli arpeggi e le note orchestrali barocche, associate a lunghi assoli di chitarra e batteria dalla tecnica sopraffina, suoni di pianoforte, incursioni mistiche di organetto e mini-moog, fino a flauti dai poteri "magici" e ipnotici, l'uso del sitar indiano e percussioni per donare un senso di maggior armonia ed equilibrio alla propria musica: "L'INFINITO" è un disco concept che ritengo speciale perché, oltre ad essere l'ultimo di una trilogia sul rapporto tra uomo e natura, iniziata con gli album "IL FIUME" ed "ELEMENTI", riassume la vena artistica di questa band a partire dalla stessa copertina (artwork dell'illustratore PAUL WHITEHEAD, una "brillante road" nel deserto e un cerchio di nastri a spirale, simbolo di energia), un ritorno agli albori puristi dei sessanta con un leggero tocco malinconico di new wave rock sinfonico (il neo-progressive '80), tracce strumentali in crescendo, a partire da "LA VOCE DEL SILENZIO", dall'emozionante titletrack (divisa in 2 parti), "LA RUOTA DEL CIELO" e "COME ONDE SULL'OCEANO", che farebbero perfino invidia ai QUEEN di INNUENDO, fino alle liriche più soavi e poetiche che mai avevo ascoltato prima, rimandi angelici alla bellezza dell'infinito stesso, astratto quanto vicino a noi, basterebbe solo avere più cuore, spirito, gioia interiore ed abbandonarsi per un attimo alle emozioni generate dal rosso nebuloso dell'orizzonte al tramonto o un'alba sgargiante di colori, fluidi, stormi di uccellini che ci salutano, che piroettano nel cielo creando opere d'arte tra loro e che vorrebbero raggiungere il calore di altre terre lontane, meno infestate dall'odore acre dell'uomo moderno, materialista e privo di ideologie, ma non possono....tutto questo mentre si viaggia con il corpo e la mente, imparare a vedere e sentire perché non ne siamo più capaci....ogni mattina ed ogni sera queste meraviglie sono davanti ai nostri occhi, in qualsiasi stagione dell'anno, ma quanto siamo ancora capaci di viverle?
Un profondo messaggio ci trasmette questo album, abbandonarsi ai dolci sospiri dell' INFINITO. Il rock in generale non è solo rabbia e rivalsa oppure trasgressione e moda come molti la pensano, è anche stimolo di autoriflessione e meditazione se amato veramente, se ascoltato varcando certi limiti "non visibili": compratevi questo disco e abbiate fiducia, aprirete a voi stessi nuove vie.
Yours, Dany ;-)