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Recensione THE BRONX "OMONIMO" (2003 - FERRET RECORDS)

  • Scritto da Chiosso Danilo

 

  

 

 

THE BRONX, ma chi sono? Ah, non so cosa suonano e non so se mi piacciono?
Qualcuno li conosce in questo Paese a parte te? Li passano alla radio? Sono di New york, con un
 nome così? Ecco le domande più frequenti che mi sono capitate in giro accennando di questa band,
 attiva sulla scena americana da inizio '2000.

 

 

THE BRONX, ma chi sono? Ah, non so cosa suonano e non so se mi piacciono?
Qualcuno li conosce in questo Paese a parte te? Li passano alla radio? Sono di New york, con un
 nome così? Ecco le domande più frequenti che mi sono capitate in giro accennando di questa band,
 attiva sulla scena americana da inizio '2000.


Come li ho scoperti? Bene, acquistai su un sito californiano i miei soliti cd mensili, dovete sapere che ci si guadagna sul cambio valutario e IVA, con qualche carico in più sullo sdoganamento extra-UE, ma alla fine la media di calcolo porta risparmio (ci sono poi delle perle interessantissime, anche stampe giapponesi, soprattutto singoli, che sul mercato europeo possiamo scordarci!): tra questi una compilation denominata MASTERS OF HORROR, che mi colpì per il nome e l'elenco di band che conteneva, ma non è la soundtrack vera e propria di un film, bensì di una serie televisiva made in USA, una raccolta di brani rock di quel periodo, intorno al 2002-2003, oltretutto non l'ascolto da diverso tempo (tra centinaia e centinaia di roba vorrei vedere voi!).
Una cosa particolarissima mi successe, ricordo che puntai sul secondo disco, essendo doppio album, vedendo i nomi di RISE AGAINST, SERGJ TANKIAN e BEAR VS SHARK ma la sorpresa più eclatante arrivò proprio dai THE BRONX, la canzone era BATS!......da non crederci, un concentratore energetico di rock 'n' roll alienato e vendicativo verso la piramide massonica delle major, un pugno in faccia allo showbiz più che uno stile tecnico, una band che farebbe piangere dalla gioia G.G. ALLIN (r.i.p.), nel tentativo di un colpo di Stato a Lucifero, nel suo putiferio infernale......indescrivibile la violenza disumana che esce da questo brano.....preparai uno dei tanti mixtape che ancora custodisco preziosamente e nel mio folle, fantasioso immaginario pensai subito a GERMS, PUFFBALL, SONICS, BLACK FLAG (loro sono dappertutto e ci credo!), GUTTERMOUTH (quelli più cattivi, la track CAN I BORROW SOME AMBITION?) ma BATS! vinse il premio di best song del momento, totalitaria e indisciplinata, rappresentava una dose massiccia ed estrema di puro street come non sentivo da tempo!

Presi ovviamente il loro primo album ufficiale, che come i due seguenti, acquistati al volo nei mesi a venire, è "omonimo", nessun titolo specifico o numerazione....notare la cosa, come se non gliene fregasse di apparire o creare una scheda ufficiale della band, registrazione studio e basta, solo sfondare gli ampli e poi chi vivrà, vedrà......in copertina c'è la bocca insanguinata di una donna vampiro e la scritta che cola in maniera alquanto splatter.....bella presentazione ancor prima di regolare il volume dello stereo: e qui inizia il delirio!
HEART ATTACK AMERICAN uccide il silenzio con uno screaming di almeno 5-6 secondi, dopo intro con chitarra rimodulata con filtri e priva di toni bassi, per incuriosire ragazzi miei, per incuriosire fino al riff più veloce e profondo che può aizzare un branco di cani affamati come una crew di skater vecchia scuola nei bassifondi di L.A (THE BRONX sono losangelini e hanno avuto la fortuna di incontrare sulla strada l'ex chitarrista dei GUNS 'R' ROSES, GILBY CLARKE, produttore delle loro prime release)......la botta di partenza è tosta, tenetevi pronti all'evenienza di uno scontro....qui non c'è perdono, il quartetto è in grado di spaventare e graffiare alla gola (notevoli i giochi vocali che ricordano un pò, ma vagamente, i REFUSED di SONGS TO FAN THE FLAMES OF DISCONTENT) perfino il deathster più oscuro e viscerale, questi fanno sul serio e non hanno peli sulla lingua, testi inclusi......FALSE ALARM e THEY WILL KILL US ALL (WITHOUT MERCY) sono i singoli pubblicati, la prima fa girare la testa, un turnover di basso e chitarra stoppati che schiacciano qua e là la traccia stessa, la batteria picchia sodo quando i tratti diventano meno morbidi e tondeggianti, infiammandosi per ordine del singer MATT CAUGHTHARAN,  grinta e rabbia  inequivocabili, voce torbida, roca ma c'è trasparenza nelle rime.....la seconda invece non lascia prigionieri, incazzata già di buon mattino, il minuto 00.00 è subito scandito da punk-roll militante, un rieccheggio di BATS! e non si respira fino alla fine, catastrofico per un debole di sistema nervoso tenere a tutto volume un brano come questo....l'ho assaggiato in diverse salse e situazioni, vi dico solo che spacca il muro della pazienza....non è una canzone potente come un uragano, non parliamo di DEFEATIST degli HATEBREED, non fraintendetemi, ma contiene una carica di tensione interiore che stordisce....eccoci all'angolo dell'amore perduto, NOTICE OF EVICTION, ossia lo "sfratto" (ma "del cuore" in questo caso), che suona "indie iconografato grunge" come corporatura, cose già passate in centrifuga migliaia di volte tra anni '90 e '2000, ma è la mia prediletta perché nasconde un senso di turbamento, ma tutta l'essenza dei THE BRONX è legata a questo demone, ve ne accorgerete, verso la metà si trasforma, va in crescendo, si innervosisce con toni quasi strazianti e mi viene in mente una scena sulle liriche del brano, il narratore inginocchiato che chiede alla persona amata, che lo ha distrutto dentro e fuori, di dargli del tempo per riprendersi, un'implorazione di pietà al boia.....colui che ti sfratta dalla sua vita dopo averti consumato a dovere e giustamente "ti incolpa".....mah, non pensiamoci troppo su, la canzone è veramente ok, ottima per un half pipe competition e infatti anche loro hanno girato in lungo e in largo il famoso VANS WARPED TOUR, facendosi le ossa sul palco, senza tanti make up artists ed esperti di marketing al sedere......STROBE LIFE è un caro congedo, una semplice ballata alla fine, dove il loro tiro da subito inganna, per poi miscelarsi con la malinconia del rock americano quasi "Buckleyiano", da buoni guys non più di tenera età amano anche differenziarsi, non solo rumore e chaos, e in futuro scriveranno un brano stupendo come "DIRTY LEAVES".....si conclude un disco fantastico nel migliore dei modi, mantenendo il loro stile rock 'n' roll al 100%, dove hardcore attitude anni '80 si rinnova con garage-punk moderno, concezione di base ancor prima del sound proposto, che non vedo in altre band, seppur simili per derivazione, perché più apatiche, dogmate dai filoni, manca la degenerazione urlata di chi abbatte le barriere perché soffre un pò......forse il nome THE BRONX sta a significare da dove vengono a livello personale, non il luogo in sé.....la traduzione infatti è "quartiere povero e malfamato", potrebbe essere un conglomerato di palazzi che soffocano l'asfalto quanto il nostro "IO" di anime perse, inteso come metafora esistenziale. Un disco originale per smuovere fuoco, terremoti interiori e il nostro buio? Sì, assolutamente terapeutico, e consideriamo che non hanno né volti da medici né sono belli e trendy....ma alcuni album dalla loro parte che aprono le voragini....."You motherfucker I want your blood! I got the hands of history's stranglers, and the midnight sky reflects off my skin...I got the flesh of a million strangers...your never going to see me closing in...your never going to see me closing in...while you're sleeping." (da HISTORY'S STRANGLERS). 
Salutissimi dal vostro predicatore, dopo THE BRONX vi consiglio una sana meditazione purificatrice sulle dolci note di "DO YOU DREAM OF ME?" dei TIAMAT....oggi mi sento così.
Dany 
ps: la foto vestiti da cops è grandiosa! :)