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Calendimaggio e gli ISIS di IN THE ABSENCE OF TRUTH (2006-IPECAC REC.)

  • Scritto da Chiosso Danilo

 

 

Caparezza, Subsonica e Manuel Agnelli: evviva il Festival del Primo Maggio e la grande retorica che ogni anno viene fatta.......almeno per una volta fosse citato il gran Calendimaggio e fatto un onore alla Natura....ma l'uomo della TV proprio non ci arriva! E i musicisti? Uno che gioca con il fuoco delle profezie e si innalza a predicatore manipolando storia, problemi della società e filosofie di pensiero......e si fa produrre da una major....lasciamo poi perdere quelle migliaia di persone che lo esaltano tanto......gli altri, i torinesi dell'electro-pop, che ormai sono diventati la parodia di loro stessi....stanchi e senza scintille......e un musicista in versione solista, Manuel (AFTERHOURS), che alla fine risulta essere uno dei pochi seri ancora attivi in Italia a livello di conoscenza musicale nel campo del mainstream, collaborazioni e produzioni.....ora poi, con i capelli lunghi come un tempo, è tornato il sosia di Trent Reznor (NIN)........eh eh eh sono identici! Un omaggio caloroso va anche al leggendario Mauro Pagani, da giovane seguace del prog e blues 70s' a direttore d'orchestra in età adulta.....un personaggio dalle mille risorse.....vero re dell'evento, ha suonato e cantato PURPLE HAZE di JIMI HENDRIX con l'ausilio del violino e padroneggiato sulle cover dedicate ai BEATLES, ROLLING STONES, BOB DYLAN, PINK FLOYD e DAVID BOWIE con un'eleganza e maestria eccellenti.

Torniamo però indietro di qualche ora, giornata piovosa, fin dal mattino, ma buona buona per alzarsi presto e fare qualche faccenda in casa, ascoltando la giusta musica ovviamente......candele e incensi accesi, perdendosi nell'oceano dei file del computer (non sempre uso lo stereo cd o giradischi), viaggiando a random tra la musica ambient e new age, rainforest song e i canti dei delfini per depurare la stanza, mantra indiani, l'elisir dolce dei ritmi arabi, le percussioni francesi dei LES TAMBOURS DU BRONX (da provare!), per arrivare ad un pò di sangre latina, rap messicano e alcune cose di WU TANG CLAN, NECRO e BLAK TWANG.....e poi il rock tra metallo e fusioni.....eh sì, KOLOSS dei MESHUGGAH in anteprima mia personale, come al solito i nostri Svedesi non si smentiscono e spaccano i nostri temporali in tanti frammenti, disco favoloso, qualche nastro oscuro come CLOUDS dei TIAMAT e SNAILKING degli UFOMAMMUT, il mix tra old school doom e alternative in A NATURAL DISASTER degli ANATHEMA e poi un album speciale.....quello più speciale di tutti.....lo porto veramente nel cuore e da un anno non lo assaporo, né in auto né durante le cene del week end.....in inverno, e qui ci gioca molto la sua magia, assume una misteriosa charm che ognuno può vivere come meglio crede......ISIS vi dicono qualcosa? IN THE ABSENCE OF TRUTH? Se non sapete di cosa si tratta vi siete persi non solo un gioiello prezioso della discografia ma un album che ha tanta di quella energia luminosa dentro da splendere da solo, a partire dalla potente intenzione della band di dimostrare un cambio verso mete molto più estese.

Uscì nel 2006 per la IPECAC REC. di MIKE PATTON (FAITH NO MORE, FANTOMAS, TOMAHAWK), è il penultimo lavoro pubblicato, e secondo me quello che in assoluto si distingue dai precedenti, in quanto coraggioso verso i propri fan, troppo legati allo stereotipo tecnico/psichedelico/pesante di PANOPTICON....qui la musica volge verso una maggiore ricerca di melodia e atmosfera, una sinergia che riconduce sicuramente al secondo OCEANIC, ma rivissuto con un'altra intensità, voce di Aaron Turner inclusa, leader assoluto dell'astrattismo e surrealismo tanto amato e sviluppato nelle composizioni concept del quintetto losangelino, strutturati su linee meno complesse ma studiate con la cura di un antico musico.....fluiscono in maniera più leggera e soave, percussioni e tastiere come sempre ipnotiche per dare un tocco di fantasia e ambientazione arcaica, le chitarre compresse e parte fondamentale del groove, ma ci sono maggiori spazi di riflessione, trascinanti tutta la durata del full lenght, ascoltabilissimo da intro ad outro come un' eterna ode, e qui è anche chiaro come l'ispirazione "tooliana" abbia contribuito parecchio alla sua stesura....purificando notevolmente il suono degli ISIS dalla sua matrice originaria, figlia primogenita dei NEUROSIS....senza offesa...ma attualmente preferisco la colta finezza esoterica del metallo e i sacri maestri di guida, anche nei tour, non si dimenticano mai, nonostante ognuno produca poi in base alle proprie idee e congenialità. Infatti è nostro dovere tirare fuori la vena interiore, quella più intrinsica alla nostra strada, ma loro sono un appoggio che non ha valore monetario, e un omaggio a livello musicale, per quello che ci è stato donato (dire "copia" è terribile), fa sempre piacere.......io sono legatissimo a questo disco, e chiedo scusa se mi aggroviglio nelle parole, ma non è una passeggiata descrivere "IN THE ABSENCE OF TRUTH", sia nella parte oggettiva che nelle emozioni, a partire dalla opener "WRISTS OF KINGS", e lo associo ad un altro capitolo del genere avanguard, PROVIDENCE dei CALLISTO, che a sua volta prese origine dalle ceneri degli ISIS stessi, come appartenenza karmica in un fine decennio che li vide sciogliersi al top del successo, tenendone alta l'essenza e il ricordo come uno dei migliori gruppi del periodo 2000-2010....una di quelle band che lascia il segno. A me lo ha fatto, e spero ritornino più compatti e travolgenti che mai. Quel giorno potrò urlare: HOLY TEARS!

Dany