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SOUNDGARDEN - la storia

 

   

IERI SERA 26/6/2012 SONO ANDATO A COLLEGNO (TO) PER ASSISTERE AL LIVE DI CHRIS CORNELL, NON AVENDO POTUTO GUSTARE LA SUA STORICA BAND "UFFICIALE" A MILANO.......TRISTE SAPERE CHE LA DATA E' STATA ANNULLATA PER MALORE DEL MUSICISTA IN QUEI DI UDINE......PROPRIO LA SERA PRIMA.......SARA' VERAMENTE IN OSPEDALE O TRATTASI DI UNA SCUSANTE VISTE LE SCARSE PREVENDITE? RECUPERERANNO LA DATA COME PROMESSO DA ALCUNI ORGANIZZATORI PRESENTI AI CANCELLI? SECONDO ME E' COLPA DEL GODS OF METAL 2012...........TROPPO CARO PER LA QUALITA' CHE PROPONE E HA MANDATO IN BANCAROTTA MEZZI ROCKERS ITALIANI :-)

SPERIAMO TORNI PIU' GRINTOSO CHE MAI........CMQ HO PRESO UNA BELLA T-SHIRT DEI TEMPI DI "SUPERUNKNOWN", WOW!

OGGI VOLEVO TROVARE QUALCOSA DI INTERESSANTE SULLA LORO STORIA E GIROVAGANDO UN PO'.....ECCO QUESTO SPECIALE ESTRATTO DAL SITO "ONDAROCK"........CHE RINGRAZIO!!!!!

LEGGETE BENE!!! MI RACCOMANDO!

Dany 

 

 

Seattle esisteva, agli inizi degli anni 80, un gruppo di nome Shemps dove militavano Chris Cornell alla batteria e voce, Hiro Yamamoto, al basso e Matt Dentino alla chitarra. La band eseguiva principalmente cover (di artisti rigorosamente morti, per una particolare fissazione di Dentino) e annoverava un unico brano originale: "Marilyn Monroe", scritta (guarda caso) proprio dal chitarrista. Il gruppo in questione, dopo pochi concerti e alcuni avvicendamenti nella line up, si sciolse e dalle sue ceneri nacque una nuova band, sempre con Chris Cornell alla batteria e voce e Hiro Yamamoto al basso, ma con la sostituzione del chitarrista Dentino con Kim Thayil, che per un periodo aveva militato proprio negli Shemps come bassista al posto di Yamamoto. Fu la nascita dei Soundgarden, che presero il nome da una scultura di Duoglas Hollis ("A Sound Garden" per l'appunto) che è situata in un parco di Seattle ed è composta da una serie di strutture metalliche simili ad antenne radiofoniche che, con il vento, si muovono emettendo suoni e rumori particolari, a seconda dell'intensità del soffio (un'opera "sublime e squallida allo stesso tempo", a detta di Kim Thayil).


Nel giro di poco tempo i Soundgarden completano la stesura di una quindicina di brani e iniziano a suonare per i locali della città, cominciando a farsi notare dal pubblico (e non solo), fino ad arrivare ad aprire un concerto (insieme ai Melvins) degli Hüsker Dü.

Nel frattempo Chris Cornell, concordemente con i compagni, decide di abbandonare il suo ruolo di batterista per dedicarsi esclusivamente alla voce, anche per sfruttare appieno le sue indubbie qualità di frontman. Al suo posto, ai tamburi, dopo una breve parentesi di Scott Sundquist, viene ingaggiato Matt Cameron, ex batterista degli Skin Yard.

Corre l'anno 1986, e all'epoca la band, dopo aver inserito tre brani in "Deep Six", una compilation che aveva l'intento di fare una panoramica della nuova scena musicale di Seattle (oltre ai Soundgarden, tra gli altri, Green River, Skin Yard e Melvins), gira i locali suonando con altri gruppi sconosciuti (fra cui i
Faith No More), quando viene contattata dalla indipendente Sst e dalla neonata Sub Pop, con le quali incide rispettivamente il primo singolo e il primo Ep, Fopp, lavori che vengono tuttavia bistrattati dalla critica, che, nel migliore dei casi, li reputa epigoni dei Led Zeppelin. Nonostante ciò i Soundgarden acquisiscono una certa notorietà, tant'è che si presentano alla loro porta alcune major (Geffen, Warner Bros, e A&M), ma gli stessi preferiscono continuare la loro strada con la Sub Pop, e con essa pubblicano nel 1988 l'Ep Screaming Life.

Nello stesso anno esce, finalmente, il loro primo album, Ultramega Ok, per la Sst. La critica comincia ad accorgersi di loro: i Soundgarden tuttavia continuano a essere accostati (in particolare per il modo di cantare di Cornell, "shouter" d'altri tempi) ai Led Zeppelin e vengono etichettati come gruppo metal/hard rock. Sicuramente il primo lavoro di Soundgarden (ma anche il successivo Louder than love dell'anno seguente, in seguito al quale Yamamoto lascia la band, rimpiazzato prima da Jason Everman e poi da Ben Shepherd) è un album ancora acerbo e indubbiamente influenzato da una certa pesantezza riconducibile agli stilemi del metal (anche per le pressioni della casa discografica, a onor del vero, che aveva intenzione di lanciare i Soundgarden come nuova band heavy-metal, sulla scia del successo dei Metallica). Non c'è dubbio però che, a un ascolto più attento, non si possa non notare un qualcosa di diverso, come se il gruppo avesse voluto usare la forma (e quindi anche la maggior tecnica) del metal per esprimere stati d'animo più vicini allo spirito punk, anche in virtù delle tematiche trattate nei testi, sicuramente lontane da quelle piuttosto stereotipate della maggior parte dei gruppi heavy americani dell'epoca. Inoltre, a una più attenta analisi, si può sentire, anche solo tra le righe, l'influenza più "scura" di alcuni gruppi new wave e dark che gli elementi della band non hanno mai nascosto di amare (
Pere Ubu, Bauhaus, Wire, Joy Division, Killing Joke), oltre ai più evidenti Black Sabbath e Led Zeppelin.

Il modo di cantare di Chris Cornell, per certi versi accostabile a quello di Robert Plant o
Ian Gillan (dei quali, in ogni caso, il frontman dei Soundgarden è ben lungi dall'essere un clone), ha avuto il pregio di reintrodurre nel rock uno stile che si era perso negli anni 80 o che, quanto meno, era divenuto demodé, come nel caso di alcuni gruppi power o epic metal del periodo in questione. La voce di Cornell, con il supporto musicale dei Soundgarden, rinnova questo stile canoro senza incappare nell'inconveniente di risultare stantia. In definitiva, il sound della band, pur non apparendo fortemente innovativo, è accattivante proprio perché riesce a esprimere, senza far capire esattamente il come, la summa delle svariate ed eclettiche influenze musicali degli elementi del gruppo, racchiudendo il tutto in una scorza punk-metal apparentemente "innocua".

Il salto di qualità per i Soundgarden arriva, comunque, nel 1991 con Badmotorfinger, dopo una breve pausa in cui Cornell e Cameron prendono parte al progetto "Temple of dog", in memoria dello scomparso Andy Wood (cantante dei Mother Love Bone), insieme con
Vedder, Ament, McCready e Gossard dei Pearl Jam (al tempo ancora sconosciuti) e collaborano sia in qualità di comparse sia come autori della colonna sonora (insieme ad altre band come Pearl Jam, Alice in Chains, Mudhoney, Screaming Trees, Smashing Pumpkins) al film "Singles, l'amore è un gioco" di Cameron Crowe.

Se fino a questo momento il gruppo era rimasto, per così dire, a "metà strada", nel limbo, e aveva partorito lavori con spunti interessanti ma immaturi, con l'album in questione si colgono i frutti di tutto il lavoro precedente e tutte le intuizioni degli anni addietro prendono una forma precisa, dallo stile compositivo, al sound, all'uso della voce. Badmotorfinger, l'ultimo disco decisamente pesante dei Soundgarden, rimane uno dei migliori dischi hard rock degli anni 90, oltre che una tappa fondamentale nella carriera della band di Seattle. A parte alcuni "trucchetti" (come il feedback creato soffiando sulle corde in "Slaves & bulldozers" o il campionamento di un bambolotto parlante guasto all'inizio di "Jesus Christ pose") e le interessanti sperimentazioni con l'accordatura delle chitarre, brani come "Rusty cage", "Outshined" e i già citati hanno una freschezza che non era rintracciabile nei lavori precedenti, pur essendo il sound sempre "borderline" con un certo tipo di metal, condito, peraltro, con un pizzico di psichedelia. In coincidenza con l'uscita del disco citato, arriva anche la notizia del tour di spalla ai Guns'n'Roses, il trampolino che li lancia definitivamente nel "grande giro" del rock 'n roll.

Ma è il 1994 l'anno cruciale per i Soundgarden, quando esce
Superunknown. E' uno di quei rari casi della storia del rock in cui l'apice del successo, l'ammorbidimento del suono in senso commerciale e la qualità artistica vengono a sovrapporsi l'un l'altro. Superunknown è, infatti, un album di ottime canzoni, che, con la loro nuova forma più accessibile consente ai Soundgarden di scollarsi definitivamente di dosso l'etichetta (riduttiva) di band heavy metal. Non tragga in inganno questa nuova via percorsa dalla band: continuano a essere presenti nel disco sperimentazioni sulle accordature, tempi dispari, richiami alla musica indiana, accenni di psichedelia, solo che il tutto è più ovattato, meno strillato, più dosato e, fondamentalmente, contenuto nei migliori episodi a livello compositivo dell'intera storia dei Soundgarden. Persino la voce di Cornell pare più morbida, portata con meno insistenza all'estremo delle proprie capacità. Tra i brani da menzionare, oltre alla celeberrima "Black hole sun", è d'uopo evidenziare "Spoonman", nella quale i Soundgarden suonano con Artist the Spoonman, un artista di strada noto per le sue esibizioni musicali create percuotendo i cucchiai, "Mailman", lenta, pesante e ipnotica, ma anche "4th of july", "Let me drown", "Feel on black days", "My waves", "Like suicide" e la title-track.

Dopo il già discreto successo ottenuto con Badmotorfinger, Superunknown catapulta i Soundgarden ai vertici del rock business, laddove
Nirvana e Pearl Jam erano già arrivati da qualche tempo.

Nel 1996 è la volta di Down on the upside, l'ultimo lavoro del gruppo. L'album è molto atteso ma, per la verità, non viene accolto nei migliore dei modi. E' la logica prosecuzione di
Superunknown eppure dai più viene visto come il definitivo rammollimento e la ulteriore commercializzazione dei Soundgarden: un giudizio quanto meno affrettato e un po' ingeneroso. Certamente è il disco dove minore è stata la voglia di rinnovamento all'interno della band, ma, ciononostante, sono presenti alcune ottime composizioni (su tutte "Pretty noose", "Ty cobb", dove spuntano addirittura influenze country con tanto di mandolino, e la malinconica "Boot camp", uno dei brani più scuri e depressi della discografia dei Soundgarden) e il lavoro scorre piacevolmente all'ascolto, basta non voler cercare l'esperimento a tutti i costi.

L'anno seguente, mediante un comunicato stampa, i membri della band annunciano lo scioglimento del gruppo, dopo oltre dieci anni di attività.

I Soundgarden, insieme agli Alice In Chains, hanno rappresentato una delle mille facce (quella più prossima al metal) di quello che i media hanno chiamato grunge. Un fenomeno legato a una scena musicale nata a Seattle (città che sino ad allora era stata ai margini del mondo del rock, salvo aver dato i natali a Jimi Hendrix) verso la seconda metà degli anni 80, ma che non può essere definito come espressione di una forma musicale ben determinata, tante ne sono state le manifestazioni stilistiche e le influenze (punk, metal, hard rock, ma anche - seppur in dose minore - new wave, country e folk). Il grunge, infatti, sembra trovare un leit motiv più nella circoscrizione geografica e nel malessere generazionale che nei canoni stilistici della musica che ne è stata l'espressione.

Anche se alcuni gruppi della scena di Seattle sono "formalmente" ancora in vita (come Pearl Jam, Mudhoney e Melvins), si può affermare che lo scioglimento dei Soundgarden coincise con la chiusura di quel ciclo, o, per dirla con parole più dirette, con la fine del grunge.

Nel 2002 Chris Cornell ha preso parte al progetto Audioslave.

Telephantasm (2010) è una buona antologia per avvicinarsi al mondo dei Soundgarden.