Accesso Utenti

Due parole su Alitalia

A tutti quelli che credono che Berlusconi abbia salvato Alitalia, cercherò di spiegare al meglio come sono andati i fatti.
Non mi riferisco alle varie opinioni dei sindacati, ma solo e unicamente alla manovra che il Presidente del Consiglio ha deciso di attuare riguardo la compagnia di bandiera. Ma anche prima, con le decisioni del governo Prodi sulla questione.
Alitalia è (era, è fallita) la compagnia di bandiera del nostro paese. Nel 2007 fatturava oltre 4500 milioni di euro, ma nel 2008 si è ritrovata sul lastrico.
Prodi decide, nel 2006, di cedere l'attività e iniziano, il 13 febbraio 2007, le gare per le offerte dell'acquisto della compagnia. Le cordate sono 5:
- AirOne, di Carlo Toto con Intesa-Sanpaolo;
- il fondo salva-imprese di Carlo De Benedetti M&C;
- Matlin Patterson Global Advisers;
- Texas Pacific Europe;
- Unicredit Banca Mobiliare.
Il 17 luglio l'ultimo concorrente è AirOne, che si ritira e la gara fallisce.
Il 21 dicembre si fa avanti il gruppo AirFrance-KLM per la cessione del 49,9% dell'azienda.
Andiamo un pò avanti, esattamente il 22 aprile 2008. Il governo Prodi, su richiesta di Berlusconi, presta ad Alitalia 300 milioni di euro, per ritardarne la precipitosa caduta e fornire liquidità all'azienda.
La boccata d'aria di azionisti e dirigenti dura poco. Infatti la compagnia perde all'incirca 13 euro al minuto pari a circa mezzo milione di euro al giorno (fatevi voi i conti in circa 20 mesi di vicenda). Inoltre viene aperta una commissione d'inchiesta dall'UE, atta a far luce su questo prestito che lo stato ha concesso alla compagnia. Infatti il prestito-ponte (così viene definito) è sospetto, perchè si pensa ad un "aiuto di stato". Vale a dire che i 300 milioni di euro prestati sono soldi pubblici, quindi i nostri. Il debito nei confronti dello stato doveva essere estinto entro il 31 dicembre 2008.
Il fatto che AirFrance si sia fatta avanti per l'acquisto di quasi la metà della società di bandiera piace molto ai sindacati, anche perchè la compagnia francese avrebbe comprato parte di Alitalia, prendendosi anche tutti i debiti (o almeno una parte). Però non piace a una sola persona, che si dia il caso sia proprio il futuro (all'epoca) Presidente del Consiglio Berlusconi. Il Cavaliere, in piena campagna elettorale, infatti dichiara di avere la cosiddetta "cordata italiana", che dovrebbe difendere l'italianità dell'azienda. Le voci di questa cordata però (in cui era compresa nuovamente AirOne e Intesa, Benetton etc...) viene smentita da tutte le società nominate dal Cavaliere, ma le dichiarazioni di Berlusconi non fanno trovare un accordo tra i sindacati ed AirFrance, che si ritira.
Il 14 aprile il PDL e la Lega vincono le elezioni e il 26 agosto nasce la nuova compagnia composta da 16 soci, che daranno vita alla Compagnia Aerea Italiana (la famosa CAI)
 di cui l'amministratore delegato è Rocco Sabelli.
Il 28 agosto
 viene varata una modifica alla legge Marzano, che tratta i salvataggi delle imprese in crisi. Questa riforma dà all'amministratore della società (nominato direttamente dal Presidente del Consiglio o dal ministro dei trasporti) il ruolo di "amministratore straordinario", il quale può decidere di vendere gli asset più fruttosi (gli asset sono quell'insieme di beni materiali e immateriali che fanno capo a una società, per capirci dagli aerei agli edifici, passando per i dipendenti) dando la possibilità di rilanciare l'azienda.
L'Alitalia (che ormai non esite più, ora si chiama CAI) viene così divisa in due società, la "good company" (gli asset più fruttosi) e la "bad company" (i debiti).
Della bad company fa capo Augusto Fantozzi. La parte di società facente parte della good company gode di tutti i guadagni derivati dalla ripresa dell'attività, rilanciata col "Piano Fenice", mentre la bad company si carica il peso di tutti i debiti contratti in 20 mesi di vicenda. Inoltre mentre la good company è composta dai 16 soci (tra i quali c'è MedioBanca, del gruppo Fininvest, ovvero di Berlusconi), che godranno dei profitti, la bad company è dello stato che dovrà pagare i debiti, vale a dire che tutti gli italiani pagheranno all'incirca 2 miliardi di euro di tasse e imposte che andranno utilizzati per estinguere i debiti di Alitalia.
Il risultato?
La CAI ha cominciato a volare e cominciando questo ha alzato il suo valore di mercato, il 25% della società è stata venduta ad AirFrance al costo di poco più di 300 milioni di euro. Il fatto è che che la società venduta alla compagnia francese è priva di debiti, perchè sono stati tutti addossati ai contribuenti italiani, attraverso la bad company.
e voi che ne pensate?



Fonti:

Cronologia eventi: Il sole 24 ore
vicenda Alitalia: bragwebdesign.com
bad company e good company: partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it
bilanci Alitalia: http://www.marketpress.info/
prestito Alitalia e indagine UE: La Repubblica
Piano Fenice: La Repubblica
Cessione CAI ad AirFrance: newsfood.com