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Nova Rock 2019 "Day IV"

Il terzo giorno della creazione Dio creo la terraferma e la separò dall'acqua creando i mari e le terre fertili. E vide che era cosa buona.
Il quarto giorno si vede che era distratto e si è dimenticato di innaffiare e la terra di Pannonia seccò e divenne una landa polverosa sferzata dal vento, dai watt sparati da ogni angolo sia dei palchi che dal camping, e calpestata dalle genti la cui concentrazione per metro quadro è paragonabile alla diffusione del bisonte americano nelle praterie centrali dell'America prima dell'arrivo dell'uomo bianco.
Il fiume di persone che si dirama nelle strade del camping e che si sviluppa di un sistema di affluenti e confluenti in corsi ininterrotti e opposti ma sempre ordinati per direzione sviluppa un ambiente ordinatamente caotico.
Dal camping ai palchi principali sembra di passeggiare in un universo post apocalittico dove in mezzo alla polvere riesci ad intravedere le sagome delle persone e riconoscere gli stand in un percorso oramai memorizzato.
Quando si arriva sotto i palchi invece l'agglomero di persone fa da barriera e la polvere riesce a non infilarsi in ogni pertugio.
Alle 11 di mattina inizia la festa dell'ultimo giorno.
Come a scuola si parte con la banda , gli Wendi's bohemische Blasmusik,splendidamente seguita da migliaia di persone già alla mattina presto.
Per una oretta buona l'allegria si perde in un mood così tipicamente tedesco da far sembrare il Novarock una appendice estiva dell'ocktober fest.
Fiati e legni fanno cantare e ballare tutti e pensi che anche se si è italiani in fondo sta cafonata, come direbbe De Sica, piace molto.
Anche se è l'ultimo giorno, non ci si va leggeri al Novarock.
Testimone di questo è la programmazione dei due palchi principali che annovera Ministry, Testament, Rob zombie e rock a tutta sparata dai Wolfmother e da Slash con Myles Kennedy.
Nota di apprezzamento nel primo pomeriggio va agli americani Bad Wolves, che fortissimi della strafamosa cover dei Cranberries, fanno una buona performance anche se vista la discografia novella, hanno riproposto anche troppe cover rispetto al tempo a disposizione. Ma comunque non hanno deluso, sopratutto per la capacità del cantante Tommy Vext che proprio al Novarock aveva debuttato come sostituto temporaneo nei Five Finger Death Punch.
I Testament prendono le redini e macellano tutto.
Nonostante siano decenni sulla scena e l'orario pomeridiano la band non fa sconti e attingendo anche al ventenne album The Gathering una quasi inedita, vista come la centellinano nei live, “Down for Life”.
Un'ora a disposizione, un'ora di lezione su come fare thrash da 36 anni e avere ancora margine su tanti altri.
Il sorriso sornione e malefico di Chuck Billy controlla che il delirio sotto il palco sia sempre di ottimo livello e con componenti come Steve DiGiorgio, funambolico bassista e Eric Peterson alle chitarre è molto facile.
Sul palco a seguire un appassionato Rob Zombie, prorompente nel suo modo di stare sul palco regala ai presenti un ottimo show. Quando oltre il fumo c'è anche molta carne sulla brace.
Sul bluestage dopo la sempre allegra combricola dei Me First and the Gimme Gimms, si va di rock 'n roll con i Wolfmother che scatenano il pubblico.
A seguire però arrivano due artisti che hanno deciso di unirsi per un progetto rock di altissimo livello.
La chitarra di Slash con la voce di Myles Kennedy formano un connubio molto azzeccato e credibile proprio anche per la qualità dei due.
Si intrecciano benissimo e Slash, a dispetto dell'età, è quello più rocker del gruppo saltellando e regalando performance di alta scuola pescando a piene mani nel repertorio rock e blues degli ultimi 50 anni.
Veramente sempre un piacere sia ascoltarli che vederli.
 
Die Artze!
Tocca a loro chiudere questa edizione folle, dove è successo di tutto, dove l'allegria e la spensieratezza hanno regnato.
Fa molto strano per chi non è tedesco o austriaco che un gruppo principalmente punk abbia un seguito cosi vasto, cosi dedito e partecipe anche nei giovani.
Per un paragone è come se i Punkreas o i Derozer riempissero il prato di Campovolo come fa Ligabue.
La piana riservata al pubblico non riusciva a contenere più di così. Perfino le uova hanno una camera d'aria per far respirare, mentre mancava nel pubblico degli Die Artze!
La partecipazione era totale e profonda, cantando ogni singola canzone.
Uno spettacolo visivo impressionante.
Due ore piene che terminavano con il consueto gioco di fuochi d'artificio che conclude il Novarock
e saluta il pubblico che già si dà appuntamento per l'anno prossimo.
 
Scritto da Endy Prandini
Foto scattate da Yamile Barcelo